Animali da selfie

Nello zoo degli orrori di Phuket, in Thailandia, tigri ed elefanti sono costretti a esibirsi sedati e incatenati. Un business senza freni dato in pasto a migliaia di turisti in cerca dello scatto che vale una vacanza intera Un laboratorio di convivenza / Bracconieri in trappola / Il divertimento non è l'arena / Contrabbando senza confini

4ac313ec Dae2 432e B258 C65a5e67b9a8

La musica techno è assordante. Il pubblico, comodamente seduto all’ombra e rinfrescato dai ventilatori, è “armato” di smartphone: tutti sono pronti a filmare. Due elefanti fanno capolino da una pagoda in cartapesta. Spinti dai domatori, iniziano a giocare con palloni da calcio e da basket, mettendoli diligentemente in rete uno dopo l’altro. Applausi. Segue la “danza artistica”, con i pachidermi che fanno roteare un nastro creando cerchi concentrici. Ancora applausi. Qualcuno monta il selfie stick e si avvicina al recinto. È il momento clou. Il volume si alza e il suono si fa insopportabile a causa degli altoparlanti usurati. Una cacofonia che stride con la calura del mezzogiorno tropicale. Ma nonostante il sole, i due elefanti iniziano a dimenarsi a gambe posteriori alzate come in un rave party. I bambini vanno in visibilio, esortati dai genitori a battere le mani. «È divertentissimo», commenta una giovane coppia con due figlie di 3 e 5 anni, in vacanza da Mysore, India. Un gruppo di francesi, alle loro spalle, non smette di scattare foto. I pachidermi, esausti e accaldati, si gettano la sabbia addosso per cercare rinfresco. Alla fine dell’esibizione, i domatori chiedono mance in cambio di una foto avvinghiati tra la proboscide degli animali.
Gli spettatori ignorano che in quella stessa squallida arena, una settimana prima, un elefantino di soli tre anni chiamato Dumbo era morto per emorragia interna dopo giornate di stenti a causa di una lacerazione dei tendini e di una frattura non trattata di entrambe le gambe posteriori dovuta alle danze forsennate filmate dai turisti per essere condivise sui social. Basta cercare su internet per trovare il video dell’elefantino scheletrico costretto a danzare nonostante il forte dolore. Il personale dello zoo si è accorto soltanto dopo tre giorni del problema, ma le pessime cure e l’infezione diffusa hanno portato alla rapida morte del cucciolo. Morto per una foto da postare su Instagram e per qualche manciata di “like”.
Lo zoo di Phuket è uno dei tanti “parchi divertimento” in Thailandia (ma se ne trovano in tutto il mondo) dove si è passati dalla conservazione degli animali in ambienti confinati allo sfruttamento animale per scattare foto “esotiche”. Dalle gite sugli elefanti alle tigri da posa, dai delfinari “fai da te” con servizio fotografico agli ambulanti che per pochi euro ti fanno tenere in mano qualche raro esemplare di lemure per un selfie, il mercato per intrattenere turisti poco sensibili al benessere animale, eternamente a caccia del selfie perfetto, è sempre più variegato. Oggi in Thailandia sono circa tremila gli elefanti addomesticati impiegati dal settore del turismo in tutto il Paese. Il numero di tigri in cattività è invece ignoto, ma si stima ne rimangano duecento esemplari allo stato selvaggio e nella sola Phuket ce ne sono almeno una ventina.

Con 1.500 bath, pari a 42 euro, si può assistere alla danza degli elefanti, al circo delle scimmie e ai domatori di coccodrilli:i selfie sono illimitati

Show violenti

animali da Selfie

«Sono 1.500 bath», cioè 42 euro, dice la cassiera all’ingresso dello zoo di Phuket in un inglese traballante. «Dentro fate le foto con tutti animali. Selfie insieme, senza limiti. No extra». Gli show sono numerosi: la danza degli elefanti, il circo delle scimmie, i domatori di coccodrilli. In quest’ultimo, due addestratori mettono letteralmente la testa dentro la bocca del coccodrillo dopo aver dimostrato la forza delle loro mascelle. «Per 200 bath (5,60 euro, nda) a fine spettacolo selfie con coccodrillo», spiega un guardiano. I rettili però sono poco collaborativi. I due addestratori provano a trascinarli per metterli in posa prendendoli per la coda. Niente. Allora scatta qualche calcio e i rettili, visibilmente drogati o sovranutriti, svogliatamente obbediscono. Pronti per la foto ricordo.
Cibo, tranquillanti e violenza sono i meccanismi di manipolazione di questi animali, costretti a esibirsi fin dall’infanzia, denunciano associazioni come World animal protection. La gran parte passa la vita in catene, come l’elefantino messo in mostra per le foto, con le zampe visibilmente rovinate dai ceppi. Alcuni turisti malesi si fanno scherno di lui con delle banane, in vendita per 3 euro, sottraendole all’ultimo momento dalla sua proboscide, noncuranti che il famelico cucciolo a ogni strattone patisce dolore a causa della gamba indolenzita. Più in là c’è una tigre asiatica, visibilmente narcotizzata e con il collo saldamente agganciato a una catena di ferro non più lunga di 20 centimetri. Si possono scattare foto abbracciandola come fosse un pelouche, tenendole la testa, oppure sedendosi accanto a lei. «Incluso nel prezzo del biglietto», ripete la guardia. Il caldo comincia a farsi assillante, 36 gradi. Il felino è visibilmente accaldato. Il guardiano spiega che rimane in mostra «dalle 9 del mattino alle 4 del pomeriggio, poi torna in gabbia». La famiglia francese, in costume da bagno come fosse in spiaggia, si mette a urlare per l’emozione. Il padre mette la figlia scalpitante vicino al felino che lo tratta come se fosse un oggetto inanimato e non uno dei più feroci predatori del pianeta. Marito e moglie estraggono il cellulare e via agli scatti. Ne avranno fatte almeno quattrocento, ma non basta: il padre pensa bene di farsi un bel selfie con la sua testa perfettamente rasata spiaccicata accanto al muso della tigre. Il felino sbatte gli occhi e alza la testa per un secondo. Un attimo di ribellione, che cessa appena il collo riceve uno strattone dalla cortissima catena.
Approfittando della scarsa vigilanza, Nuova Ecologia riesce a entrare nel retro del parco. Antistanti alle stalle degli elefanti, due gabbie ospitano altre due tigri. Una ha il volto semiparalizzato in una smorfia, immobile, visibilmente malata. Chiediamo informazioni per parlare con il direttore. Non c’è, rispondono. Sono dieci anni che lo zoo di Phuket è sotto attacco dalle associazioni ambientaliste per le crudeltà nei confronti degli animali. Ma nel 2019 è perfettamente operativo e remunerativo. Agenzie come Hotels.com lo promuovono addirittura su siti dedicati, come Phuket.com.

