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Azione climatica, l’impegno europeo per ridurre le emissioni è ancora insufficiente

Il nuovo Pacchetto legislativo Clima-Energia “Fit for 55” proposto dalla Commissione lo scorso 14 luglio è inadeguato a fronteggiare la crisi climatica e a mantenere vivo l’obiettivo di 1.5°C. Un obiettivo ambizioso ma possibile

Il successo di Glasgow dipende dalla capacità e volontà dei governi di mantenere vivo l’obiettivo di 1.5°C dell’Accordo di Parigi. Un obiettivo ambizioso, ma ancora raggiungibile. Nonostante la temperatura media globale sia già aumentata di 1.2°C e che con gli impegni attuali viaggiamo pericolosamente verso i 2.4°C.

A Glasgow va concordata una Roadmap per adeguare gli attuali impegni all’obiettivo di 1.5°C entro il 2023. In tempo per il Bilancio Globale (Global Stocktake) degli impegni di riduzione delle emissioni (NDCs – National Determined Contributions) previsto dall’Accordo di Parigi alla COP28, chiamata a adottare un piano d’azione al 2030 in grado di assicurare il raggiungimento dell’obiettivo di 1.5°C. Infatti, secondo l’ultimo Emissions Gap Report dell’UNEP, gli anni da qui al 2030 saranno cruciali. Per contenere il surriscaldamento del pianeta entro la soglia critica di 1.5°C, è necessario che l’azione climatica dei governi sia così ambiziosa da consentire una riduzione media annua del 7.6% entro il 2030.

Oltrepassare la soglia di 1,5°C entro la fine del secolo avrà effetti devastanti sull’ecosistema globale e sulle generazioni future. In Europa un aumento di 2.5°C può comportare una perdita dell’8% del Pil europeo entro il 2050, secondo il recente rapporto Economics of Climate Change Risks di Swiss Re, una delle maggiori compagnie assicurative internazionali. Anche l’Europa pertanto deve fare la sua parte. Non è ancora sufficiente la recente revisione dell’NDC sottoscritto a Parigi, che prevede una “riduzione netta di almeno il 55% delle sue emissioni entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990”.

L’Europa per contribuire a centrare l’obiettivo di 1.5°C deve ridurre le sue emissioni di almeno il 65% entro il 2030. Infatti, secondo la valutazione dell’autorevole Carbon Action Tracker (CAT), l’Europa con un target del 65% si posizionerebbe proprio nel mezzo del range 58-70% di riduzione delle emissioni domestiche necessario per essere in linea con l’obiettivo di 1.5°C (vedi figura seguente) dell’Accordo di Parigi.

grafico andamento emissioni europee

Il nuovo Pacchetto legislativo Clima-Energia “Fit for 55” proposto dalla Commissione lo scorso 14 luglio per attuare l’NDC europeo, pertanto, è inadeguato a fronteggiare la sempre più allarmante emergenza climatica. Serve andare ben oltre. Con i target proposti nel pacchetto si può raggiungere solo il 54.2%, attraverso una riduzione delle emissioni, rispetto ai livelli del 2005, del 61% per l’ETS e del 40% per l’ESR. Al massimo il pacchetto consente una riduzione netta del 57.6%, considerando anche gli assorbimenti agroforestali di 310 milioni di tonnellate di CO2 previsti dall’obiettivo LULUCF al 2030 (Lande use and forestal regulation).

La palla passa ora a Consiglio e Parlamento. Servono target più ambiziosi di quelli proposti, in modo da rendere il pacchetto “Fit for 1.5” adeguato all’obiettivo di 1.5°C di Parigi. Per contribuire a centrare l’obiettivo di 1.5°C e ridurre le emissioni del 65%, entro il 2030 i settori attualmente coperti dal Sistema europeo di scambio delle quote di emissione (ETS) devono conseguire riduzioni delle emissioni pari almeno al 70%, mentre gli altri settori (trasporto su strada, edilizia, agricoltura e rifiuti) disciplinati invece dal Regolamento sulla ripartizione degli sforzi nazionali (ESR) devono ridurre le emissioni di almeno il 50% rispetto ai livelli del 2005.

