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Artico, la strategia europea per fermare le estrazioni di idrocarburi

I Paesi membri sono tra i principali acquirenti di petrolio e gas della regione e responsabili del 36% dei depositi di nerofumo, determinante per l’accelerazione del riscaldamento globale. La vera sfida sarà far “digerire” questa decisione a Stati Uniti, Russia e Cina

Lo scorso 13 ottobre la Commissione europea ha presentato la strategia dell’Ue “per un Artico più verde, pacifico e prospero”. Obiettivo della strategia, come spiega QualEnergia, è arrivare a “un obbligo giuridico multilaterale volto a non consentire alcun ulteriore sviluppo di riserve di idrocarburi nell’Artico o nelle regioni contigue”. Un impegno che includerebbe un patto a non acquistare i combustibili fossili estratti dalla regione.

L’Ue è un importatore netto di petrolio e gas dell’Artico, responsabile del 36% dei depositi di nerofumo, che accelera il riscaldamento globale diminuendo la capacità di riflettere i raggi del sole. “La regione artica si sta riscaldando tre volte più velocemente del resto del pianeta. Lo scioglimento dei ghiacci e del permafrost nell’Artico accelerano ulteriormente il cambiamento climatico e hanno enormi effetti a catena”, ha dichiarato il commissario Ue per l’ambiente, Virginijus Sinkevičius, spiegando che il rischio maggiore nella regione è rappresentato dagli idrati di metano ancora per non molto imprigionati dal freddo.

La vera sfida sarà far “digerire” questa strategia alle potenze extra Ue – Stati Uniti, Russia e Cina – che da anni stanno investendo pesantemente nella regione per le estrazioni di idrocarburi e per scoprire nuovi giacimenti. Proprio per questo il documento è stato firmato anche dal capo della politica estera dell’Ue, Josep Borrell. E sempre per questa ragione è lo stesso documento a lanciare un allarme in questa direzione:  “L’intensificato interesse per le risorse e le rotte di trasporto dell’Artico – si legge in proposito – potrebbe trasformare la regione in un’arena di competizione locale e geopolitica e possibili tensioni, potenzialmente minacciando gli interessi dell’Ue”.

Per dare da subito concretezza a questa strategia l’Ue intende aprire un ufficio a Nuuk, capitale della Groenlandia.

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