martedì 26 Gennaio 2021

Protezione Alpi, Vanda Bonardo: “Serve sinergia tra metropoli ed entroterra”

Vanda Bonardo
Vanda Bonardo

«Siamo dentro a cambiamenti epocali, che comporteranno altre crisi e nuovi sconvolgimenti: in questa fase di transizione, dobbiamo lavorare perché la regione alpina, per le potenzialità inespresse che possiede, trovi una nuova centralità, in Italia e in Europa», ha dichiarato Vanda Bonardo, responsabile Alpi di Legambiente, neoeletta presidente della sezione italiana della Cipra, la Commissione internazionale per la Protezione delle Alpi, a cui aderiscono oltre cento tra associazioni e organizzazioni di Italia, Slovenia, Austria, Svizzera, Francia, Germania e Liechtenstein.

In questi mesi, con la necessità di un distanziamento tra le persone, si sono accesi i riflettori su un mondo che da tempo è abituato a vivere in isolamento. Come potrebbe evolvere questo nuovo interesse per la montagna?
La pandemia che stiamo vivendo ci ha riportato con i piedi per terra, ci ha fatto scoprire la nostra fragilità. E sappiamo che non finirà qui. Anche il riscaldamento globale ci metterà sempre più di fronte a nuove sfide, per cui dobbiamo farci trovare pronti e saper costruire un mondo più equo, solidale e sostenibile. La montagna può dare un contributo cruciale, ma dobbiamo riuscire a rovesciare la prospettiva con cui guardiamo alle terre alte. La politica ha sempre considerato marginali questi luoghi, perché, essendo spopolati, non rappresentano bacini elettorali interessanti, e ci si è concentrati sui grandi centri. Ora è tempo di cambiare e come presidente di Cipra Italia lavorerò in questa direzione.

Ma come fare a modificare schemi mentali consolidati da decenni?
Pensiamo al Capitale Naturale: per lo più è localizzato nelle aree che chiamiamo interne, in buona parte in montagna, dove aria e acqua sono più pulite e dove c’è il maggior tasso di biodiversità. Ciò significa che, per esempio, è grazie alle foreste della Lombardia che a Milano è disponibile acqua pulita. Va quindi promossa una sinergia tra metropoli ed entroterra e dobbiamo imparare a tener conto dei servizi ecosistemici, quei molteplici benefici forniti dagli ecosistemi al genere umano. In quest’ottica, è chiaro che la qualità della vita delle città dipende anche dalle terre alte, che fino a oggi abbiamo trascurato. Come ci ha mostrato in modo drammatico la pandemia, tutto è interconnesso.

Le Alpi sono uno spazio che da secoli è stato abitato, non parliamo di aree totalmente selvagge, eppure la qualità ambientale è rimasta molto elevata. Che insegnamenti possiamo trarre, considerando il nuovo interesse verso le terre alte come luogo di vita?
È proprio così, lo spazio alpino è il risultato di secoli di interazione positiva tra uomo e ambiente. Pensiamo alla biodiversità dei prati, mantenuta grazie alle pratiche agricole tradizionali, in cui non viene usata la chimica e sono basse le emissioni di anidride carbonica: vanno promosse queste filiere locali, con cui si contribuisce anche al mantenimento del paesaggio. C’è poi un patrimonio edilizio interessantissimo da riqualificare e riabitare, sulle Alpi, senza dover consumare un centimetro quadrato di suolo in più. Ma per riportare le persone a vivere nelle aree interne servono soprattutto servizi: dalle scuole alla banda larga, che potrebbe consentire a molti di lavorare da casa anche in luoghi oggi ritenuti marginali. Infine, la montagna può dare molto come spazio di fruizione turistica ma non deve essere considerata un luna park. Serve attenzione. La sfida è imparare a ragionare tenendo insieme salute umana, benessere animale e tutela degli ecosistemi.

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Elisa Cozzarini
Laureata in Scienze Politiche all’Università di Trieste. con una tesi sull’Islam nell’isola di Mauritius. Scrive di immigrazione e ambiente dal 2006. collaborando con Vita non profit. La Nuova Ecologia. Repubblica.it. Nel 2010 ha curato "G2 e giovani stranieri in Italia. Politiche di inclusione e racconti". edito da Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e Vita non profit. Come fotografa. nel 2009 ha partecipato alla mostra intitolata “They won’t budge” (“Non si muoveranno”. da una canzone del cantante maliano albino Salif Keita). sugli immigrati africani in Europa. presso la New York University.

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