lunedì 20 Settembre 2021

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Quando le auto elettriche costeranno meno?

Il report di Bloomberg New Energy Finance e Transport & Environment mostra come passare al 100% elettrico per auto e furgoni nuovi tra il 2030 e il 2035 è fattibile in tutti i Paesi dell’UE: tutto dipende dalle scelte che farà la politica

Nel 2025, al netto delle tasse e degli incentivi, i van elettrici costeranno meno di quelli dotati di motori a combustione. Dal 2026 per le auto di taglia media (segmento C), per le auto più piccole si dovrà attendere la fine dell’anno, al più il 2027. Da quell’anno in poi tutte le elettriche, auto e furgoni, compresi maxi-Suv o city car, avranno un costo industriale inferiore alle omologhe a benzina, diesel o a gas. È quanto emerge dal rapporto “Break-up with combustion engines” commissionato da Transport&Environment alla società di consulenza finanziaria internazionale BloombergNEF.

Oggi la differenza di prezzo all’acquisto di un veicolo elettrico ci sembra ancora esorbitante, al punto che non sempre i generosi incentivi statali coprono la differenza. Ma il prezzo delle batterie continua a diminuire e i motori elettrici sono decisamente più semplici e meno costosi di quelli a combustione interna: scompaiono i filtri e le tecnologie per depurare i gas di scarico. Quindi lo Stato potrà progressivamente ridurre gli incentivi all’acquisto e deve progressivamente togliere i vantaggi fiscali che oggi agevolano il metano e il gpl (fossili), inquinanti quanto benzina e gasolio.

Oggi la differenza di prezzo all’acquisto di un veicolo elettrico ci sembra ancora esorbitante, al punto che non sempre i generosi incentivi statali coprono la differenza. Ma il prezzo delle batterie continua a diminuire e i motori elettrici sono decisamente più semplici e meno costosi di quelli a combustione interna: scompaiono i filtri e le tecnologie per depurare i gas di scarico

Potrà stupire una tale velocità, che basti davvero un solo lustro per cambiare il mercato dell’auto. In realtà, come sosteniamo da tempo, il mercato dell’auto è già sostanzialmente cambiato. Persino in Italia, un paio d’anni indietro rispetto al Centro-Nord Europa, il prezzo medio d’acquisto delle nuove auto a combustione è aumentato del 20% nel corso degli ultimi diesi anni. Non esistono più le piccole auto diesel, a causa dell’eccessivo costo dei sistemi di disinquinamento dei gas di scarico. Solo tre anni fa il 65% auto nuove era diesel; ad aprile 2021, diesel e benzina insieme non hanno raggiunto il 55% delle vendite. I grandi costruttori europei che hanno puntato di più sull’elettrico, sul 100% elettrico e plug-in, come Volkswagen e BMW, stanno chiudendo il primo trimestre 2021 con il ritorno ad attivi e utili che non si vedevano da anni. Nel continente le elettriche sono l’8% del mercato, in Italia il 3%.

Accompagnare il “phase out” dai motori tradizionali

Ancora più interessante è la parte dello studio che mostra le condizioni e le politiche pubbliche che debbono accompagnare il “phase out” dai motori tradizionali: più che incentivi al privato, saranno determinanti le politiche industriali (l’economia circolare delle batterie) e la diffusione di una capillare rete di infrastrutture di ricarica, sia nelle città che lungo i percorsi interurbani. In Francia si prevedono 100mila punti di ricarica entro la fine 2022. L’Italia ne ha previsti nel Pnrr appena 25mila, non si capisce se a fine 2023 o 2016.

Determinanti poi le politiche di indirizzo dell’Europa, così come degli Stati membri e delle città: in assenza di obiettivi e di date, come il divieto alla circolazione o di vendita di veicoli inquinanti (a combustione), avverte lo studio, le auto elettriche a batteria raggiungeranno una quota di mercato dell’85% e i furgoni solo l’83% entro il 2035. I veicoli inquinanti continuerebbero a essere venduti più a lungo del necessario e questo impedirebbe all’Ue di centrare l’obiettivo di decarbonizzazione che si è posta per il 2050. Arriverà prima il Nord Europa, molto dopo il Sud-Est del continente. Il mercato è unico, il prezzo cala, ma in assenza di infrastrutture e di politiche le differenze nazionali rischiano di accentuarsi.

Veronica Aneris, direttrice italiana di Transport&Environment, ci ricorda che “il prossimo banco di prova della determinazione europea saranno le prossime norme che riguardano le emissioni dei furgoni leggeri: in questo segmento, i veicoli elettrici rappresentano oggi appena il 2% delle vendite totali, a causa di standard di emissioni molto deboli che non stimolano i produttori a investire nella transizione”. Eppure, proprio i furgoni elettrici sono quelli per i quali è più vicina la data in cui costeranno meno dei furgoni tradizionali: molto dipende dal costo delle nuove batterie che – ricorda lo studio – dovrebbe crollare del 58% entro il 2030, rispetto ai prezzi del 2020. I veicoli in cui il costo delle batterie incide di più, come appunto i furgoni leggeri, diventeranno più economicamente vantaggiosi in un tempo minore.

Il prossimo banco di prova della determinazione europea saranno le prossime norme che riguardano le emissioni dei furgoni leggeri: in questo segmento, i veicoli elettrici rappresentano oggi appena il 2% delle vendite totali, a causa di standard di emissioni molto deboli che non stimolano i produttori a investire nella transizione
– Veronica Aneris, direttrice italiana di Transport&Environment

Inoltre a giugno la Commissione europea potrebbe fissare una data di stop alle vendite di auto a combustibili fossili, parte degli stati membri ha già scritto informalmente alla Commissione: le diverse nazioni hanno proposte diverse, dal 2025 al 2040. Legambiente da anni propone il 2030. Per convincere l’esecutivo comunitario a fare tale scelta, 27 importanti società europee di diversi comparti industriali (tra cui Volvo, Uber, Coca Cola Europe, Enel X, IKEA Retail, SKY) nelle scorse settimane hanno sottoscritto un appello che chiede di fissare al 2035 il phase-out.

Come abbiamo già rappresentato nella campagna “CleanCities”, un recente sondaggio svolto da YouGov ha evidenziato come il 63% dei cittadini residenti in 15 grandi centri urbani europei sarebbe favorevole a un divieto di vendita dei veicoli a motore termico dopo il 2030 (i tassi di consenso più elevati si sono registrati a Roma e Milano, rispettivamente con il 77% e 73% favorevoli alla misura).

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Andrea Poggio
Segreteria nazionale Legambiente. socio fondatore. responsabile mobilità sostenibile e stili di vita (www.viviconstile.org). Autore di Vivi con stile (2007). Viaggiare leggeri (2008). Green Life. (2007). Twitter: ap_legambiente FB: viviconstile.org

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