“Basta aste sul cibo prima della stagione di raccolta”

È l’appello che l’associazione Terra! ha rivolto alla politica. Chiedendo di approvare la legge sul tema

Raccolta pomodori Altromercato tomato revolution

Approvare la legge che vieta le aste al doppio ribasso sui prodotti alimentari per liberare la filiera da chi la strangola abbattendo i prezzi con pratiche sleali. È l’appello che l’associazione Terra! ha rivolto alla politica, durante l’audizione in Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati dedicata ai temi del caporalato e della filiera alimentare.

“Mancano pochi mesi alla prossima stagione di raccolta dei pomodori – dichiara Fabio Ciconte, direttore di Terra! – Per questo è fondamentale che il Parlamento metta fuori legge le aste al doppio ribasso. In questi anni abbiamo scoperto e denunciato il ruolo di alcuni gruppi della grande distribuzione organizzata nello schiacciamento dei prezzi agricoli tramite queste pratiche sleali. Bisogna prendere subito provvedimenti, o i produttori rischiano di finire in una spirale di crisi, trascinando con sé anche i diritti dei lavoratori agricoli”.

L’associazione Terra! ha pubblicato negli ultimi anni studi e inchieste sulle distorsioni della filiera alimentare, portando all’attenzione della politica e dell’opinione pubblica il ruolo che alcuni soggetti della GDO hanno giocato nello stabilire il prezzo dei prodotti. Un prezzo che, per attirare il consumatore, viene spesso ridotto oltre misura, innescando dinamiche economiche deleterie per gli altri anelli della filiera.

I casi più noti – denunciati da Fabio Ciconte e Stefano Liberti tramite alcune inchieste su Internazionale – hanno visto Eurospin protagonista in negativo. Nel 2018 il gruppo ha acquisito 20 milioni di bottiglie di passata di pomodoro a 31,5 centesimi tramite un’asta al ribasso, mentre a inizio 2019, nel pieno della protesta dei pastori sardi, ha utilizzato lo stesso strumento per comprare 10 mila quintali di pecorino romano a 5 euro/kg. Prezzi irrisori, che rendono impossibile un’equa remunerazione della filiera e spingono verso la crisi interi comparti produttivi, cui non resta che abbassare la qualità e ridurre i costi. Talvolta anche quelli del lavoro.

“Questa competizione sui prezzi deve finire – spiega Ciconte – Oggi è fondamentale recuperare il vero valore del cibo tramite un lavoro di informazione e trasparenza di cui le grandi catene devono farsi carico se non vogliono perdere credibilità. Non possiamo accettare che dietro a un prezzo attraente si celi il sospetto del caporalato, è venuto il momento che la stessa GDO isoli i gruppi più spregiudicati e si impegni pubblicamente a rinunciare alle aste al doppio ribasso prima della nuova stagione di raccolta”.