All’Elba, le sfide dei parchi

“I parchi devono prepararsi ai cambiamenti, definire un percorso che porti ad una politica di sistema”. Così, Salvatore Sanna, vicepresidente Federparchi, ha aperto i lavori del meeting nazionale di Federparchi

Isola d'Elba

“I parchi devono prepararsi ai cambiamenti, definire un percorso che porti ad una politica di sistema”. Così, Salvatore Sanna, vicepresidente Federparchi, ha aperto i lavori del meeting nazionale di Federparchi, tenutosi ieri all’isola D’Elba. Il turismo nei Parchi genera 27 milioni di presenze turistiche l’anno, 105 mila posti di lavoro per un valore di 5,5 miliardi. Numeri importanti, che potrebbero crescere ancora. Quali sono allora le azioni da mettere in campo? Se la capacità di coniugare sviluppo e tutela resta la sfida più grande, nella pianificazione strategica è la chiave dello sviluppo. “Se il turismo nelle aree protette è ben pianificato, si offre non solo supporto alla conservazione e alla tutela della biodiversità, ma si stimola anche la conoscenza dei problemi di gestione, fornendo opportunità economiche per le comunità locali e un’alternativa allo sfruttamento delle risorse naturali”, afferma Antonio Carrara, Presidente Parco Nazionale di Abruzzo, Lazio e Molise, “è necessaria”, continua “un’integrazione dell’offerta turistica dei parchi con quella degli operatori turistici del territorio. Le nuove sfide delle aree protette risiedono nella capacità di pianificare le attività turistiche su evidenze scientifiche, di definire le priorità, di monitorare e sviluppare progetti di qualità”.

Conoscere il profilo dei visitatori dei parchi è determinante per la definizione delle azioni di marketing territoriale. Ne ha dato conferma il Parco del Gran Paradiso che, con l’utilizzo dei Big Data, è riuscito a definire aspetti di comportamento dei visitatori, difficilmente reperibili altrove, importanti per valutare l’effettiva capacità di attrazione del parco e definire nuovi piani di azione. “I Parchi devono dotarsi di nuovi strumenti”, afferma Italo Cerise, Presidente del Parco “sarebbe interssente, come Federparchi chiedere al ministero un supporto per la disponibilità dei dati”. Alle prese con lo studio e l’analisi dei dati anche il Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, qui i verificatori Europarc hanno chiesto di strutturare un’indagine per definire il profilo dei visitatori, il livello di soddisfazione, la quantificazione dei flussi. “Un’ operazione che ha consentito di definire ed orientare meglio la nostra offerta”, ha dichiarato Antonio Andrich, direttore del Parco.

Ha incantato un po’ tutti il caso della riserva naturale regionale delle Valli Cupe, modello di sviluppo turistico sostenibile, che ha ottenuto numerosi riconoscimenti ed è continuo oggetto di studio ed attenzione da parte delle amministrazioni e di tanti giovani che intendono sviluppare percorsi di valorizzazione del territorio. Lo studio del territorio, la nascita di una Cooperativa, e le mirate azioni di marketing territoriale hanno decretato il successo del progetto. E i numeri parlano chiaro, nel 2017 si registrano 49.000 presenze ( 0 nel 2002). Nascono alberghi e ristoranti. “In futuro si dovrà puntare alla valorizzazione delle produzioni artigiane e agricole, alla conservazione e alla tutela dei paesaggi. Questi ultimi costruiti nei secoli con sapienza dai nostri avi, sono espressione dell’anima del territorio, che noi dobbiamo prendere in consegna come custodi del creato per consegnarlo integro alle generazioni future”, conclude Carmine Lupia, Direttore della Riserva. Avere cura, ma anche crescere e costruire. Ecco le nuove sfide dei Parchi.