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Appalti verdi, 1 capoluogo su 3 adotta l’80% dei criteri ambientali minimi

Nel rispetto del Green public procurement le migliori performance sono di Bari, Catanzaro, Ferrara, Imperia, Ravenna, Roma, Savona e Teramo. I dati del quarto rapporto dell’Osservatorio Appalti Verdi presentati al Forum Compraverde Buygreen 2021

Cresce in Italia l’applicazione dei criteri ambientali minimi negli appalti per l’acquisizione di beni e nei servizi da parte dei capoluoghi di provincia. Sono quasi 1 su 3 quelli che dichiarano di avere un grado di adozione dei parametri del Green public procurement tra l’80 e il 100%, ovvero 26 sugli 89 che hanno preso parte al monitoraggio civico. Di questi, sono 8 quelli che dichiarano il massimo del rispetto del Gpp: Bari, Catanzaro, Ferrara, Imperia, Ravenna, Roma, Savona e Teramo.

Sono alcuni dei dati del quarto rapporto dell’Osservatorio Appalti Verdi, presentati nel corso della XV edizione del Forum Compraverde Buygreen 2021, in programma dal 6 all’8 ottobre al palazzo WeGil di largo Ascianghi a Roma. Il Forum è organizzato dalla Fondazione Ecosistemi in partnership con il Ministero della Transizione Ecologica, Regione Lazio, Legambiente, Agende 21 Locali Italiane, Unioncamere, Confindustria, ALI, Fairtrade, Confcooperative, Camera di Commercio di Roma e Unioncamere Lazio. Mentre l’Osservatorio è animato dalla collaborazione di Legambiente Onlus e Fondazione Ecosistemi, in partnership con Novamont, Eurosintex, Università degli studi di Padova, AdLaw Avvocati Amministrativisti, Federparchi e Assosistema,

“Il nuovo Rapporto dell’Osservatorio sull’applicazione del Green Procurement negli appalti pubblici arriva a 5 anni dall’introduzione dell’obbligo dei Criteri Ambientali Minimi nel Codice degli appalti e i dati presentati oggi ci restituiscono un quadro positivo, con numeri in crescita. Resta tuttavia molto da fare – commenta Enrico Fontana, coordinatore dell’Osservatorio Appalti Verdi –. Sono ancora tanti, infatti, dai Comuni ai gestori delle aree protette, alle Aziende sanitarie locali, di cui abbiamo monitorato per la prima volta l’adozione del Green public procurement, gli enti che dichiarano di non applicare mai i Criteri Ambientali Minimi. Per sostenere la crescita di un sistema virtuoso, in linea con gli obiettivi fissati dall’Unione europea, rimangono fondamentali due pilastri: la formazione e il monitoraggio, decisivi nell’orientare il lavoro di tutti i soggetti coinvolti anche nell’utilizzo delle preziose risorse del Pnrr”.

“Il rapporto dell’Osservatorio Appalti Verdi 2021 – commenta Silvano Falocco, direttore generale della Fondazione Ecosistemi – mostra un graduale miglioramento dello stato di attuazione del Gpp nei Comuni, soprattutto, oltre che nelle aree protette e nelle Asl. Il processo però è ancora troppo lento, soprattutto in vista del PNRR e mette in mostra grosse difficoltà da parte dei soggetti interessati per quanto riguarda la formazione del personale, il monitoraggio interno e la stesura degli appalti. Le nostre proposte tengono conto di tutto questo e la loro presa in considerazione è di grande importanza per quei passi avanti decisivi che ormai da quattro anni spingiamo quotidianamente affinché vengano compiuti”.

Gpp nei capoluoghi: miglioramenti in 12 criteri su 17

Dai monitoraggi dell’Osservatorio Appalti Verde emerge che l’83% delle amministrazioni coinvolte è a conoscenza del Gpp. I criteri ambientali più applicati sono quelli relativi all’acquisto di stampanti (il 66% li adotta sempre), sull’acquisto di carta in risme (il 73%) e sui servizi di pulizia (61%). I criteri ambientali minimi meno applicati sono quelli riguardanti l’edilizia (il 39% non li applica sempre, il 29% addirittura mai), gli arredi (il 22% non li applica sempre, il 28% mai), i prodotti tessili (il 31% non sempre, il 27% mai), l’acquisto di calzature e accessori in pelle (il 32% non li applica sempre, il 31% mai).

