Il peso dei cambiamenti climatici negli incendi in Australia

Studi scientifici dimostrano che le temperature record, il calo delle precipitazioni e gli alti livelli delle emissioni di gas serra hanno avuto un ruolo determinante nei roghi boschivi delle ultime settimane / Australia in fiamme, circa mezzo miliardi di animali uccisi / Cambiamenti climatici, nel 2019 oltre 4.500 vittime

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Mentre in Australia peggiora di giorno in giorno il bilancio della catastrofe ambientale causata dall’ondata di incendi delle ultime settimane, a livello globale tiene banco il ruolo che stanno avendo in quanto sta avvenendo i cambiamenti climatici.

Per provare a dare una risposta concreta a questo quesito, occorre partire da due dati. Il primo riguarda le temperature record che in Australia, e non solo, si sono registrate negli ultimi anni. Il 2019 è stato infatti l’anno più caldo da quando vengono effettuate rilevazioni sul clima, con temperature superiori in media di 1,52 gradi rispetto ai valori del trentennio 1961-1990. Nella regione del Nuovo Galles del Sud, epicentro degli ultimi incendi boschivi, il livello è stato addirittura di 1,95 gradi sopra la media, ben al di sopra del +0,27 gradi del 2018.

Al contempo, ed è qui che entra in scena il secondo dato da tenere in considerazione, il 2019 è stato anche l’anno più secco per l’Australia, con precipitazioni inferiori del 40% rispetto alla media e con livelli che non si registravano addirittura dal 1900. Una situazione che si è riflessa, nella fattispecie, anche nel Nuovo Galles del Sud.

Alla luce di questi dati, il quotidiano britannico Guardian ha provato a dare una risposta alla domanda sul ruolo effettivo dei cambiamenti climatici nella crisi in corso in Australia. E lo ha fatto citando uno studio sulla stagione degli incendi boschivi del Queensland del 2018, da cui è emerso che è quattro volte più probabile che l’aumento delle temperature estreme – e il conseguente aumento degli incendi – siano collegati ai cambiamenti climatici e, dunque, all’azione dell’uomo.

Ma non solo. Prima degli incendi delle ultime settimane, a lanciare l’allarme sul ruolo dei cambiamenti climatici rispetto all’emergenza in Australia era stato, nel novembre del 2019, l’Australia’s National Environmental Science Program. “Negli ultimi decenni il cambiamento climatico causato dall’uomo ha provocato condizioni meteorologiche più pericolose per gli incendi boschivi per molte regioni dell’Australia – spiegava l’Istituto – Le rilevazioni mostrano una tendenza verso livelli più pericolose durante l’estate e un inizio anticipato della stagione degli incendi, in particolare in alcune parti dell’Australia meridionale e orientale. È molto probabile che queste tendenze aumentino nel futuro, con modelli climatici che mostrano condizioni meteorologiche più pericolose per gli incendi boschivi in ​​tutta l’Australia a causa dell’aumento delle emissioni di gas serra”.

Un allarme inequivocabile, che il premier australiano Scott Morrison ha però preferito rispedire al mittente dichiarando che è “semplicemente ridicolo” collegare le politiche di riduzione delle emissioni di gas serra agli incendi in corso in Australia.

Non la pensano così autorevoli studi scientifici sul clima secondo cui in Australia il rischio di incendi boschivi estremi sarà invece destinato ad aumentare se continueranno a crescere i livelli di emissione di gas serra nell’atmosfera. “L’Australia deve intraprendere azioni più forti nell’ambito dell’impegno mondiale per fermare il riscaldamento globale”, ha dichiarato il professor John Shine, presidente Australian Academy of Science. Il che significa fare molto di più per tenere la temperatura media sotto 1,5 gradi. Altrimenti eventi estremi come quelli di questo inverno diventeranno la normalità per l’Australia, e per molti altri Paesi del pianeta.