Per un’azione climatica ambiziosa è cruciale che il trasporto su strada, gli edifici e le emissioni agricole continuino a sottostare pienamente alle norme dell’ESR. Gli Stati membri devono continuare ad essere completamente responsabili dell’azione climatica in questi settori. Gli obiettivi nazionali vincolanti vanno rafforzati, non indeboliti. Solo con politiche nazionali ambiziose e vincolanti nei trasporti, nell’edilizia e nell’agricoltura sarà possibile raggiungere l’obiettivo collettivo europeo di riduzione del 65% delle emissioni climalteranti entro il 2030. Il ricorso all’ETS per il trasporto su strada e l’edilizia è un grave errore politico. Può spostare i suoi costi verso le famiglie, con un impatto preoccupante su quelle a basso reddito, esacerbando le divisioni sociali in Europa e creare così una forte opposizione sociale alla politica climatica europea, rendendo sempre più in salita la strada per fronteggiare l’emergenza climatica. Vanno messi in campo tutti gli strumenti necessari, come il nuovo Fondo sociale per l’azione climatica, per garantire una giusta transizione senza lasciare indietro nessuno.

Cruciale per un Pacchetto Fit for 1.5 è la revisione delle Direttive su rinnovabili ed efficienza energetica. Serve andare oltre i target (40% per le rinnovabili ed il 39% per l’efficienza) proposti dalla Commissione. Per contribuire a ridurre le emissioni del 65% entro il 2030, è necessario aumentare il target per le rinnovabili al 50% e quello per l’efficienza al 45%, senza alcun incentivo per i cosiddetti combustibili “low-carbon”, a partire dal gas fossile.

pannelli fotovoltaici

Per essere in linea con l’obiettivo di 1.5°C, nella revisione del Regolamento LULUCF, inoltre, va introdotto un target addizionale (visto che gli assorbimenti agroforestali possono essere non permanenti) e legalmente vincolante, sia a livello europeo che nazionale, per lo sviluppo di sinks naturali ed il recupero degli ecosistemi, che abbia come obiettivo un assorbimento annuo di almeno 600 milioni di tonnellate di CO2 a livello europeo entro il 2030, raddoppiando la proposta della Commissione.

Altro settore fondamentale su cui intervenire, con la revisione del Regolamento sui limiti di emissione di CO2 per auto e furgoni, è quello dei trasporti che è l’unico che continua a veder crescere le sue emissioni. Mentre le emissioni complessive nel 2019 sono diminuite del 24% rispetto al 1990, quelle dei trasporti sono aumentate del 29%. E gli attuali target al 2030 non sono in grado di garantire la necessaria inversione di rotta.

L’attuale livello di vendite di veicoli elettrici consente già alle aziende automobilistiche di rispettare i target ora in vigore, riducendo le emissioni entro il 2030 di appena il 6% rispetto al 2021, grazie alle ampie flessibilità consentite. La nuova normativa, pertanto, deve eliminare queste flessibilità ed aumentare gli attuali target di riduzione delle emissioni rispetto al 2021. L’attuale target per il 2025 deve passare dall’attuale 15% ad almeno il 25%, mentre il target per il 2030 deve essere innalzato al 65%, rispetto al 37.5% attuale ed al 55% proposto dalla Commissione nel pacchetto, per essere in linea con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi.

Insieme a target più ambiziosi, per incentivare il passaggio all’elettrico, è fondamentale che si fissi anche una data di phase-out delle auto tradizionali e si diffonda una capillare rete di infrastrutture di ricarica. Dal 2035 nessun veicolo con motore termico deve essere venduto su tutto il territorio europeo, come prevede il pacchetto. Ma in aggiunta a quanto proposto dalla Commissione, va consentito ai Paesi più avanzati come l’Italia di anticipare già al 2030 il divieto di vendita di veicoli a benzina e diesel per accelerare la transizione europea all’elettrico.

Il nuovo pacchetto clima ed energia sarà il banco di prova della capacità di leadership europea nell’azione globale per fronteggiare l’emergenza climatica. Serve subito inviare un primo importante segnale ai nostri partner internazionali per dimostrare concretamente l’impegno europeo per il successo della Conferenza sul Clima del prossimo novembre a Glasgow. Appuntamento fondamentale per costruire un’alleanza globale in grado di fronteggiare la sempre più allarmante emergenza climatica.

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Mauro Albrizio
Mauro Albrizio è responsabile dell'ufficio europeo di Legambiente a Bruxelles

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