Amazzonia, ucciso un capo indigeno da cercatori d’oro

La vittima è Emyra Wajapi, leader degli indigeni dell'etnia Wajapi, stanziati nello Stato di Amapá. Nel mirino delle critiche il presidente Bolsonaro per aver aperto le riserve allo sfruttamento minerario

Immagine di una comunità indigena in Amazzonia

Ucciso con una coltellata da cercatori illegali d’oro e diamanti. È la fine che ha fatto Emyra Wajapi, capo degli indigeni dell’etnia Wajapi, stanziati nello Stato di Amapá a ovest dell’Amazzonia brasiliana. Ad ammazzare il sessantottenne leader degli indigeni locali sarebbe stato un gruppo di ‘garimpeiros’.

A denunciare l’omicidio è stata l’attivista Marina Amapari, la quale ha dichiarato ai media brasiliani che l’uccisione di Emyra Wajapi è avvenuta lo scorso 24 luglio nel villaggio di Marity. Dopo l’assassinio altri cercatori si sono uniti a quelli già presenti sul territorio, obbligando gli indigeni a fermarsi nella zona e a raggiungere le proprie case in barca o con veicoli improvvisati.

“Hanno ucciso il leader Emyra Wajapi con una coltellata, chiediamo aiuto, i garimpeiros sparano, hanno fucili, hanno armi pesanti come mitragliatrici”, ha raccontato un indigeno come riportato dall’agenzia Ansa. Nel mirino delle critiche è finito nuovamente il presidente Jair Bolsonaro che, da quando si è insediato alla guida del Paese lo scorso primo gennaio, ha aperto le riserve indigene allo sfruttamento minerario.

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