lunedì 25 Gennaio 2021

Approvata la legge di Stabilità, l’ambiente in bilancio

La Legge di Stabilità appena approvata assomiglia molto alla legislatura che si avvia a conclusione. Sono infatti molti i provvedimenti approvati positivi per l’ambiente: dalla marine litter, con il divieto di produzione e commercializzazione dei cotton fioc non biodegradabili a partire dal 2019, alla spinta all’utilizzo della plastica riciclata, dall’allargamento degli incentivi per la riqualificazione dei condomini al finanziamento con 5 milioni di euro all’anno del fondo per la demolizione degli edifici abusivi, fino alla creazione dei Parchi nazionali del Matese e di Portofino e agli incentivi per gli interventi di efficienza energetica nell’illuminazione pubblica. Merito degli emendamenti introdotti nella discussione parlamentare, con voti spesso di tutti i gruppi, visto l’ampio consenso di cui godono questi temi tra i cittadini, e proposti in particolare da Ermete Realacci ed Enrico Borghi, dal Ministro delle infrastrutture Graziano Delrio. Eppure se si guarda all’insieme dei contenuti di un provvedimento monstre (un articolo con 686 commi!), rimane il rammarico di aver perso l’occasione, tanto in questo provvedimento di spesa come nella legislatura, di far compiere il salto di scala di cui avremmo bisogno alla questione ambientale – come aveva proposto Legambiente in un documento presentato all’apertura del confronto parlamentare – per farla diventare la chiave per il rilancio del Paese dando risposta all’emergenza climatica e ai problemi di inquinamento delle città italiane. Per comprendere questa contraddizione dobbiamo guardare con attenzione a chi sta festeggiando questo fine 2017. Ad esempio i fortunati gestori delle autostrade, che hanno avuto in regalo da un lato il prolungamento della concessione, a fronte di investimenti che servono soprattutto a loro, e dall’altro di poter aumentare la quota di lavori che possono fare senza gare (con la conseguente protesta dei costruttori, a partire dall’Ance). Quando, ricordiamolo sempre, quelle infrastrutture sono nostre, realizzate anni fa dallo Stato, e già oggi garantiscono introiti miliardari ogni anno a chi le gestisce. Per i temi energetici il 2017 è stato un anno importante, con l’approvazione della nuova Strategia Energetica Nazionale che fissa gli obiettivi al 2030 per il clima e l’energia. Seppur insufficienti rispetto a quanto l’Italia dovrebbe, e potrebbe, fare quella foto di Gentiloni, con i Ministri Calenda e Galletti, che firmano gli impegni per un futuro di decarbonizzazione per il Paese è una bella immagine che ci portiamo dietro di quest’anno. Salvo ricordare che questa legislatura è stata per le fonti rinnovabili davvero pessima, con provvedimenti che sono andati solo nella direzione di rallentare e fermare gli investimenti, penalizzando l’autoproduzione da energie pulite, ossia la vera rivoluzione che ci aspetta alle porte. Nel frattempo a brindare sono i grandi consumatori di energia, che hanno ottenuto uno sconto in bolletta che verrà scaricato sulle utenze domestiche. Anche nella forma questa scelta racconta quanto sia vecchio questo modo di ragionare. Perché oggi ha molto più senso aiutare le imprese a essere più efficienti e a prodursi direttamente l’energia da rinnovabili piuttosto che dargli l’ennesimo sussidio (che si somma ai tanti contro l’ambiente che sono nel bilancio dello Stato). Dovremo ripartire da qui per rilanciare l’impegno di Legambiente nella nuova legislatura. Da queste importantissime vittorie e da un idea dell’ambiente come chiave di un cambiamento per un Paese più moderno, pulito e giusto.

Edoardo Zanchinihttps://www.lanuovaecologia.it
Vicepresidente nazionale di Legambiente. twitter @ezanchini

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