mercoledì 20 Gennaio 2021

Anagni, cemento bipartisan

Da luogo identitario a grande parcheggio. È la sorte che potrebbe toccare al giardino dell’area archeologica di Piscina, anima del centro storico di Anagni, la città dei papi del frusinate. Proprio a ridosso del punto in cui si stagliano imponenti le mura degli Arcazzi – tre massicci pilastri in blocchi di travertino, alti oltre 16 metri e collegati a un tratto semicircolare delle mura romane del II e III secolo a.C. – l’amministrazione di centrodestra intende sversare colate di cemento per creare nuovi posti auto.

Un piano di gran lunga più invasivo di quello del parcheggio sulla cinta muraria su cui si era già “incaponita” la precedente giunta di centrosinistra. Colori politici diversi ma stesso obiettivo, che almeno per il 2020 non verrà centrato. L’opera, a cui la giunta ha dato il via a fine 2019, slitterà al 2021. Formalmente per due motivi: le carenze del progetto, che non risponde a quanto previsto dal Codice degli appalti, e la mancanza di un parere preventivo da parte della Soprintendenza archeologica. Ma a pesare sullo stop sono state anche le pressioni delle associazioni, che con le loro denunce hanno attirato sia la prefettura di Frosinone che l’Autorità nazionale anticorruzione. Sulla ricostruzione di quanto sta avvenendo ad Anagni, Nuova Ecologia ha chiesto risposte alla giunta comunale, senza ottenerne. A parlare è invece Rita Ambrosino di Legambiente Anagni, fra le realtà che da tempo si battono per evitare lo scempio urbanistico e ambientale. «Col passaggio da un’amministrazione all’altra è cambiata solo la circonvallazione in cui si intende costruire il parcheggio… Ma qui non c’entra l’appartenenza politica: è il modo di guardare alla città, al suo presente e futuro, che non condividiamo». Per Nello Di Giulio, consigliere di minoranza ed esponente di Anagni cambia Anagni, «alla follia del danno ambientale e paesaggistico si aggiungerebbe uno sperpero enorme: l’80% dei costi, oltre 2 milioni di euro, sarebbe destinato alla realizzazione di una nuova area del parcheggio, la somma residua a una fantomatica “riqualificazione” dell’area archeologica, che verrebbe invasa da travi e pilastri di cemento armato e da strutture in ferro e acciaio che ne deturperebbero la bellezza».

È innegabile che la configurazione urbanistica di Anagni, analoga ad altre decine di centri di origine preromana e sviluppatesi in epoca medievale, ponga il problema dei parcheggi. Ma fra l’esigenza di creare posti auto per alleggerire il traffico nel centro storico e la salvaguardia di un patrimonio di valore, esistono alternative praticabili. «Non è facendo un parcheggio che si migliora la mobilità – riprende Ambrosino – Serve un diverso criterio di utilizzo della città e dei suoi spazi. Andrebbero creati posti auto intorno alla cinta muraria collegandoli a un servizio navetta gratuito che percorra il centro storico e le circonvallazioni in orari prestabiliti. Questo servizio esiste già e potrebbe essere incentivato». Fra le proposte più caldeggiate, quella di creare una connessione fra il centro storico e un parcheggio multipiano, situato nella parte nord della città, oggi sotto utilizzato per via del depotenziamento del vicino ospedale. «Un aggiornato piano di mobilità cittadina dovrebbe partire dal riutilizzo di quel centinaio di posti auto in esubero, collegandoli al resto del centro urbano – conclude Di Giulio – Siamo invece di fronte a un’idea di città disarticolata, in contraddizione con una moderna visione di sviluppo ecosostenibile che ponga al centro il cittadino e il suo diritto a un ambiente più salubre».

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Rocco Bellantone
Classe 1983, nato a Reggio Calabria, cresciuto a Scilla sullo Stretto di Messina, residente a Roma. Giornalista professionista, mi occupo da anni di questioni africane e tematiche ambientali

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