Amnesty chiede a Israele di rilasciare l’attivista minorenne Ahed Tamimi

Arrestata il 19 dicembre scorso, la diciasettenne palestinese deve rispondere di 12 capi d’accusa tra cui aggressione aggravata dopo la pubblicazione di un video in cui prendeva a schiaffi e calci due soldati israeliani. L’associazione per i diritti umani: “Tel Aviv disprezza norme internazionali a protezione dei minori”. Secondo le organizzazioni locali sono 300 quelli palestinesi detenuti in Israele

Amnesty International ha sollecitato le autorità israeliane a rilasciare immediatamente l’attivista minorenne palestinese Ahed Tamimi, che resta in detenzione nel tentativo di scoraggiare altri suoi coetanei dall’intraprendere analoghe proteste contro la repressione delle forze occupanti.

L’inizio del processo nei confronti di Ahed Tamimi è fissato per il 13 febbraio, di fronte al tribunale militare di giustizia minorile di Ofer. La 17enne deve rispondere di 12 capi d’accusa, tra cui aggressione aggravata, a seguito della pubblicazione di un video che la riprendeva mentre prendeva a schiaffi, calci e pugni due soldati israeliani, il 15 dicembre, nel suo villaggio natale.

“Rifiutando di rilasciare Ahed Tamimi, arrestata il 19 dicembre, le autorità israeliane mostrano di disprezzare il loro obbligo di protezione dei minorenni, sancito dal diritto internazionale”, ha dichiarato Magdalena Mughrabi, vicedirettrice di Amnesty International per il Medio Oriente e l’Africa del Nord.

“Ahed Tamimi, una ragazza disarmata, non costituiva alcuna minaccia per i due soldati dotati di armi pesanti e di protezioni. Nulla che abbia fatto può giustificare il proseguimento della sua detenzione e le aggressive sessioni d’interrogatorio che è stata costretta a subire nelle prime due settimane dall’arresto”, ha aggiunto Mughrabi.

“Eppure ancora una volta le autorità israeliane hanno risposto a un atto di sfida da parte di un minorenne con una misura del tutto sproporzionata rispetto a quanto accaduto”, ha proseguito Mughrabi.
Secondo la Convenzione sui diritti dell’infanzia, di cui Israele è stato parte, l’arresto, la detenzione o l’imprigionamento di un minore devono essere considerati come l’ultima misura a disposizione e devono durare il minor tempo possibile.
Ahed Tamimi, che ha trascorso il suo 17esimo compleanno in detenzione, potrebbe subire fino a 10 anni di carcere in caso di condanna. Il processo potrebbe durare parecchi mesi.

Ogni anno centinaia di minorenni palestinesi vengono processati dai tribunali militari di giustizia minorile, spesso a seguito di arresti nel corso di raid notturni. I minorenni arrestati vengono sottoposti a maltrattamenti come l’obbligo di rimanere bendati, a minacce, all’isolamento e ad interrogatori in assenza di avvocati o familiari. Secondo le organizzazioni locali per i diritti umani sono circa 300 i minorenni palestinesi nelle prigioni e nei centri di detenzione d’Israele.