Alveari sotto attacco

Dagli inizi degli anni 2000 in Friuli sono frequenti le morìe di api, soprattutto durante la semina del mais. Da quando la procura di Udine indaga sull’uso illecito di pesticidi neonicotinoidi qualcosa sta cambiando. Nonostante le resistenze degli agricoltori  L’intervista al naturalista Fontana

Morìa Api in Friuli

Quando, un anno fa, la procura di Udine decide di andare a fondo sull’ennesima morìa di api avvenuta in primavera nella campagna friulana, non ha idea di ciò che scoprirà. Gli spopolamenti degli alveari, in concomitanza con la semina del mais, tra marzo e giugno, si registrano dagli inizi del 2000, non soltanto in Friuli. La differenza è che qui la magistratura interviene. «L’evento oggetto di questa indagine non è episodico, mai avvenuto né segnalato», sottolinea la sostituta procuratrice Viviana Del Tedesco, che tradotto dal linguaggio giuridico significa che l’inchiesta si base su segnalazioni ripetute per anni. Nel 2018 Legambiente le ha conferito il premio “Ambiente e Legalità” proprio per aver fatto emergere l’uso illecito di pesticidi neonicotinoidi in provincia di Udine.
L’indagine della procura friulana ha portato al patteggiamento della pena da parte di 21 agricoltori, sorpresi a conciare le sementi con queste sostanze, pratica proibita per legge dal 2013. Considerando l’estensione limitata dell’area oggetto di indagine, quel numero appariva già elevato, indice di un’abitudine diffusa, nonostante il divieto. Ma nella primavera del 2018 le segnalazioni di morìa di api sono continuate. Per la procura «risultava strano che i soggetti, controllati nel 2017, perserverassero nella pratica illecita». Nasce da quel precedente l’esigenza di ulteriori verifiche. Vengono eseguiti campionamenti negli undici apiari colpiti dai nuovi spopolamenti e al laboratorio di analisi è richiesto di cercare neonicotinoidi e, genericamente, altri fitofarmaci. Si è rilevata così la presenza di methiocarb, un potente pesticida contenuto nel Mesurol, prodotto utilizzato come repellente per gli uccelli ma con azione anche insetticida. La granella di mais viene venduta direttamente conciata, “infarinata” con questa sostanza, pronta per la semina. Si tratta di un prodotto regolarmente in commercio, ma chi lo utilizza ha l’obbligo di seguire determinate prescrizioni, dato che l’etichetta riporta testualmente: “Il prodotto è tossico per le api”. È quindi vietato seminare granella conciata con Mesurol quando gli insetti impollinatori sono in attività, cioè di giorno, e con il vento. Le macchine seminatrici, inoltre, dovrebbero essere dotate di deflettori, per far cadere i fumi nel terreno. Il rischio dispersione in ambiente infatti è elevatissimo e quando le microparticelle colpiscono le api ne provocano la paralisi delle ali e la morte. In alcuni casi gli insetti non riescono neanche a rientrare, in altri tornano tremolanti per poi morire in prossimità degli alveari.
«Pareva inimmaginabile che così tanti agricoltori nei fondi circostanti agli apiari seminassero ignorando le prescrizioni previste dall’etichetta, quantomeno per la salvaguardia della propria salute», prosegue la pm Del Tedesco. Sono state effettuate oltre quattrocento ispezioni nei terreni compresi nel raggio di un chilometro e mezzo dagli apiari, ed è stato appurato ciò che appariva impossibile: nella quasi totalità dei casi erano state utilizzate sementi conciate con il Mesurol. Gli agricoltori non hanno mai smentito di aver seminato in pieno giorno, senza precauzioni. Né i momenti di semina erano stati scelti in base alla presenza o meno di vento. Dai controlli sono inoltre emerse molte irregolarità nello smaltimento dei sacchi e nella compilazione dei quaderni di campagna. Il tutto denotava una scarsa consapevolezza dei rischi collegati all’utilizzo dei pesticidi, non solo per l’ambiente e per le api ma anche per se stessi. D’altra parte, secondo i dati Ispra, nel 2015 in Friuli-Venezia Giulia si usavano 7,6 kg di pesticidi per ettaro, contro una media nazionale di 4,9.
«La mentalità più diffusa di chi pratica agricoltura industriale è che i campi non vadano considerati come “ambiente” e per questo giustificano qualsiasi intervento – osserva Luigi Capponi, presidente del Consorzio apicoltori della provincia di Udine – Basterebbe attuare quanto previsto dalla normativa, cioè l’applicazione dei metodi di difesa integrata obbligatoria per la riduzione dell’uso di pesticidi, ma si pensa esclusivamente al reddito e l’ente preposto a fare informazione e formazione non opera in modo adeguato».
Lo scorso marzo la procura di Udine ha predisposto il sequestro preventivo di 236 terreni. E per 152 persone ha ipotizzato il reato di inquinamento ambientale, previsto dall’art. 452 bis del codice penale. «Fortunatamente – sottolinea il presidente di Legambiente, Stefano Ciafani – è possibile intervenire in casi come questo grazie alla legge sugli ecoreati». Fra gli indagati, questa volta, compare anche l’ex deputato e senatore di Forza Italia Ferruccio Saro, proprietario di uno dei fondi coinvolti e titolare di contributi Pac. Alcuni agricoltori, costituito un “Comitato spontaneo degli agricoltori, terzisti, conduttori e proprietari della terra”, hanno reagito andando a protestare con i trattori davanti alla sede della Regione a Udine, sostenendo che le inchieste giudiziarie degli ultimi anni hanno danneggiato l’immagine dell’agricoltura friulana. Coldiretti ha preso le distanze da quest’azione.
Intanto i terreni sono rimasti a disposizione degli agricoltori, con la condizione che non utilizzassero fitofarmaci, come il methiocarb contenuto nel Mesurol, senza seguire le prescrizioni indicate nella scheda tecnica. Il risultato è stato quello desiderato, anche se poi il provvedimento di sequestro preventivo è stato annullato. Quest’anno c’è stata molta più attenzione nelle semine e finalmente in provincia di Udine non si sono registrate morìe di api. Ci sono stati invece episodi preoccupanti di danneggiamento di arnie, possibili azioni di ritorsione per la segnalazione di morìe fatte dagli apicoltori. «Quando si verificano spopolamenti, noi apicoltori subiamo perdite economiche importanti – dice Giorgio Della Vedova – L’anno scorso le morìe hanno riguardato, su un totale di 300 in produzione, circa 70 dei miei alveari: un danno quantificabile in 15.000 euro, che per un’impresa individuale come la mia non è poco. Il fatto è anche che questi episodi si verificano in pianura, proprio dove l’apicoltura sarebbe favorita e darebbe maggior prodotto, dunque la perdita per noi e per l’ambiente è ancora più grave. Quest’anno le api sono in salute, pure con condizioni meteorologiche decisamente negative. Le aiutiamo nella nutrizione, con miele o sciroppo zuccherino, e loro riescono a cavarsela perché in un ambiente più salubre sono forti». La procura, intanto, prosegue il suo lavoro e nonostante le proteste con i trattori c’è chi sta valutando di patteggiare.