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Allarme microplastiche nell’Artiico

 

foto del mare Artico

Nell’Artico la presenza in acqua di microplastiche è di 2,4 particelle al metro cubo, e considerando che nel Mediterraneo, a Portici (Na) ce ne sono 3,56 si tratta quindi di livelli molto alti. Inoltre circa il 25% dei pesci analizzati presentano plastiche nello stomaco nella misura di una particella per organismo, un dato altrettanto allarmante. Sono le anticipazioni di un recente studio effettuato in Artico dall’Ismar, Istituto di Scienze Marine del Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche),  davanti alle coste della Groenlandia, ancora in attesa di pubblicazione, lanciate nel corso di ‘FATTI di plastica, verso nuove soluzioni sostenibili per l’ambiente’, evento organizzato dal Cnr in collaborazione con l’Ordine degli Architetti pianificatori, paesaggisti e conservatori di Roma e Provincia presso la Casa dell’Architettura – Acquario Romano, in occasione della Giornata mondiale dell’Ambiente 2018 “Beat Plastic Pollution”.
”Questi dati sono unici – specifica Francesca Garaventa, ricercatrice Ismar – sono pochi gli studi effettuati in Artico e confermano la teoria che oltre alle 5 isole oceaniche di accumulo c’è ne sia una sesta appunto localizzata in Artico”. Poi ribadisce: ”Un po’ le correnti portano l’inquinamento in Artico, un po’ lo scioglimento dei ghiacci dato dai cambiamenti climatici che stanno aprendo nuove rotte per le navi, perché passare dall’Artico fa risparmiare carburante, il giro è più breve, e questo sta portando un allarme per l’Artico”.
In merito agli interventi, la Garaventa spiega: ”La situazione italiana fa capire che l’Area marina protetta è uno strumento di protezione fondamentale per la biodiversità però non blocca un contaminate di questo tipo che si sposta con la corrente e attraverso gli organismi che lo inglobano, quindi è un problema
che è difficile arginare con i metodi che abbiamo attualmente ma che invece va arginato a terra con la prevenzione e un modo responsabile nell’uso delle plastiche”. ”Se consideriamo che un pezzo di plastica ci mette 500 anni a degradarsi, la parola d’ordine – conclude – è che alla ricerca si deve affiancare appunto una consapevolezza comune nell’uso della plastica”.

Redazionehttps://www.lanuovaecologia.it
Nata nel 1979. è la voce storica dell'informazione ambientale in Italia. Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia

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