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La campagna “Alleva la speranza” al fianco di chi non abbandona le terre del terremoto

Riparte “Alleva la speranza +”, la campagna promossa da Legambiente ed Enel per sostenere le realtà colpite da terremoto e pandemia. Che per ricominciare puntano su turismo di prossimità, natura e storia

Parola d’ordine: “non abbandonare” ma rimanere a vivere nelle aree interne colpite dal sisma e anche dall’emergenza Coronavirus. Puntando sull’ospitalità, sul turismo di prossimità e le bellezze naturalistiche, paesaggistiche e storiche. Questo il filo conduttore che tiene insieme le nuove realtà da sostenere con “Alleva la speranza +”. La campagna di crowdfunding, promossa da Legambiente ed Enel sulla piattaforma Planbee, continua il suo impegno nell’Italia centrale colpita dal terremoto e allarga il suo campo d’azione dando spazio anche alle aziende del settore turistico extra alberghiero che affrontano le perdite di questo strano 2020 segnato da pandemia e lockdown. Una nuova veste, quindi, grazie alla partnership di Fondazione Symbola, Federtrek, Turismo verde e l’associazione Host Italia. «La ricostruzione post sisma fatica a decollare – spiega Enrico Fontana di Legambiente – e in più l’emergenza Coronavirus ha inferto un altro pesante colpo a queste zone, soprattutto dal punto di vista economico e turistico. Stiamo parlando di un terremoto dentro il terremoto». Gli fa eco Nicoletta Novi di Enel Italia: «Con questa nuova fase della campagna vogliamo contribuire al rilancio dell’ospitalità e del turismo nelle aree del Centro Italia».  Tra le tante realtà che hanno risposto alla call sono stati scelti l’Equorifugio “Vincenzo Sebastiani” a Rocca di Mezzo (Aq), l’azienda agricola “Dolci Giuseppina” a Monteleone di Spoleto (Pg), il rifugio “Mezzi litri” ad Arquata del Tronto (Ap), il Cea di Poggiodomo (Pg).

L’esperienza del rifugio “Vincenzo Sebastiani” 

Eleonora Saggioro ha 50 anni e la sua prima esperienza al rifugio “Vincenzo Sebastiani” a Rocca di Mezzo (Aq) è stata quando ne aveva 22. Un vero colpo di fulmine e un amore da cui non si è più liberata. Tanto da tornarci come coordinatrice dei volontari del Cai di Roma dal ’98 al 2000 e poi, proprio nel 2000, per fondare la cooperativa Equorifugio e prenderlo in gestione con altri due soci. «In quegli anni esistevano i rifugi nelle Alpi ma farne uno in Abruzzo sembrava un’idea un po’ bislacca – racconta Eleonora – poi c’ero io, una donna a gestirlo. E in più molte altre ragazze sono venute a lavorare con me». In questi vent’anni il rifugio non ha mai chiuso, garantendo un’apertura a richiesta anche nei fine settimana invernali. «La peculiarità del Sebastiani fin da subito – spiega – è che era non solo un presidio per la sicurezza, di arrivo e partenza per le escursioni, ma anche un presidio culturale». Con l’idea quindi che il rifugio potesse essere la meta ultima, dando la possibilità non solo di andarci a mangiare, ma anche di assistere a eventi culturali legati alla montagna. Purtroppo dallo scorso marzo è chiuso a causa delle ordinanze governative per il Covid-19 e poi per lavori di ristrutturazione. La riapertura è prevista per primavera e il sostegno di “Alleva la speranza +” è imprescindibile. «Con i fondi della campagna ridisegneremo gli spazi sia per la zona pranzo che per quella notte: realizzeremo i letti delle due camerate, i tavoli e il tavolato della zona ristoro esterna per garantire il necessario distanziamento, tutelando la salute degli escursionisti».

