Anbi, la plastica fa crescere anche il rischio idrogeologico

L’Associazione nazionale dei consorzi di bonifica denuncia le conseguenze dell’inciviltà di chi getta i rifiuti nei fossi o nei canali di scolo, che finiscono nei corsi d’acqua. Intasandoli

immagine di operai al lavoro per rimuovere "tappo" nel Canale Nuovo di Lucca

“Se la plastica abbandonata è un’allarmante fonte di inquinamento per gli oceani, pregiudicati annualmente da 8 milioni di tonnellate di rifiuti plastici, lo stesso materiale è, in proporzione, una grave fonte di pericolo per la rete idraulica del Paese”. A dirlo è Francesco Vincenzi, presidente dell’Associazione nazionale dei consorzi di bonifica (Anbi), in occasione della Giornata mondiale dell’ambiente.

“L’inciviltà di chi getta rifiuti, in gran parte di plastica, nei fossi o nei canali di scolo è concausa di aumento del rischio idrogeologico – ha spiegato Vincenzi – già accentuato dalla violenza degli eventi meteo, conseguenza dei cambiamenti climatici. La pulizia delle acque dai materiali in sospensione (ramaglie, ma anche bottiglie di plastica, rifiuti, oggetti domestici) è una delle principali voci di spesa nei bilanci dei Consorzi di bonifica. Meno di due mesi fa, l’esondazione del Canale Nuovo in provincia di Lucca, fu causata proprio dal ‘tappo’ creato da materiale di scarto, soprattutto plastica, incastratosi all’inizio di un tratto tombato del corso d’acqua”.

“Per tutto questo – ha aggiunto Massimo Gargano, direttore generale di Anbi – i Consorzi di bonifica sono impegnati da tempo in una costante azione di educazione ambientale, che accanto a percorsi scolastici vede l’organizzazione di decine di giornate ecologiche, mirate alla pulizia di ecosistemi, degradati dalla presenza di rifiuti, perlopiù bottiglie e sacchetti di plastica”.