Alpe Devero, cime inviolabili

L’area è minacciata da un piano di sviluppo turistico che mina un delicato equilibrio

Alpe Devero

“Avvicinare le montagne”, con nuovi impianti a fune e infrastrutture. È questo il progetto di sviluppo turistico per l’area dell’Alpe Devero, conca glaciale a 1.600 metri d’altezza in Val d’Ossola, fra le Alpi Lepontine. L’area è in un Parco regionale allo stesso tempo Zona di protezione speciale e Sito di interesse comunitario, anche grazie alla sua lontananza dai grandi flussi di traffico. E lo scarso impatto antropico è una delle peculiarità che ogni anno attira migliaia di ciaspolatori e scialpinisti in inverno, scalatori ed escursionisti d’estate. Un territorio iscritto fra “i luoghi del cuore” del Fai a inizio febbraio perché minacciato da uno sviluppo “incompatibile coi suoi valori”.
Nel febbraio dello scorso anno è stato firmato un accordo territoriale fra la Provincia del Vco (Verbano Cusio Ossola, ndr), i Comuni di Varzo, Trasquera, Baceno e Crodo e la società San Domenico ski per la realizzazione di un piano di sviluppo turistico “finalizzato alla riqualificazione, alla razionalizzazione e al rilancio turistico del sistema montano”. Alla base di questo piano strategico, ribattezzato “Avvicinare le montagne”, un lotto di investimenti che punta sul potenziamento delle seggiovie e sulla creazione di impianti di risalita, innevamento artificiale, di una pista di slittino, un parcheggio e un percorso estivo per la mountain bike. Il piano prevede una spesa di circa 173 milioni di euro, 43 dei quali pubblici, da utilizzare in gran parte per la sistemazione di strade e infrastrutture. I restanti 130 milioni resterebbero a carico della San Domenico ski, che oggi gestisce il comprensorio sciistico nell’omonima località al di là del crinale dell’Alpe. Il piano è attualmente in fase di valutazione ambientale strategica, ma fin dalla sua pubblicazione ha raccolto numerose voci di dissenso. Partendo dall’appello di tre operatori turistici della valle, a novembre 2017 si è costituito il comitato Tutela Devero, che ha lanciato una raccolta firme (76mila adesioni al momento di scrivere, ndr) per proclamare la propria contrarietà all’accordo.
La critica principale mossa è di voler trasformare questo angolo alpino in un comprensorio turistico gestito come prodotto da commercializzare: la tipologia degli interventi sugli impianti, sulle infrastrutture e sulle strutture ricettive andrebbe a snaturare quei connotati di incontaminazione che sono i primi fattori di appetibilità agli occhi degli investitori. Un delicato equilibrio che invece oggi l’Alpe mantiene grazie alla sua vocazione per il turismo “dolce”, che non fa rimpiangere né i grandi numeri né le infrastrutture pesanti, anzi proprio per questo motivo viene scelta ogni anno da migliaia di viaggiatori stranieri, provenienti soprattutto da Svizzera, Germania, Olanda, Francia e Regno Unito. Il piano iniziale propone inoltre alcuni punti che contrastano la normativa vigente, come la funivia di collegamento, considerata strategica, fra il comprensorio di San Domenico e l’Alpe: un’opera già stralciata dall’attuale masterplan perché in contrasto con il piano paesaggistico regionale, che vieta il valico dei crinali.
Dall’altro lato della barricata, la San Domenico ski ha dichiarato di voler realizzare un’opera attenta all’ambiente, con interventi limitati alle aree esterne ai confini del Parco. Una scelta le cui conseguenze, secondo gli oppositori, andrebbero però a intaccare quelle zone contigue, anch’esse sottoposte a tutela, ma più vulnerabili in quanto non forti del “marchio Parco”. Un’opportunità che ciononostante rimane “irripetibile”, come ha dichiarato a La Stampa il sindaco di Baceno, Stefano Costa, durante la presentazione del piano nel settembre 2017. Fra le iniziative per il sì anche una raccolta firme, che oggi conta seimila adesioni. L’intervento però, secondo il comitato Tutela Devero, non avrebbe alla base un’analisi di contesto tale da giustificare la necessità di un simile investimento, e si prefigurerebbe come un’intesa volta a utilizzare un angolo alpino, famoso per il suo valore naturale, come brand da pubblicizzare per stampare skipass. Un paradigma di sviluppo territoriale, per il comitato, “culturalmente sorpassato, climaticamente insostenibile, economicamente in perdita”, al quale andrebbe sostituito un potenziamento della ricettività diffusa, delle piccole strutture che già costituiscono la spina dorsale turistica dell’Alpe. Nel frattempo, queste cime silenziose a due passi dalla Svizzera si trovano ad assistere all’antico match fra conservazione prudente e sviluppo “di belle speranze”.l