Eleonora Saggioro del rifugio “Sebastiani”. Foto di Lorenzo Pallini

Dolci Giuseppina, un’azienda familiare

Il terremoto del 2016 non ha creato solo danni fisici concreti, ma anche i cosiddetti “danni indiretti”. È il caso dell’azienda agricola “Dolci Giuseppina” che si trova a Monteleone di Spoleto, in alta Valnerina (Pg), ai bordi della zona sismica. «Abbiamo avuto un enorme danno economico dovuto all’arresto del mercato locale, fondamentale per la sopravvivenza dell’impresa – spiega il figlio Domenico Angelini, che insieme al padre e alla madre gestisce l’azienda – Fiere e mercati non vengono più organizzati e la domanda è diminuita drasticamente, sia da parte dei privati che dai ristoranti e dalle strutture locali». Proprio per questo avevano puntato sul mercato del Nord, partecipando a fiere e mercati nelle regioni settentrionali e iniziando ad avere dei clienti “affezionati” ai loro prodotti biologici: legumi, come fagioli, ceci o cicerchia, e cereali fra cui il farro dop di Monteleone, ma anche lo zafferano e il miele. «Purtroppo con la pandemia e il successivo lockdown – continua Domenico – anche questo nuovo mercato si è bloccato. Occorre ripartire dal territorio, riportare le persone qui». Con il sostegno di “Alleva la speranza +” vorrebbero creare su una terrazza un punto di degustazione panoramico, e acquistare nuove arnie per le api.

Domenico Angelini dell’azienda agricola “Dolci Giuseppina”. Foto Lorenzo Pallini

Sibillini accessibili

Quello del rifugio “Mezzi litri” a Forca di Presta (Ap) è un progetto di vita nato nel campo della Protezione civile davanti ad Arquata del Tronto devastata dal terremoto. Stefano Cappelli era il panettiere storico del paese, con il sisma ha visto il suo forno distrutto e con esso la sua vita precedente. Elena Pascolini era una volontaria dell’Ares della Protezione civile. Entrambi da subito vogliono fare qualcosa per rilanciare Arquata del Tronto e i Monti Sibillini, per evitare lo spopolamento di un’area tra le più belle delle Marche. Per questo, dopo aver organizzato tante iniziative per portare le persone a conoscere quei luoghi, due anni fa hanno fondato l’associazione Monte Vector. «Cercavamo una sede – racconta Stefano – e alla fine abbiamo trovato un casale che pur essendo a pochissimi metri dalla faglia è intatto ed è vicino al “sentiero per tutti”, realizzato dal Parco dei Sibillini con una rampa d’accesso per disabili». Il loro obiettivo è realizzare una montagna che sia davvero per tutti. «Grazie all’aiuto di Alleva la speranza realizzeremo una yurta e una rampa per i disabili, che la colleghi ai servizi igienici – conclude Stefano – Realizzando il nostro sogno di un Appennino inclusivo senza barriere che permetta a qualsiasi persona di scoprire le bellezze del territorio».

Brigida Stanziola, coordinatrice del Cea “Il sentiero” a Poggiodomo. Foto di Lorenzo Pallini

A Poggiodomo un centro di educazione ambientale

Nel Comune più piccolo dell’Umbria, a Poggiodomo, c’è il centro di educazione ambientale “Il sentiero”, che dal ‘96, grazie a Legambiente, ospita campi di volontariato, centri estivi, attività per gli under 18 e un laboratorio geologico che attrae universitari da tutto il mondo. Il Cea è sempre a disposizione della comunità locale. Nel 2016 con il primo terremoto è stato per gli abitanti un vero e proprio ricovero. Anche con l’emergenza Coronavirus molte riunioni si svolgono nell’ampia sala areata e sanificata: qui si sono organizzati i consigli comunali. «Con il terremoto è stato impossibile continuare le attività educative – spiega la coordinatrice Brigida Stanziola – Il problema è continuato con la pandemia: abbiamo dovuto disdire diverse prenotazioni». Ma il Cea, nonostante le difficoltà, rilancia. «Con il sostegno della campagna vorremmo intervenire su tre aspetti – conclude Brigida – il miglioramento dell’efficienza energetica, la realizzazione di un “albergo diffuso”, grazie al supporto degli abitanti proprietari di case vuote durante l’anno, e il sostegno alla gestione dei rifiuti, attraverso una campagna di comunicazione sulla raccolta differenziata».

Dal mensile di gennaio

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