Ambiente al voto

Dissesto idrogeologico e cambiamenti climatici. Economia circolare ed energie rinnovabili. Viaggio nei programmi elettorali delle forze politiche. Alla ricerca delle proposte su cui puntano per costruire consenso

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Ma quanto conta l’ambiente in questa campagna elettorale? Spulciando i programmi delle formazioni politiche in materia, si può provare a costruire quello che dovrebbe essere il “pacchetto” di proposte su cui dovrebbe svilupparsi un confronto tra le diverse forze in campo. Usiamo il condizionale perché le questioni ambientali faticano, per usare un eufemismo, a trovare spazio, almeno finora, schiacciate da altri temi: uno su tutti l’immigrazione. Per non parlare delle promesse di tagli e cancellazioni di norme discusse, dal Jobs act alla legge Fornero, approvate negli ultimi anni.

Cominciamo dalla principale forza politica che ha sostenuto i governi della scorsa legislatura: il Partito democratico. In cima alle priorità c’è il tema dei rifiuti, per i quali dovranno essere messi in piedi sia un sistema di riferimento nazionale, per superare l’odierna frammentazione, sia un’efficace fiscalità ambientale. In questo quadro i prossimi anni, per il Pd, saranno quelli dell’introduzione della tariffa puntuale per sancire il concetto che “chi inquina paga e chi è virtuoso risparmia”. A seguire troviamo una serie di proposte sull’economia circolare che dovrebbero essere sinergiche con “Industria 4.0”, creando un contesto per le piccole e medie imprese, fatto anche di fondi e incentivazioni che disegnino un quadro preciso disegnato in base alle reali esigenze delle aziende, che si trovano ad affrontare la doppia sfida rappresentata dall’innovazione tecnologica e dalle questioni ambientali. «Oltre a tutto ciò si dovrà porre con forza la questione di carattere culturale sull’ambiente – afferma Stefano Mazzetti, responsabile ambiente del Pd – ed è necessario investire sulle nuove generazioni, perché partendo dal cambiamento dei comportamenti dei singoli si può arrivare a cambiare quelli collettivi. Si tratta di un nodo fondamentale, perché se non si fa ciò anche le migliori politiche ambientali sono destinate a essere minoritarie». L’altro asse del programma è quello legato alle città e alla loro vivibilità, da affrontare con più decisione nella prossima legislatura. «Circa la mobilità è chiaro che dovrà essere elettrica e devo dire che già con la Strategia energetica nazionale abbiamo affrontato la prima fase: la transizione – prosegue Mazzetti  – Oltre a ciò è necessario che si faccia sistema sulle questioni ambientali, che sono tutte connesse». Per il Pd, infatti, è necessario che sia completato, in primo luogo il lavoro fatto nella legislatura precedente, come la legge sul consumo di suolo che è rimasta ferma. Sempre in tema di territorio la priorità è quella di dare degli strumenti tecnici ai Comuni, per affrontare sfide come quelle dell’adattamento ai cambiamenti climatici e del dissesto idrogeologico.

Sbarcato in Parlamento con numeri imprevisti e “candidato”, negli auspici dei suoi leader e nei sondaggi, a conquistare il 4 marzo il primato dei voti, il M5S ha nel programma elettorale sia principi generali su ambiente ed energia, che proposte concrete, presenti all’interno anche di altre sezioni. L’impronta ecologica e la sostenibilità ambientale, per esempio, sono inserite tra i principi guida di tutto il programma, mentre è interessante l’attenzione dedicata alla contabilità ambientale, con una serie di cifre circa i costi delle cosiddette esternalità ambientali, che oggi sono visibili solo nel caso delle emergenze.

Sul fronte dell’economia circolare, una proposta riguarda proprio la questione dei costi ambientali da incorporare all’interno del prezzo dei prodotti, accolta con favore da oltre il 90% degli iscritti del portale Rosseau che si sono pronunciati in merito: 18.815. In questo quadro s’inserisce anche la proposta di istituire un’Agenzia nazionale per il riciclo, che dovrebbe lavorare con un centro di ricerca. Per quanto riguarda l’energia il punto chiave del programma dei Cinque stelle è una premessa: stop immediato agli aumenti dei consumi energetici, con conseguente massiccia introduzione dell’efficienza e una riduzione strategica del 37% al 2050, con un netto spostamento verso le rinnovabili. Il tutto con un occhio all’Europa. «Il nostro Piano energetico punta all’autonomia al 2050, che deve essere realizzata con le rinnovabili e la generazione distribuita, le uniche alternative possibili in Italia – afferma l’eurodeputato Dario Tamburrano – e tutto deve essere realizzato in accordo con le indicazioni delle direttive e dei regolamenti europei, anche quelli che saranno adottati nei prossimi anni. Su questo stiamo lavorando a Bruxelles, con una particolare attenzione verso i cittadini e il loro ruolo per quanto riguarda l’energia: prosumer e comunità energetiche». Guardando al futuro del mondo dei trasporti, il M5S punta sull’elettrico, visto che si dovrà passare dall’odierno 2% al 90% di elettrificazione del settore al 2050.

