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All’Expo vince il trasporto pubblico

Logo dell'Expo 2015 agli ingressi dei padiglioni di FieraMilano Rho in occasione della Bit 2014  Logo Expo 2015 at the entrances of FieraMilano Rho at the Bit 2014

di MARIO PETITTO

 

Un grande evento sostenibile è possibile, nonostante tutto: è questa la lezione di Expo 2015 e delle misure ambientali attuate da società Expo all’interno del sito espositivo. Misure che non cancellano la faticosa e inefficiente gestazione istituzionale dell’evento, né le gravissime vicende di corruzione, né le continue correzioni di rotta che hanno prodotto una piastra espositiva di cemento rovente e una via d’acqua lasciata a metà. Ma che indubbiamente stanno già lasciando il segno: dal grande messaggio globale ‘nutrire il pianeta’, declinato nella lotta allo spreco alimentare – anche se molte altre sono le porte da aprire su un mondo sofferente di gravi squilibri alimentari -, alle buone pratiche edilizie ed energetiche di cui Cascina Triulza è un valido campionario, alla gestione quotidiana del sito e dei suoi rifiuti. Dalle Case dell’acqua che permettono di ridurre la produzione di bottiglie di plastica agli ottimi risultati della raccolta differenziata, sicuramente Expo comunica a visitatori ed espositori di ogni parte del mondo un messaggio positivamente contagioso. E anche quanto a flussi di visitatori, Expo ha mantenuto finora una delle sue promesse più impegnative: quella di un evento a misura di trasporto pubblico, senza provocarne il temuto collasso. Pochissimi i visitatori giunti finora con la propria auto, una percentuale stimata intorno al 12% degli ingressi. Bene, ma allora un grande evento sostenibile è possibile? Si direbbe proprio di sì, se chi lo organizza si fa carico di una corretta gestione ambientale.

Ma quella di Expo è purtroppo anche un’altra storia. Se ripercorriamo la lunga lista della spesa per investimenti destinati ad Expo i conti non tornano: i 1400 milioni destinati alla piastra e alle opere di Expo – inclusa la via d’acqua, realizzata solo in parte – in realtà non sono che una piccola parte dell’onere dell’evento e corrispondono ad un costo di 70 euro a visitatore (ammettendo che a consuntivo venga raggiunto l’obiettivo di almeno 20 milioni di visitatori). Tutto sommato un costo accettabile, considerata anche la copertura parziale dalla vendita di biglietti d’ingresso, anche se si sarebbe potuto spendere molto meno e molto meglio, e soprattutto in modo molto più trasparente di quanto le inchieste di magistratura abbiano fatto emergere.

Sono invece le interconnessioni stradali a far da padrone nella programmazione degli interventi essenziali e connessi ad Expo. Stiamo parlando di investimenti per quasi 9 miliardi (ma che a consuntivo hanno superato ampiamente i 10 miliardi di euro) a fronte di visitatori che raggiungono Expo con l’auto privata per un numero che non raggiunge i 1500 veicoli al giorno. Parametrato a questi flussi reali di traffico indotto da Expo, stiamo parlando di investimenti dell’ordine dei 20.000 euro per ogni visitatore arrivato con la propria auto privata. Una spesa folle, a fronte di un aumento di traffico assolutamente ininfluente e che di per sé non avrebbe richiesto alcuna opera di potenziamento della rete viaria lombarda, ma che ha comportato il sacrificio di oltre 1000 ettari di terreni agricoli, anche di grande pregio e fertilità, asfaltati da queste infrastrutture. Che, si dirà, resteranno anche dopo Expo. Ma se la Brebemi o la Pedemontana servivano ai lombardi, che bisogno c’era di sottrarre la realizzazione di queste opere a un processo fisiologico di programmazione degli investimenti, a una attenta valutazione benefici/costi, per imbarcarle invece sul treno di Expo?

“Restiamo dell’idea che grandi eventi come Expo possono essere portatori di idee positive e di visioni globali di futuro – dichiara Vittorio Cogliati Dezza, presidente Legambiente Lombardia – per questo non ci siamo sottratti ad una presenza attiva nel sito espositivo, insieme a molte altre realtà della società civile accolte dal padiglione di Cascina Triulza. Tuttavia è ora di ripensare, in Italia ma non solo, al modo in cui ci si accosta alla realizzazione di questi mega-eventi: per la Lombardia in particolare l’Expo verrà ricordato come la grande occasione per realizzare nuove e spesso inutili autostrade, drenando risorse pubbliche e private che avrebbero dovuto essere incanalate su percorsi più virtuosi, producendo invece impatti ambientali che si sarebbe potuto evitare”.

 

Gli interventi principali sulla rete stradale inseriti nel decreto Expo del 2008:

 

Importo (mln €)

Stato

 

Opere ‘essenziali’

Connessione SS11-A8

157

Realizzata

 

Connessione SS11-SS233

105

Realizzata in parte

 

Aree parcheggio, 22.500 posti auto

64

Realizzati

 

Opere ‘connesse’

Autostrada BreBeMi

1686

Realizzata

 

Autostrada Pedemontana

4560

Realizzata 20% ca

 

Autostrada TEEM

1742

Realizzata

 

SP Rho-Monza

306

In cantiere

 

Altri interventi

250

   

Totale costi (da preventivo)

8870

   
Francesco Loiacono
Direttore La Nuova Ecologia. Giornalista ambientale autore di inchieste su dissesto idrogeologico, inquinamento industriale, bonifiche e amianto. Email: direttore@lanuovaecologia.it Twitter: @francloia

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