lunedì 30 Novembre 2020

La bellezza della sostenibilità

Copenhaghen, pista ciclabile

Nella nuova normalità dei prossimi mesi non potremo più scatenarci come prima nelle nostre città, quando facevamo anche quattro o cinque spostamenti quotidiani per abitante. Se la mobilità è libertà, le differenze sono ingiustizie.

Nel corso delle crisi fra il 2007 e il 2013 in tanti hanno tirato la cinghia e sono usciti meno di casa, anche se la quantità di auto circolanti è aumentata. La ripresa allora è stata lenta, anche per la mobilità delle persone: l’aumento successivo degli spostamenti per lavoro o per piacere ha coinciso con cambiamenti evidenti negli stili di mobilità, soprattutto in città, grazie alla sharing mobility. Oggi sono crollate le vendite di auto nuove (salvo il poco elettrico) e aumentate quelle di ebike e monopattini, ma visto che disponiamo ormai di più auto (vecchie) che patenti è certamente cresciuto il rischio di congestione da traffico e inquinamento. Aumenterà lo smartworking, la formazione a distanza, la comunicazione e l’acquisto online. Quindi chi se lo potrà permettere, si sposterà di meno per necessità. E gli spostamenti per svago? Probabilmente chi se lo potrà permettere si sposterà di più appena ne avrà la possibilità. Fino a quando il Coronavirus non sarà domato useremo meno bus e treni. La sharing mobility si sposterà su bici, ebike e cicli elettrici.

Ma poi l’auto la farà nuovamente da padrona? Dall’esperienza di questi anni, sappiamo che la mobilità è il risultato di come amministrazioni e cittadini organizzano i tempi e gli spazi urbani. Dagli orari delle scuole, dei negozi e dei servizi, dal disegno delle strade e degli accessi, dal verde, dai tavoli dei bar, dallo spazio pedonale, di passeggio col cane o di gioco. Persino dagli usi e dalle funzioni degli edifici: se scuole, biblioteche, oratori, centri commerciali si potessero usare anche come spazi di co-working, incontro, gioco o lavoro a distanza, anche la mobilità muterebbe. Molti sindaci l’hanno compreso, come scrive Elena Comelli nell’articolo di apertura. Legambiente inaugurò dieci anni fa alla Triennale di Milano la grande mostra “Green life – Costruire città sostenibili”. Portammo progetti di Renzo Piano, Norman Foster, Richard Rogers, Mario Cucinella, insieme ai nuovi quartieri di rigenerazione urbana di Copenaghen, Amsterdam, Zurigo, Stoccolma, Barcellona, edifici e città in Asia, America e Africa. “Green life” coniugava nella narrazione edifici, spazi urbani, mobilità, materiali e tecnologie, flussi di energie e informazioni con la vita di una nuova umanità urbana. Diversa, meticcia, colta e arricchita dalla reciproca contaminazione. Resiliente, e quindi capace di cogliere opportunità anche nelle crisi ambientali ed economiche. Oggi anche nelle pandemie da spillover. All’inaugurazione della mostra, con gli altri curatori (Maria Berrini, Aldo Colonnetti, Fulvio Irace, Franco Origoni), l’esclamazione comune fu che la città sostenibile era anche bella. La sostenibilità è la nuova bellezza, della vita e delle città.

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Andrea Poggio
Segreteria nazionale Legambiente. socio fondatore. responsabile mobilità sostenibile e stili di vita (www.viviconstile.org). Autore di Vivi con stile (2007). Viaggiare leggeri (2008). Green Life. (2007). Twitter: ap_legambiente FB: viviconstile.org

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