Anomalia nucleare: si va avanti con il deposito senza il programma di gestione dei rifiuti radioattivi

Il deposito nazionale rappresenta un tassello di un puzzle più complessivo, che riguarda anche i tempi di smantellamento delle centrali o i depositi temporanei oggi presenti nel Paese. Ma le dichiarazioni del ministro Calenda di questi giorni sembrano ignorarlo / Scorie slow di F. Dessì / Nucleare, Basilicata: “Sito da noi? No pressione già alta”

immagine di fusti contenenti scorie

Nella partita della messa in sicurezza e dello smaltimento dei rifiuti radioattivi in Italia, è necessario e urgente realizzare un deposito unico nazionale di un certo tipo, che accolga solo scorie di bassa e media radioattività e non quelle ad alta. Ne siamo convinti. Il problema è che il deposito rappresenta un tassello di un puzzle più complessivo rappresentato dal Programma nazionale di gestione dei rifiuti radioattivi, che riguarda anche i tempi di smantellamento delle centrali o i depositi temporanei oggi presenti nel Paese. L’anomalia nella procedura portata avanti fino ad oggi dal Governo e dalla Sogin, è proprio questa. Come è possibile andare avanti con l’iter del deposito unico nazionale, senza aver prima approvato il programma? Un’anomalia che le dichiarazioni del ministro Calenda di questi giorni non sembrano aver compreso, o comunque non sono intenzionate a risolvere. Nei mesi scorsi è stata presentata la proposta di programma nazionale e avviata la consultazione conclusasi nel settembre scorso. Ma l’iter è ancora in corso. Perché non chiuderlo prima di procedere con il deposito?

Questo è l’interrogativo che poniamo anche oggi, in risposta all’annuncio del ministro dello sviluppo economico di voler pubblicare la CNAPI, la carta delle aree potenzialmente idonee ad ospitare il sito del deposito unico nazionale, ferma negli uffici dei ministeri competenti da diversi mesi.

Il programma ad esempio dovrebbe fornire un chiarimento fondamentale per la realizzazione del deposito, ovvero che fare delle scorie ad alta attività, che oggi il Ministro dichiara di voler stoccare in maniera provvisoria nel deposito unico di superficie. Al contrario, per noi il deposito deve servire per accogliere solo scorie di bassa e media radioattività e non quelle ad alta. Per capirci, alle prime appartengono anche i rifiuti radioattivi provenienti dalle attività sanitarie, di ricerca, industriali, etc, che continuiamo a produrre anche oggi, mentre le seconde rappresentano il trattamento di scorie e combustibile delle vecchie centrali nucleari, spente da oltre 30 anni ma ancora in attesa di decommisioning, e la loro gestione richiede caratteristiche e garanzie ben diverse dalle prime, visto che hanno tempi di dimezzamento della radioattività di decine di migliaia di anni. Visti i quantitativi marginali che l’Italia ha di questo tipo di scorie, a nostro avviso è opportuno continuare, come prevedono gli attuali accordi internazionali con altri Stati, ad affidare la gestione ai Paesi che hanno già le strutture adeguate, in attesa di un sito unico europeo. Nella proposta di Programma nazionale però non c’è nessun riferimento alla fattibilità, anche in termini economici oltre che tecnici e normativi di tale alternativa. Su tutto questo vorremmo avere risposte ed elementi concreti di analisi, per poter finalmente avviare un dibattito trasparente, chiaro e con tempi certi per la realizzazione del deposito nazionale, che servirà soprattutto per risolvere le tante criticità connesse oggi con i siti temporanei, ospitati spesso in località inidonee, come dimostra la situazione di Saluggia in provincia di Vercelli.