Andamento lento

In tempi di discussioni sulle grandi opere sarebbe il caso di pensare a infrastrutturare il nostro territorio per accogliere il turismo slow

Vetta Subasio, andamento lento

Fatto cento il numero di turisti americani, 70 fra questi si definiscono turisti “attivi”, mentre gli altri 30 si percepiscono come mass travelers, ovvero viaggiatori tradizionali che non approfittano delle giornate di vacanza per correre, remare, pedalare, scalare o, più semplicemente, camminare. La scelta di fare del 2019 l’Anno del turismo lento coglie dunque una tendenza nel settore che cresce ovunque, non solo oltre oceano. Una vacanza fatta spesso di percorsi, utilizzata per “entrare” in un territorio, per provare a carpirne l’anima indugiando fra cibi ed esperienze, visite a piccoli musei e incontri con gli inconsapevoli attori del luogo.
Turismo lento non solo nel suo incedere in un territorio, nel suo trascorrere da una località all’altra, ma anche nell’approccio al tempo della vacanza, non più scandito dall’urgenza del divertimento, dalla necessità dei riti estivi, ma orientato alla lentezza che approfitta della casualità, fa tesoro dell’incontro fortuito, vive il tempo della vacanza come vacatio appunto, tempo dell’ozio e della sospensione dagli obblighi. In tempi di discussioni sulla realizzazione di grandi opere sarebbe il caso di pensare a infrastrutturare il nostro territorio per accogliere degnamente questi nuovi turismi. E ci vorrebbe davvero poco, come si era cominciato a fare con la rete delle ciclovie turistiche nazionali, una serie di percorsi ciclabili finanziati, ma ancora lungi dall’essere praticabili.
Scommettere sulla realizzazione di un percorso di turismo lento, sia esso una ciclovia o un sentiero, significa creare il famoso “sistema territoriale”, fare rete fra i piccoli operatori, spostare l’attenzione dalle destinazioni e dagli attrattori all’itinerario stesso, e magari anche alle varianti che è possibile scoprire o inventare lungo il corso principale. Un sistema turistico che faccia del territorio il suo fattore di competizione, che su di esso distribuisca risorse e ricchezza, al servizio di una nuova leva di turisti più attivi, curiosi e consapevoli. Di questo sarebbe il caso di parlare in quest’anno dedicato al turismo lento, sperando che non si esaurisca tutto nel solito racconto sulle eccellenze enogastronomiche.