martedì 26 Gennaio 2021

Autofiction al naturale

il valore delle foreste

Andai nei boschi perché desideravo vivere con saggezza, per affrontare solo i fatti essenziali della vita, e per vedere se non fossi capace di imparare quanto essa aveva da insegnarmi, e per non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto”. Così scrive Henry David Thoreau in Walden (Vita nei boschi), il romanzo del trascendentalismo americano che è finito per diventare un classico dell’ecologia narrativa.
Thoreau si è scritto addosso il destino di guru trasgressivo. E trasversale: anarchico, ecologista, pacifista e No Tav. E forse rimarrebbe stupito scoprendo che, dopo essere passato da inventore della “disobbedienza civile”, questo inizio del XXI secolo lo avrebbe ritrovato iniziatore di un nuovo genere letterario: l’autofiction in natura, ovvero romanzi in cui il protagonista racconta un’esperienza personale nel campo aperto del selvatico. Pochi soldi, una baracca fatta a mano al bordo di un lago e il racconto di come si può vivere con poco, non per così poco. Un paio d’anni. Anzi, per essere precisi: due anni, due mesi e due giorni.
“Walden” ovvero l’idea di scrivere la propria iniziazione in wilderness, sta diventando un calco per tanti libri dei nostri editori italiani, in traduzione e non. Roberto Casati, per iniziare col tricolore, un filosofo delle scienze cognitive, nel suo L’invenzione del freddo (Einaudi) emula Thoreau. Ma, uscendo dalla misura della “disobbedienza civile”, per entrare in quella del limite umano. Siamo quello che possiamo resistere, sembrerebbe dire, che si mette alla prova in prima persona. Ed eccolo allora, nel suo anno di visiting professor in un’università americana, mettere giù un diario scritto praticamente sottozero. Il tempo – sia quello del calendario che quello dei termometri – nelle foreste innevate del New Hampshire e le sponde ghiacciate del Connecticut River scorre a precipizio. I gradi calano, i giorni passano e Casati, che ha portato con sé tutta la family, cane compreso, racconta in appunti – originariamente erano mail che spediva a colleghi e amici – la sua vita estrema ma normale.
Il caso di questo romanzo esperienziale alla “Walden” non è unico nel panorama della nostra editoria. Sempre da noi, da pochissimo è uscito il memoir in giardino di Umberto Pasti Perduto in paradiso (Bompiani), il racconto di una vita tra fiori e piante. Macro Edizioni, invece, ha dato alle stampe la traduzione di un grande successo internazionale in cui l’esperienza sovrasta la letteratura: La Vita Segreta degli Alberi di Peter Wohlleben, un ex guardia forestale – oggi dirige un’azienda forestale ambientalista nella regione dell’Eifel, dove lavora al ripristino dei boschi originari – che racconta il suo a tu per tu coi boschi. Cosa che da noi ha fatto Tiziano Fratus, lasciando un’impronta indelebile nella narrazione arborea.
Anche Iperborea – la casa editrice milanese che ha portato massivamente da noi la letteratura scandinava, facendo una scommessa non facile sull’esotismo della neve e vincendola – non è rimasta sorda al richiamo dell’autofiction all’aria aperta. L’ha fatto con l’inatteso bestseller Il libro del mare di Morten Strøksnes, che aveva già tenuto banco alla Fiera internazionale di Francoforte 2015. L’autore norvegese, con un amico artista-pescatore, Hugo, quattrocento metri di lenza e un gommone, si mette sulle piste del famigerato Somniosus microcephalus, per gli amici lo squalo della Groenlandia, e perlustra narrativamente le profondità al largo norvegese delle isole Lofoten. “Lo squalo della Groenlandia – scrive Strøksnes – è un essere ancestrale che nuota negli abissi dei fiordi norvegesi fin quasi al Polo Nord. (..) Può essere più grosso dello squalo bianco, ed è quindi il più grosso squalo carnivoro del mondo (…). I biologi marini hanno recentemente scoperto che può raggiungere forse i quattro o addirittura i cinquecento anni di età. Il che lo rende di gran lunga il vertebrato più longevo del pianeta”.
Strøksnes – per tornare ai libri – non è un’eccezione nel catalogo tutto fiabe, saghe, freddo e nomi che finiscono in -sson, -inna e –rup dell’Iperborea. Che è – va detto – una delle case editrici con il packaging più efficace. Almeno per vendere natura. Fredrik Sjöberg è l’altra punta di diamante natural nelle uscite Iperborea con il bellissimo L’arte della fuga, a cui i bravissimi editori milanesi hanno saputo offrire l’attenzione dei lettori e dei critici. Marco Belpoliti, ad esempio, così condensa il romanzo: “Bellissimo libro da leggere sdraiati su un prato, con ronzio degli insetti”. Ecco fatto: crediamo di comprare letteratura e invece acquistiamo natura. Una specie di scambio simbolico. Come se fossimo all’Ikea – per restare alla Svezia e alle news che hanno visto campeggiare il ricordo del fondatore da poco scomparso – esorcizziamo (altro esorcismo!) la nostra povertà e il bisogno di vivere glam nelle nostre case, in un tavolo di truciolato dal nome impronunciabile. L’avventura è in un pugno di neve e noi la leggiamo prima che si sciolga tra le nostre dita o nel lontano Artico.
Prima, sempre per Sjöberg, c’era stato l’inatteso successo internazionale di L’arte di collezionare mosche. A questi romanzi d’indagine storica e wilderness segue, da noi, Il re dell’uvetta che altri non è che Gustaf Eisen, zoologo, pittore, archeologo, fotografo.
Quasi nessuno di questi romanzi che predicano la fuga dal reale amoreggiano con la tecnologia e questo fa pensare. L’epoca della più pervasiva connettività digitale ispira evasioni – in qualche caso proprio ripiegamenti – dal progresso e questo più che metterne in crisi le premesse le rafforza. Non sarà che tutto questo bisogno di natura per quanto nel super analogico del testo a stampa, sia l’ennesima prova della virtualità? Una cosa tipo: se la natura non esiste più la leggo? Mossi dai sensi di colpa, forse cerchiamo di leggere la natura che abbiamo distrutto per salvarla nel suo epico ma lontano racconto. Un lontano che vorremmo spingere un po’ più in là nel tempo, per salvarlo.l

Roberto Carvellihttp://www.carvelli.it
Sono nato a Roma nel 1968. Ho scritto "Perdersi a Roma. Guida insolita e sentimentale" (Iacobelli). "Letti" (Voland). "Le Persone" (Kolibris). Ho fondato e coordino www.perdersiaroma.it

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