La forza politica storicamente ambientalista, i Verdi, ha invece fatto una scelta di coalizione, formando l’aggregazione Insieme (Verdi, Psi e Area Civica) alleata con il Pd. I punti principali del programma riguardano la definizione di un piano “Clima ed energia”, la rottamazione del motore a scoppio, la collocazione di colonnine elettriche per lo sviluppo della mobilità sostenibile, ai quali s’aggiungono investimenti nel trasporto pubblico e ciclabile. Oltre a ciò, la lista Insieme punta su agricoltura biologica e biodinamica, la legge sul consumo del suolo e sul contrasto all’abusivismo edilizio, ai quali si affiancano la fiscalità agevolata per l’economia circolare e l’istituzione di nuovi parchi per difendere la biodiversità. «Abbiamo aggiunto nel nostro programma l’opposizione al Fiscal compact, che deve essere cancellato, approfittando delle modifiche in discussione al trattato europeo – spiega Angelo Bonelli, coordinatore dell’esecutivo nazionale dei Verdi – Più in generale il nostro tema fondamentale è quello dell’economia circolare, che riguarda anche il mondo del lavoro più in generale». La questione ecologica, secondo i Verdi, deve essere al centro di una visione diversa di sviluppo. E per questo propongono da un lato l’introduzione di aree “no tax” per le realtà della nuova ecologia sostenibile, da creare in zone che vivono crisi ambientali ed economiche, come l’Ilva di Taranto, e dall’altro lo sviluppo, accanto al Pil, degli indicatori che misurano il benessere sociale e ambientale (l’attuale Bes). «Oltre a ciò puntiamo su ricerca e sviluppo pubblici, che devono essere incrementati colmando il gap che abbiamo come sistema Paese con le altre nazioni europee – conclude Bonelli – Oggi assistiamo a un abbandono da parte dei privati di settori di ricerca indispensabili, come dimostra il caso della Pfizer, che lascia la ricerca sui medicinali per combattere l’Alzheimer e il Parkinson. Per la salute e per l’ambiente, quindi, è necessaria la ricerca pubblica».

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“Liberi e Uguali”, la nuova formazione politica guidata da Pietro Grasso ha affidato il compito di coordinare la sua campagna elettorale all’ex presidente di Legambiente, Rossella Muroni. Restando a Sinistra, Potere al popolo ha un punto programmatico dedicato all’ambiente, in cui attacca le grandi opere e premette che non è possibile la difesa ambientale se non si esce dalla “logica del profitto”. Pap punta anche a una moratoria dell’estrazione dei fossili in Italia e all’eliminazione dei sussidi a queste fonti, a un concreto piano nazionale per la bonifica dei siti inquinati, a un piano d’investimenti per la mobilità sostenibile e il trasporto pubblico e alla messa in sicurezza e salvaguardia preventiva dei territori.

L’ambiente sembra quasi svanire, almeno dai programmi, passando sull’altro lato degli schieramenti politici, quello delle forze di Centrodestra. Fratelli d’Italia ha un punto sull’ambiente all’interno del documento programmatico “Le tesi di Trieste”, nel quale si parla, in maniera generica, di difesa delle risorse per le generazioni future, dissesto idrogeologico, contrasto all’inquinamento, messa al bando dei materiali non biodegradabili e sviluppo delle rinnovabili. Per la Lega Nord le parole d’ordine sono la detassazione e l’investimento, “senza badare alle regole demenziali di Bruxelles”, come si legge sul sito ufficiale della Lega, combattendo l’abbandono di campagne e montagne, puntando sulla lotta al dissesto idrogeologico e alla cementificazione selvaggia e rivendicando alla Lega il ruolo di tracciare una “linea di uno sviluppo moderno e sostenibile”. Forza Italia rinvia al programma della coalizione con la Lega e Fratelli d’Italia, ma tra i dieci punti previsti nessuno riguarda l’ambiente. Che, evidentemente, non deve essere una priorità.