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Aria, ancora troppe morti premature per inquinamento

Nel 2021 l’European Environment Agency (Eea) – l’Agenzia europea dell’ambiente – ha diffuso una mappa della qualità dell’aria urbana in cui sono stati riportati i valori medi di particolato fine (pm2,5) degli ultimi due anni (2019 e 2020) di ben 323 città in Europa di cui si avevano i dati a disposizione.

Le tre città europee risultate più pulite sono state Umeå (Svezia) con una media di 3,7 microgrammi per metrocubo, seguita da Tampere (Finlandia) con 3,8 e Funchal (Portogallo) con 4,2. Le tre più inquinate sono state invece Nowy Sacz (Polonia) con 27,3 microgrammi/metrocubo, Cremona (Italia) con 25,9 e Slavonski Brod (Croazia) con 25,7. Nelle ultime dieci posizioni anche Vicenza (25,6), Brescia (24) e Pavia (22,9) tutte giudicate con qualità dell’aria “molto scarsa”. L’Eea considera la qualità dell’aria “molto scarsa” quando i livelli di pm2,5 sono pari o superiori al limite normativo di questo inquinante pari a 25 μg/mc. Delle 323 città presenti nella mappa, 127 hanno invece una qualità dell’aria classificata come “buona”, nel senso che è al di sotto dei valori suggeriti dall’Oms per l’esposizione a lungo termine al pm2,5 (stabilita in 10 microgrammi per metro cubo d’aria). Tra queste anche le città italiane di Sassari (5,8 μg/mc), Genova (7,1 μg/mc), Livorno (8,8 μg/mc), Salerno (9,1 μg/mc) Savona (9,3 μg/mc) e Catanzaro (9,4 μg/mc).

Nonostante negli ultimi dieci anni si sia registrato un netto miglioramento della qualità dell’aria in Europa, dall’ultima valutazione annuale effettuata dall’Agenzia è emerso come nel solo 2018 l’esposizione al particolato fine ha causato circa 417mila morti premature in 41 Paesi europei, di cui circa 50mila solo in Italia.

Non è un caso, dunque, che l’Italia abbia al momento attive ben tre procedure di infrazione per tre inquinanti come il pm10, pm2,5 e il biossido di azoto (NO2). Gli agglomerati chiamati in causa sono diversi e sono maggiormente concentrati nel nord del Paese (ma non solo); si va dalla valle del Sacco al territorio ricadente tra Napoli e Caserta, dalla zona di Pianura ovest e Pianura Est in Emilia Romagna all’agglomerato di Milano, Bergamo, Brescia, Roma, Venezia, Treviso, Padova, Vicenza, Verona, Torino, Palermo, dalle zone di Prato-Pistoia, Valdarno Pisano e Piana Lucchese, Conca Ternana, zona costiera collinare di Benevento all’area industriale della Puglia. Tutti territori dove la salute dei cittadini è stata messa ripetutamente a rischio per le elevate concentrazioni degli inquinanti atmosferici.

Per il nostro Paese è l’ora di uscire dalla logica dell’emergenza e delle scuse che ha caratterizzato gli ultimi decenni

Per il nostro Paese è l’ora di uscire dalla logica dell’emergenza e delle scuse che ha caratterizzato gli ultimi decenni fatti di piani, parole, promesse – quasi sempre disattese – e scuse per non prendere decisioni, anche impopolari, per cambiare faccia alle nostre città e abitudini alle persone. Un argomento complesso come l’inquinamento atmosferico deve essere affrontato in maniera trasversale e integrata da più punti di vista. Le azioni da mettere in campo devono essere efficaci, incisive e durature per poter cominciare ad invertire la rotta.

Ci vuole l’impegno da parte di tutti: a partire dal Governo e dei Ministeri competenti sul tema dell’inquinamento, delle Regioni e delle amministrazioni comunali ma anche, e soprattutto, da parte dei cittadini che possono contribuire quotidianamente, con le loro scelte, a porre fine a questa non più sostenibile emergenza smog che da troppi anni ci portiamo dietro.

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Andrea Minutolo
Responsabile scientifico di Legambiente

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