sabato 28 Novembre 2020

Alta velocità, abbonamenti a rischio per i pendolari

pendolari

Come evidenziato nell’ultimo rapporto Pendolaria diffuso da Legambiente, l’alta velocità rappresenta a oggi per l’Italia una realtà consolidata. In dieci anni, per effetto del raddoppio della flotta dei treni – da 74 nel 2008 a 144 nel 2019 – i passeggeri trasportati sono passati dai 6,5 milioni a 40 milioni nel 2018, con un aumento del 517%. Un percorso di crescita che rischia però di “lasciare a terra” oltre 15mila lavoratori pendolari che, ogni giorno, non hanno altro mezzo se non i treni ad alta velocità per recarsi al loro posto di impiego spostandosi tra Torino, Milano, Venezia, Padova, Verona, Reggio Emilia, Bologna, Firenze, Roma, Napoli e Salerno. Per tutte queste persone da mesi il Comitato nazionale pendolari alta velocità – Cnpav chiede che ai titolari dei ministeri dell’Ambiente, dei Trasporti e dell’Economia che venga stabilito come un diritto inalienabile il riconoscimento del titolo di viaggio in abbonamento e che, pertanto, ne venga scongiurata la soppressione. Da ciò dipende da una parte il rispetto del diritto alla mobilità sul territorio di queste migliaia di pendolari, dall’altra la salute dell’ambiente. Perché più trasporto su rotaia significa meno trasporto su strada e, di conseguenza, meno emissioni di CO2 da combustione di carburanti. Di questo stallo La Nuova Ecologia ha parlato con Grazia Mazzeo, rappresentante del Cnpav e referente del Comitato pendolari Na.Ro.Sa. (Napoli Roma Salerno).

Dieci anni di alta velocità in Italia. Come è cambiata la vita di chi ogni giorno si sposta in treno da una città all’altra per lavorare o studiare?

Grazia Mazzeo Comitato Pendolari Alta Velocità
Grazia Mazzeo, rappresentante del Cnpav

Anzitutto occorre condividere la consapevolezza che l’alta velocità non è utilizzata esclusivamente a beneficio di élite, ma in quanto consente di collegare fra loro le principali città del nostro Paese in cui sono concentrati la maggior parte dei posti di lavoro. Negli ultimi tre anni, solo lungo la tratta ad alta velocità Napoli-Roma c’è stato un aumento di lavoratori e studenti pendolari esponenziale. Tre anni fa erano 2.200, oggi sono circa 5mila. C’è grande attenzione per lavoratori e studenti che si spostano nel reticolo del pendolarismo regionale. Lungo le tratte che attraversano due regioni confinanti – ad esempio tra Lombardia e Piemonte, tra Emilia-Romagna e Toscana o tra Lazio e Campania – esistono delle realtà lavorative e sociali in costante crescita. Parliamo di oltre 15mila persone a cui, però, nessuno pensa di venire incontro.

Cosa occorre fare per rendere questa modalità di trasporto a misura di pendolare?

Di fronte a questi numeri in crescita continuano a mancare gli interventi necessari per far sì che l’alta velocità funzioni a tutti gli effetti come un servizio sociale. E ciò si può verificare solo se si punta, prima di tutto, su abbonamenti calmierati.

In caso contrario, cosa succederebbe?

Se un giorno ci dovessero sottrarre l’abbonamento (ad oggi erogato solo da Trenitalia ma tramite la formula del carnet di 40 o 60 viaggi da consumarsi nell’arco di un mese, ndr), cosa possibile vista la delibera 54/2016 dell’Autorità dei Trasporti, significherebbe che dovremmo andare a lavoro in auto. Con conseguenze negative che sono facilmente immaginabili per l’ambiente.

Cosa chiedete alle autorità competenti?

Chiediamo un intervento del governo, ma non sotto forma di assistenzialismo perché un lavoro lo abbiamo. Però rischiamo di non avere il modo per raggiungerlo nonostante l’alta velocità sia una modalità di trasporto efficiente e sostenibile. Si tratta di una problematica di carattere sociale, perché negli ultimi anni a cambiare non sono stati solo i trasporti ma anche il lavoro. E i pendolari devono essere messi nelle condizioni di poter andare a lavorare.

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