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Approvato il Pnrr del governo Draghi

Ursula von der Leyen ha consegnato al presidente del Consiglio le conclusioni della Commissione europea. Legambiente: “Ora tradurre le misure previste in interventi in grado di fronteggiare crisi climatica e dare gambe alla transizione ecologica”

Ursula von der Leyen, la presidente della Commissione europea, ha annunciato che la Commissione ha approvato il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), il documento con cui l’Italia ha spiegato come intende spendere i finanziamenti europei del cosiddetto Recovery Fund. L’annuncio è stato dato a Roma da von der Leyen in una conferenza stampa congiunta con il presidente del Consiglio Mario Draghi.

L’emergenza climatica al primo posto

“Il disco verde arrivato dalla Commissione Europea al PNRR italiano – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – rappresenta senz’altro un importante notizia e un passo avanti per contribuire a far ripartire l’Italia, ma deve essere uno strumento efficace per rendere veramente concreta la transizione ecologica e la lotta alla crisi climatica tenendo fede agli impegni chiesti dall’Europa ai suoi Stati membri.  Per investire al meglio i miliardi di euro che arriveranno, è fondamentale che il Paese abbandoni la logica delle grandi opere faraoniche e punti su una grande opera diffusa di innovazione che permetterebbe di ridurre anche le emissioni in atmosfera di gas serra e inquinanti come la realizzazione di impianti di economia circolare a partire dal centro sud, l’elettrificazione della mobilità urbana, le  infrastrutture ferroviarie urbane e pendolari e nuovi treni, necessari soprattutto al Sud Italia a partire da regioni come la Calabria e la Sicilia dove  invece la politica guarda all’inutile ponte sullo Stretto, la riconversione green dei poli industriali di Taranto, Brindisi, Gela, il siracusano e il Sulcis, la diffusione delle comunità energetiche in tutto il Paese nei piccoli comuni e nelle città sul modello dell’esperienza avviata a Napoli, la realizzazione di parchi eolici a terra e in mare aperto in Sardegna, nel Canale di Sicilia, nello Ionio e nell’Adriatico per accelerare la diffusione delle rinnovabili, solo per citarne alcuni. La storia recente dell’Italia – continua Ciafani – ci ricorda che i finanziamenti europei per realizzare le opere pubbliche necessarie da soli non bastano, servono anche le competenze nella pubblicazione amministrazione, il rafforzamento dei controlli pubblici e il dibattito pubblico per coinvolgere i territori, oltre a delle profonde e coraggiose riforme come quella sulla decarbonizzazione dell’economia. Una riforma cruciale su cui l’Europa ha dimostrato più volte di avere le idee chiare insieme agli obiettivi climatici da raggiungere. L’Italia, invece, fatica ancora a stare al passo”.

“Al Governo Draghi – conclude Ciafani – chiediamo di concretizzare queste scelte a partire da una profonda revisione del PNIEC in grado di fronteggiare con determinazione l’emergenza climatica andando ben oltre il 51% di riduzione delle emissioni climalteranti previsto dal PNRR entro il 2030, più basso dell’obiettivo già inadeguato del 55% fissato dalla Legge europea sul clima. Il nostro Paese ha tutte le carte in regola per arrivare ad una loro riduzione di almeno il 65%, accelerando la transizione energetica investendo di più su rinnovabili ed efficienza, anziché continuare a puntare sul gas fossile ed addirittura su progetti di confinamento geologico dell’anidride carbonica. Una sfida che l’Italia può e deve vincere”.

Pnrr: le tappe dell’approvazione

Dopo il via libera dato ai Piani di Ripresa e Resilienza di Austria, Danimarca, Grecia, Lussemburgo, Slovacchia, Spagna e Portogallo, ora è la volta dell’Italia e del Recovery Plan redatto dal Governo Draghi: un piano che ha avuto un giudizio positivo dalla Commissione Europea, le cui misure ora devono essere tradotte in progetti concreti in grado di fronteggiare l’emergenza climatica e dare senza indugi gambe alla transizione ecologica.

Il piano doveva soddisfare 11 criteri identificati dalla Commissione e che comprendono le raccomandazioni di spesa fornite a ogni paese, come la tutela dell’ambiente, favorire la transizione digitale, precise giustificazioni dei costi e la presenza di interventi strutturali e duraturi nel tempo. Per ogni criterio, la Commissione può dare una valutazione A, cioè il voto più alto, oppure B o C: al momento non è ancora chiaro come sia stato giudicato il piano dell’Italia.

L’Italia dovrebbe comunque avere ricevuto la valutazione massima in buona parte degli 11 criteri, come del resto avvenuto finora con quasi tutti gli stati membri che hanno ricevuto l’approvazione da parte della Commissione come Portogallo, Grecia, Austria e Spagna. Affinché il PNRR sia approvato in via definitiva è previsto un ultimo passaggio formale al Consiglio dell’Unione Europea, che si terrà nel giro delle prossime quattro settimane.

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Nata nel 1979. è la voce storica dell'informazione ambientale in Italia. Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia

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