martedì 25 Gennaio 2022

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Biometano, perché non è interessante per le auto

Usare il gas ricavato dalla fermentazione anaerobica per alimentare i mezzi che utilizziamo per spostarci sta prendendo sempre più piede. Si tratta comunque di una fonte rinnovabile ma non infinita

Al posto dei biocarburanti all’olio di palma, come il biodiesel che inquina quanto il gasolio e emette CO2 sino al triplo del diesel fossile, la strada alternativa da percorrere è usare veicoli elettrici. Scooter, automobili, furgoni, autobus elettrici stanno cominciando a diffondersi in tutte le aree urbane del mondo e si imporranno al posto dei motori a combustione nel prossimo decennio. Ma che fare con i grandi camion, gli autoarticolati, gli autobus che debbono percorrere più di 600 km al giorno? Puntare sul metano, sul gas?

Non è un’opzione più pulita. Il metano è un combustibile fossile che inquina (NOx, incombusti, particolati) similmente a benzina e diesel nel rispetto degli standard Euro 6 di ultima generazione per auto, furgoni, autobus e camion. Anche le emissioni di CO2 sono simili a causa di un rendimento inferiore dei veicoli a combustione alimentati a gas che compensa il minor contenuto di atomi di carbonio del metano.

Auto a biometano, l’Europa ci crede

E il biometano, cioè il gas ricavato dalla fermentazione anaerobica (dunque al chiuso, in assenza di ossigeno) di qualsiasi materiale organico? Già oggi in Italia si producono circa 3 miliardi Nm3 di biogas, destinato soprattutto alla produzione elettrica presso 1.600 impianti: parte di questi, finito il periodo di incentivazione, chiuderanno, perché alimentati da mais o altri potenziali alimenti o foraggi. Per limitare il rischio di competizione con le produzioni alimentari, l’Europa promuove i biocarburanti di nuova generazione (o “avanzati”), che sono ricavati da scarti agroalimentari, rifiuti organici e impianti di trattamento dei liquami. Una parte potrebbe essere convertita all’utilizzo di biomasse di scarto e il biogas, se sottoposto ad upgrading (eliminazione di CO2 e altre impurità), trasformato in biometano può alimentare flotte di veicoli. Alla luce di ciò è ragionevole costruire nei prossimi anni (2021-2025) nuovi impianti di biogas e biometano per un potenziale di 3-4 miliardi Nm3/anno di biometano da autotrazione, che corrisponde al 10% circa dei carburanti usati oggi in Italia. Non c’è neanche bisogno di nuovi incentivi, basterebbero quelli già previsti per i biocarburanti “avanzati”.

Le società di autotrasporto stanno già realizzando la prima rete di distributori a Gnl (gas liquefatto, oggi fossile). In tre anni si potrebbe sostituire la metà della flotta dei grandi camion e abbatterne le emissioni di CO2. A un patto però: che non si sprechi il biometano

Quali e quanti mezzi potrebbero essere alimentati con il biometano così prodotto? Il trasporto pesante su strada incide per il 19% delle emissioni del settore in Europa, secondo le stime dell’Eea: in Italia circolano 150 mila motrici di autoarticolati. Quindi è sensato stimare che metà dei mezzi per il trasporto pubblico interurbano e dal trasporto merci pesante circolanti in Italia potrebbero essere alimentati con il biometano prodotto nei prossimi anni.

Come indurre questi mezzi a essere sostituiti a biometano? È possibile una trasformazione incentivata di parte del parco, cominciando dai veicoli più vecchi di dieci anni, con le politiche già in corso. Gli incentivi alla trasformazione dei vecchi camion diesel in nuovi a Gnl (gas liquefatto, oggi fossile) sono tanto efficaci che le società di autotrasporto stanno realizzando a loro spese la rete di distributori. Basterebbe differenziare le accise tra biometano e metano per rendere conveniente alimentare i distributori di Gnl in “bio-Gnl”. A un patto però: che non si sprechi il biometano prodotto in utilizzi impropri, come nelle auto tradizionali o nel riscaldamento e raffrescamento degli edifici, dove l’uso di rinnovabili elettriche sarebbe ben più opportuno. Il biometano è una fonte sì rinnovabile, ma come tutte le fonti rinnovabili, non è infinito, meglio riservarlo per tutti gli usi non elettrificabili.

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Andrea Poggio
Segreteria nazionale Legambiente. socio fondatore. responsabile mobilità sostenibile e stili di vita (www.viviconstile.org). Autore di Vivi con stile (2007). Viaggiare leggeri (2008). Green Life. (2007). Twitter: ap_legambiente FB: viviconstile.org

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