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Follow the money

Dal mensile – È nato a Bologna, all’interno del Festival della partecipazione, un osservatorio indipendente per monitorare come verranno investiti i soldi del Recovery

Segui i soldi, “Follow the money”. Il titolo racconta già lo spirito del progetto nato all’interno del “Festival della partecipazione 2020” di Bologna. «Lo scopo è capire come vengono compiute le scelte, come vengono investiti i soldi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, per poterne seguire l’impatto sulle persone», spiega Sara Vegni di Action Aid, una delle associazioni protagoniste dell’iniziativa. Proprio con questo scopo, all’interno di “Follow the money” è nato un Osservatorio indipendente di 17 associazioni per il monitoraggio civico. A farne parte, oltre la stessa Action Aid, Cittadinanza Attiva, Legambiente, Transparency International Italia.

Prima la trasparenza

Questo cartello di associazioni chiede al governo Draghi il coinvolgimento della società civile e trasparenza, attraverso la condivisione di dati aperti e rielaborabili. «Volevamo che questo Osservatorio fosse un luogo aperto – continua Vegni – Abbiamo coinvolto associazioni che fanno accountability e trasparenza. Come ad esempio Openpolis, Ondata, Fondazione etica, Sbilanciamoci». Tra l’altro, l’Italia proprio nel 2021 è co-chair globale dell’Open government partnership, progetto che ha l’obiettivo di mettere a confronto i referenti delle istituzioni e l’attivismo civico per promuovere una governance inclusiva e trasparente. «L’Osservatorio è una coalizione civica che non ha la pretesa di essere l’unica ma che, rispetto ad altri think tank nelle università, ha più potenziale perché parte da un radicamento nel territorio – sostiene Marco De Ponte di Action Aid – Faccio un esempio concreto: nel momento in cui un progetto viene approvato a livello nazionale, dopo l’appalto e l’avvio dei lavori, se si ha un circolo locale territoriale che chiede conto dell’uso delle risorse all’ente locale o al soggetto esecutore si può fare vero monitoraggio civico». Si misurerà così l’impatto del Piano nazionale di ripresa e resilienza sulla vita reale dei cittadini.

Un decreto mancante

La prima mossa dell’Osservatorio è stata di far inserire un comma nell’ultima legge di bilancio per istituire una piattaforma di raccolta e pubblicazione di dati in modo da mostrare l’impatto dei progetti sul territorio. A questo comma doveva seguire un decreto attuativo, che però non è stato emanato. «È decaduto il termine ma ciò non significa che la legge verrà disattesa – commenta Annalisa Mandorino di Cittadinanza Attiva – Quello che abbiamo chiesto ripetutamente è un coinvolgimento organico delle organizzazioni della società civile nel Pnrr, ma non c’è stato molto dialogo purtroppo: è mancato quel confronto sistematico e continuativo che avremmo auspicato». Cittadinanza Attiva è una delle associazioni capofila dell’Osservatorio. «Noi ci occupiamo molto di salute – puntualizza Mandorino – per questo ci concentreremo su questo tema. Ad esempio in questo periodo (metà aprile, ndr) stiamo lavorando per ottenere, in calcio d’angolo, che sia inserito nel Pnrr un investimento per gli anziani non autosufficienti: un’iniziativa non soltanto nostra ma di nove associazioni».

Anche Legambiente porta la sua specificità nell’Osservatorio. «Per noi monitorare l’attuazione del Piano sarà una sfida ineludibile, per due ragioni – spiega Vittorio Cogliati Dezza della segreteria nazionale dell’associazione – perché dovremo vigilare che i vincoli imposti dall’Europa siano rispettati – 37% delle risorse per il green e rispetto del principio “nessun danno significativo all’ambiente” – e perché si prevede che più del 60% delle risorse coinvolgeranno Comuni e territori specifici. Un’occasione, insomma, per costruire partecipazione e coinvolgere le persone nella riappropriazione del destino del proprio territorio, della propria comunità. Per fare un salto di qualità nel risanamento ambientale del Paese».

“Fiato sul collo”

L’Osservatorio sarà uno strumento fondamentale anche per assicurare la qualità degli interventi del Pnrr. «Chiediamo al nostro governo che il monitoraggio non sia nulla di meno di quello fatto dalla piattaforma di Open Coesione», spiega Fabrizio Barca, portavoce del Forum Disuguaglianze Diversità, tra i sostenitori del monitoraggio civico. Open Coesione si rivolge a cittadini singoli e organizzati, amministratori, tecnici e imprenditori, giornalisti, mettendo a disposizione dati e informazioni per valutare l’efficacia e la coerenza dell’impiego delle risorse delle politiche di coesione. Una piattaforma georeferenziata consultabile da ogni cittadino: non si tratta di monitoraggio civico ma ne è il requisito fondamentale, quello che dovrebbe assicurare lo Stato. «Una volta ottenuta questa piattaforma potremo mettere in campo la capacità della rete di cittadinanza, secondo gli indirizzi che ci siamo dati a Bologna, di presidiare i luoghi degli interventi – conclude Barca – Controllare se i lavori procedono, se vengono utilizzati. Fino a raccogliere le opinioni dei cittadini. Le amministrazioni pubbliche lavorano meglio con il  loro fiato sul collo».

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Elisabetta Galgani
Elisabetta Galgani è una giornalista professionista, da anni si occupa di ambiente, cultura e questioni di genere. Dal 2003 è redattrice alla rivista e al quotidiano online de La Nuova Ecologia. Ha collaborato tra gli altri con Left-Avvenimenti e Paese sera e come autrice a Raitre e Raisat ragazzi. Presidente dell’associazione culturale Marmorata169, si occupa di comunicazione culturale e, per passione, di cinema.

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