Rispetto al monitoraggio 2020, quello del 2021 (che si basa sui bandi dello scorso anno) registra un miglioramento in ben 12 criteri ambientali minimi su 17 da parte dei capoluoghi, con uno dei criteri (quello sull’acquisto dei toner) che rimane stabile, mentre peggiorano stampanti, servizi di pulizia, arredi per interni e prodotti IT. Da sottolineare i salti importanti avuti dai Cam per i servizi energetici (dal 29 al 41%), gestione del verde pubblico (dal 28 al 43%) e arredo urbano (dal 17 al 36%). Ma qual è la maggiore difficoltà che i capoluoghi di provincia dichiarano di avere nell’applicazione dei criteri ambientali all’interno dei bandi? Sicuramente la formazione, che per il 26% delle amministrazioni risulta assente. E c’è una mancanza di monitoraggio interno alla pubblica amministrazione di sicura rilevanza: il 66% dei capoluoghi dichiara di non farlo.

Gpp nei Comuni: Sud molto più informato del Nord 

Il monitoraggio 2021 fa emergere una consapevolezza enorme, da parte dei comuni del Sud Italia, rispetto ai criteri dettati dal Green Public Procurement: il 97% delle amministrazioni ne è al corrente, mentre al Nord si fermano al 63%. I comuni del Centro si difendono, con il 91% dei 238 partecipanti che risponde di essere a conoscenza del Gpp. Per quanto però ci sia un’ampia conoscenza del tema, nei comuni del Sud la difficoltà maggiore riscontrata è sulla formazione (50%), a rispecchiare il dato dei capoluoghi. Al Nord, invece, le complicazioni maggiori sono nella stesura dei bandi (29%), mentre anche al Centro la mancanza di formazione (27%) è il tallone d’Achille. In generale, in tutta Italia il monitoraggio del rispetto dei criteri ambientali nei bandi da parte delle stesse amministrazioni è molto indietro: il 63% dei Comuni non lo fa.

Gpp e Aziende sanitarie locali 

Sono 40 le Asl che per il primo anno hanno risposto al questionario inviato dall’Osservatorio, di queste in 3 hanno dichiarato di rispettare il Gpp al 100%, ovvero l’Asl di Rieti, l’ATS della Brianza e la APSS di Trento. Nove – tra queste c’è l’Asl Roma 4 e l’Azienda USL Toscana Centro – dichiarano un’applicazione che va dall’80 al 99%. Interessante scoprire che prodotti elettronici (71%), risme (68%) e stampanti (50%) sono i tre criteri ambientali minimi più applicati dalle aziende sanitarie locali.

Cresce la risposta dei gestori delle Aree protette

Già tra il 2019 e il 2020 la risposta dei gestori delle aree protette era cresciuta molto, stavolta abbiamo un incremento del 45%, con 99 enti totali che hanno partecipato al questionario: 23 parchi nazionali, 26 aree marine protette, 43 parchi regionali e 7 riserve. Sono 13 gli enti che arrivano al 100% di applicazione dei criteri ambientali minimi, con Roma Natura, Beigua, Aveto, Isola dell’Asinara e Secche di Tor Paterno che confermano quanto comunicato lo scorso anno. Importante la risposta sulla politica “plastic free”: viene adottata dal 75% degli enti gestori, che al contempo per il 53% si adopera nella formazione del personale rispetto ai criteri del Gpp. Purtroppo, però, ben l’83% non fa monitoraggio interno sul rispetto dei criteri.

