Fermare la perdita di api per conservare la biodiversità

È il messaggio lanciato a Grosseto nei giorni scorsi in occasione del congresso nazionale delle associazioni degli apicoltori. Il futuro dell’agroecologia passa anche da qui / Firma la petizione “Save bees and farmers” / Agroecologia, il momento di ripensare la terra

Congresso nazionale apicoltori 2020

Il congresso nazionale delle associazioni degli apicoltori, che si è svolto a Grosseto dal 29 gennaio al 2 febbraio, è stato un appuntamento di grande rilievo sia per l’importanza dei temi trattati che per la significativa partecipazione di centinaia di apicoltori provenienti da tutta la penisola. Il tema degli insetti impollinatori, e delle api in particolare, è infatti prioritario e strategico per il futuro del comparto agricolo e, più in generale, per la salvaguardia del pianeta.

Le api svolgono un ruolo fondamentale per la tutela della biodiversità e rappresentano un elemento cruciale nell’agroecologia. Circa l’84% delle specie di piante e l’80% della produzione alimentare in Europa dipendono in larga misura dall’impollinazione a opera delle api e di altri insetti pronubi. Pertanto, il valore economico del servizio di impollinazione offerto dalle api risulta fino a dieci volte maggiore rispetto al valore del miele prodotto. In tale contesto, è importante evidenziare che nel corso degli ultimi anni in Italia si sono registrate perdite di api tra cento e mille volte maggiori di quanto normalmente osservato. La moria delle api costituisce un problema sempre più grave in molte regioni italiane a causa di una combinazione di fattori, tra i quali la maggiore vulnerabilità nei confronti di patogeni e parassiti, i cambiamenti climatici, la variazione della destinazione d’uso dei terreni in periodi di penuria di fonti alimentari e di aree di bottinamento per le api. Infine, una progressiva diminuzione delle piante mellifere, oltre all’uso massiccio di prodotti fitosanitari e di tecniche agricole poco sostenibili, rappresentano ulteriori fattori responsabili della scomparsa delle api. Essendo vere e proprie sentinelle del clima, nella condizione in cui versa il pianeta – che, com’è noto, tende a riscaldarsi sempre di più – e a causa delle sempre più sporadiche piogge (-10/30%) e del conseguente crescendo del processo di desertificazione, il mondo degli impollinatori è in serio pericolo.

Basti pensare alla scarsa produzione di miele che è stata registrata proprio quest’anno a causa di una primavera più calda del solito e di temperature più basse della media nel mese di maggio, che hanno influito notevolmente sulle fioriture. Tutto questo rischia di mettere in ginocchio l’intero settore e in questo scenario il ruolo degli apicoltori è preziosissimo. Proprio loro, infatti, possono essere considerati di diritto pionieri e ambasciatori della biodiversità e della tutela ambientale oltre che dell’agroecologia. Allo stesso tempo, i prodotti apistici (in particolare il polline) e le api stesse ci consentono di avere indicazioni sullo stato ambientale e sulla contaminazione chimica presente. In alcuni casi, accurate analisi di laboratorio hanno consentito di rinvenire sulle api e sul polline le sostanze attive presenti in alcuni prodotti fitosanitari utilizzati nelle aree su cui le stesse effettuano i voli e bottinano.

A tal proposito, nel corso dell’assemblea sono emersi, attraverso esperti ricercatori ed apicoltori, diversi spunti di riflessione interessanti in riferimento all’importanza di diminuire con determinazione l’utilizzo di molecole pericolose di sintesi in agricoltura, a partire proprio dai neonicotinoidi, che recano gravi danni alle api. Esempio ne è la scandalosa moria di api avvenuta in Friuli a causa dell’uso dissennato di pesticidi e ai trattamenti effettuati in modo massiccio per le diverse filiere che recano gravissimi danni alle api.

Altrettanto importante è, secondo le associazioni degli apicoltori, difendere con forza il miele italiano rispetto a sofisticazioni e concorrenza proveniente dall’esterno. Anche la nuova Pac dovrà prevedere misure specifiche dedicate a questo settore e, soprattutto, pianificare una serie di interventi in grado di favorire con determinazione la diffusione delle api nelle aree agricole con dispositivi specifici capaci di generare un ambiente agricolo favorevole sia alle api che agli apicoltori, i più importanti alleati di un modello agricolo che deve puntare con decisione sull’agroecologia.

A tal proposito è stato particolarmente interessante ascoltare le tante storie provenienti da tutta Italia e gli approfondimenti scientifici e culturali dedicati al mondo delle api e del miele. È proprio per questo che come Legambiente invitiamo ad acquistare miele tracciabile e italiano: questa è l’azione più diretta ed esplicita a favore delle api che possono fare i consumatori per valorizzare un settore amico dell’ambiente. Al fine di poter tracciare un profilo sulla biodiversità presente, ma anche di scongiurare le frodi, grazie al dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari dell’Università di Bologna, si è visto come attraverso lo studio del Dna del miele, mediante supporti informatici, si possa determinare l’origine botanica ed entomologica delle api che lo producono, dei fiori su cui si sono posate, e identificare così anche la macro e micro origine geografica del miele stesso. Invitiamo inoltre tutti a firmare la petizione “Save bees and farmers” che Legambiente, con altre associazioni ambientaliste europee, sostiene per aiutare concretamente le api sempre più in pericolo.

Una cosa è certa: la nostra penisola potrebbe divenire un modello in fatto di salvaguardia delle api attraverso la realizzazione di veri e propri distretti agro-forestali grazie ai quali favorire e incentivare la loro presenza e quella degli apicoltori, e moltiplicando e incentivando al tempo stesso le “Città amiche delle api” nelle aree più urbanizzate. In quest’ottica, occorrerebbe rispettare con rigore una serie di misure che favoriscono i piccoli insetti preziosi e utili come la presenza di piante specifiche, l’assenza di pesticidi pericolosi, la presenza di aree verdi e fasce naturali non sfalciate che favoriscono l’alimentazione e il rifugio degli insetti impollinatori e l’impiego delle api come bioindicatori dei processi di inquinamento. Infine, gli apicoltori, che rappresentano una categoria amica dell’ambiente e della biodiversità grazie al loro impegno quotidiano, devono essere considerati a pieno titolo veri e propri protagonisti della svolta epocale e fortemente necessaria verso l’agroecologia.