Fenomeno in crescita

selfie

Ma non c’è solo lo zoo di Phuket. Una ricerca sul noto social di foto, Instagram, mostra che il trend degli “animal selfie” è in terribile crescita. Dai delfini a Dubai agli orsi in Russia, dai bradipi in Perù agli elefanti in Cambogia, hashtag come #tigerselfie (5.700 menzioni), #slothselfie (20mila), #elephantselfie (quasi 22mila) e #snakeselfie (oltre 26mila) sono sempre più diffusi. Al punto che Instagram ha recentemente dovuto introdurre una funzionalità di allerta: gli utenti che cliccano o cercano hashtag come questi visualizzano un pop-up che avverte l’utente della potenziale pericolosità per gli animali dei contenuti che stanno per visualizzare. “Non fidarti di chi ti offre la possibilità di scattare foto con animali selvatici a pagamento, poiché questo tipo di foto potrebbe mettere a rischio animali in via di estinzione”, si legge sulla pagina di rimando di Instagram. Più difficile avere le dimensioni del fenomeno su Facebook e in generale di quanti siano ogni anno i visitatori di questo tipo di attrazioni (lo zoo di Phuket ha circa 50mila visite annue). C’è una crescente mercificazione delle immagini con animali, inclusi quelli esotici. Negli Stati Uniti se ne possono per esempio noleggiare per le feste di compleanno. “Una foto perfetta per il vostro anniversario”, garantisce Exoctic animal party ltd, una società con sede in Florida. È possibile avere per qualche ora scimmiette e pitoni, ma anche maialini da latte, per farsi qualche foto insieme agli amici. Basta lo scatto. Se ci si vuole divertire un po’ con gli amici “sballati” si possono poi affittare cani antidroga. Se si può affittare per 150 euro un jet privato solo per farsi ritrarre a bordo (restando però a terra) con un calice di champagne, perché non farlo con un gorilla, un orso o magari un leone?
«Qua da noi può farsi tutti i selfie che vuole con la tigre», spiegano all’ingresso di Tiger kingdom, altra attrazione turistica, sita tra il centro di Phuket e Patong beach, con una filiale a Chang Mai, dove si può passare un quarto d’ora in gabbia con una tigre. Chiediamo se si possono anche portare in hotel oppure a casa per fare qualche foto, la signora della cassa fa un largo sorriso e risponde con una sola parola, strusciando indice e pollice, «money». Online non mancano certo le foto di tigri a bordo piscina, in giardino per la foto profilo di Tinder, oppure quelle di bambine a cavalcioni di elefanti mentre camminano in spiaggia. Per ogni richiesta c’è un’offerta, non importa quanto crudele.

“Ambasciatori” cercasi
A permettere l’esistenza di attività come lo zoo di Phuket è l’assenza di norme stringenti in materia. In Thailandia, nonostante nel 2014 sia stato approvato un codice per il benessere animale, la legge è insufficiente e scarsamente applicata. «Crediamo che sarà la consapevolezza il principale motore dello spostamento verso un approccio più compassionevole al turismo» spiega a Nuova Ecologia Vincent Gerards, direttore del Phuket elephant sanctuary, una riserva per elefanti dove gli animali possono essere osservati in natura, con minimi contatti con l’uomo. «Questo è il motivo per cui l’aspetto educativo è parte integrante di ogni visita al Santuario (una riserva per elefanti davvero ecosostenibile, nda) – racconta Gerards – Dopo il loro incontro a distanza con gli elefanti, molti visitatori diventano veri e propri ambasciatori del benessere animale, utilizzando i social media e le recensioni online per convincere altri viaggiatori a scegliere attrazioni etiche durante il loro viaggio in Thailandia».
Troppi turisti scelgono però ancora attrazioni che di etico non hanno nulla. «Sono meno reali per noi – ha spiegato Susan Clayton, professoressa di Psicologia e studi ambientali presso il College of Wooster, Ohio, in un’intervista concessa a National Geographic – incontrandoli il più delle volte in ambienti controllati come gli zoo, gli animali esotici sono diventati meri oggetti di scena». Insomma, dopo aver sterminato migliaia di specie di animali, oggi ne facciamo bella mostra sui profili social. Umiliando e schiavizzando quei pochi esemplari rimasti.l

Air Jordans