Le proposte dell’Osservatorio Appalti Verdi 

Legambiente e Fondazione Ecosistemi, avanzano dunque alcune proposte alle istituzioni, a maggior ragione che dall’Europa sono in arrivo quasi 70 miliardi di euro, degli oltre 191 complessivi previsti dal piano NextGenerationEU, per progetti di transizione ecologica ed economia circolare: innanzitutto inserire l’applicazione dei criteri ambientali minimi del Gpp nel Piano nazionale di ripresa e resilienza come priorità, rafforzare la capacità delle istituzioni partendo da enti locali e responsabili acquisti delle stazioni appaltanti per diffondere il Gpp e garantire l’adozione dei criteri, individuare un referente Gpp in tutte le pubbliche amministrazioni, estendere il campo di applicazione del Gpp, rafforzare l’uso dei criteri minimi nelle imprese pubbliche, diffondere la formazione, promuovere e sviluppare monitoraggi ulteriori e incentivare l’utilizzo dei criteri ambientali minimi.

Le politiche sostenibili nei porti italiani

Sul totale delle autorità portuali esistenti in Italia, al questionario sottoposto dall’Osservatorio Appalti Verdi ha risposto il 56%. In particolare hanno accettato di partecipare l’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Occidentale (Palermo), l’Autorità di Sistema portuale del Mare Adriatico Meridionale (Brindisi), l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centrale (Napoli, Salerno, Castellammare di Stabia), l’Autorità Portuale del Mar Ligure Orientale (La Spezia), l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Settentrionale (Livorno) e l’ADSP Mari Tirreno Meridionale e Ionio (Gioia Tauro).

I primi dati interessanti riguardano le fonti rinnovabili: il 50% delle autorità partecipanti all’indagine dichiarano di produrre direttamente e/o si rifornisce da fonti energetiche rinnovabili. Per quanto riguarda la dotazione di sistemi di approvvigionamento, stoccaggio, distribuzione e alimentazione per il rifornimento di carburanti alternativi (come GNL, ammoniaca, idrogeno, elettricità), il 50% risponde di non averne, con il solo 10% che dichiara di essere in fase di esecuzione dei lavori di installazione degli impianti. Dato molto negativo è quello sulla promozione, tramite tariffe differenziate, comunicazione o altro, dell’uso di combustibili alternativi da parte degli operatori del trasporto marittimo: ben il 70% ha dato una risposta negativa. Totalmente negativa è la risposta rispetto alla promozione dell’uso di biolubrificanti, in luogo di quelli convenzionali più inquinanti: il 100% dei partecipanti ha risposto negativamente. All’opposto, è totalmente positiva la risposta riguardo i sistemi di riduzione dei rifiuti e di raccolta differenziata: tutte le autorità che hanno risposto, ne sono dotate. Peccato, però, che la politica per la riduzione dell’uso della plastica sia disastrosa: il 90% delle autorità non è organizzata in tal senso.

In conclusione, passando alla conoscenza e applicazione del Gender Public Procurement e dei criteri ambientali minimi, scopriamo che nonostante tutte le autorità portuali ne siano a conoscenza, solo il 30% di loro ha formato il personale a riguardo. La principale difficoltà riscontrata nell’applicazione dei CAM è la stessa che è emersa anche dal report dell’Osservatorio Appalti Verdi: mancanza di formazione (60%). In restante 40% si divide equamente tra difficoltà di stesura dei bandi, mancanza di imprese con i requisiti richiesti, applicazione dei criteri Cam per i progetti di lavori mentre c’è un ultimo 10% che prevede la formazione del personale e fa sapere di aver già redatto bandi con l’applicazione dei criteri minimi. In ultimo, solo il 40% delle autorità portuali svolge un monitoraggio degli acquisti verdi per rilevare puntualmente il numero dei bandi realizzati con i Cam.

“Le autorità portuali rispondono ancora solo in parte al tema della sostenibilità – dichiara Gianna Le Donne, referente del report per Fondazione Ecosistemi – ma ci sono buoni segnali di cambiamento per quanto riguarda approvvigionamento e promozione di strumenti per un maggiore sviluppo. Per questo, come già fatto per gli appalti verdi nella pubblica amministrazione, lanciamo la proposta di un osservatorio permanente”.

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Nata nel 1979. è la voce storica dell'informazione ambientale in Italia. Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia

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