Associazioni contro le disugaglianze

Nel quadrante sudest di Roma, da sempre, comitati e associazioni suppliscono le carenze dell’assistenza sociale. Fra questi cresce l’esperienza di “Nonna Roma”

foto di un hotel abbandonato a Castel Volturno

di CARLOTTA BONI

Dal mensile di giugno – Un’immersione nella periferia sudest – fra i quartieri di Centocelle e Quarticciolo, Tor Sapienza e Case Rosse – svela il doppio volto di Roma. Non è un caso che il fascino urbanisticamente più decadente della città si mostri senza veli dove è evidente la carenza di politiche sociali e servizi adeguati, fruibili dai cittadini. Il quadrante periferico est della città è un polo ricco di comitati di quartiere e associazioni, come la giovane “Nonna Roma” – nata nel 2017 fra le mura del circolo Arci Sparwasser, al Pigneto – oggi impegnata in prima linea nella lotta alla marginalità sociale con un’attenzione particolare alla richiesta di sostegno alimentare. Il fermento popolare si fa notare di più in questi mesi. Infatti, dai 256 nuclei assistiti in pre emergenza Covid-19 dai volontari di “Nonna Roma”, il pacco alimentare ha raggiunto, al 10 maggio, 4.602 case. E questi sono i numeri di una soltanto delle molte associazioni presenti e attive sul territorio. Ma l’orizzonte è molto più ampio, come ricorda Alberto Campailla, presidente di “Nonna Roma”. «L’obiettivo è creare punti territoriali sparsi nella città per poter lavorare in maniera ancora più capillare e aprire un emporio solidale accessibile ai cittadini». Un modello di hub sociale con una rete di servizi che ruotano intorno alla persona: sportelli di assistenza legale, di sostegno allo studio e di babysitting. «Dobbiamo constatare come la richiesta, oltre a essere aumentata nel numero, si sia nettamente diversificata, ampliando così la forbice delle disuguaglianze – commenta l’acuirsi della crisi Fabio Brandoni, presidente del circolo Legambiente “Si può fare” del V Municipio – Nella drammaticità della situazione, la nota positiva è data proprio dall’operato delle associazioni di solidarietà. L’esperienza del banco alimentare, come le tante altre attività di supporto alla popolazione che si registrano nella nostra città, e più in generale nel Paese, ribadiscono il ruolo centrale che il Terzo settore ricopre nella società e dimostra che è possibile costruire reti territoriali che funzionino da veri e propri motori per la coesione sociale».

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