Allarme in Valle D’Aosta: il ghiacciaio del Monte Bianco rischia il crollo

Si tratta del Planpicieux, sulle Grandes Jorasses, lungo il versante italiano. Sta per collassare una massa di circa 250mila metri cubi. Il 27 settembre Legambiente dà appuntamento per l’iniziativa Requiem per un ghiacciaio. Saranno diverse le veglie funebri nelle nostre montagne: quella più grande al ghiacciaio del Lys

Monte Bianco
 
La massa a rischio collasso è di circa 250mila metri cubi: il crollo di una parte del ghiacciaio Planpincieux, sulle Grandes Jorasses, lungo il versante italiano del massiccio del Monte Bianco, potrebbe accadere a breve.
A dare l’allarme sono state le strutture tecniche della Regione Valle d’Aosta e della Fondazione Montagna sicura, registrando un’accelerazione del movimento che ha raggiunto la velocità di 50-60 centimetri al giorno. Il comune di Courmayeur con un’ordinanza del sindaco, Stefano Miserocchi, ha disposto la chiusura della strada comunale della Val Ferret.

Il comune di Courmayeur quest’anno ha dovuto fronteggiare anche l’emergenza sul ghiacciaio Whymper, che minaccia di cadere, sempre nella zona delle Grandes Jorasses.

Per questo Legambiente, in occasione dello sciopero mondiale per il clima, questo venerdì ha organizzato anche una serie di eventi ad alta quota “Requiem per un ghiacciaio” proprio per far vedere in loco il precario stato di salute di salute dei ghiacciai e celebrare una veglia funebre. L’evento di punta sarà in Valle D’Aosta con la veglia funebre per il ghiacciaio del Lys. “Per contrastare i cambiamenti climatici – spiega Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – è fondamentale approvare al più presto un ambizioso piano di adattamento ai cambiamenti climatici che abbia tra le sue priorità i territori montani, aree oggi molto fragili ma anche culle di storie ed esperienze virtuose. Inoltre è importante che vengano eliminati del tutto i sussidi alle fonti fossili che ammontano a circa 18 miliardi e che venga rivisto il termine della riduzione di tali sussidi anticipandolo dal 2040, data prevista nella bozza di decreto clima, al 2030, una data quest’ultima fondamentale per la lotta ai cambiamenti climatici. Tale riduzione, graduale e inesorabile, non deve però penalizzare le fasce sociali più deboli o le categorie produttive maggiormente in difficoltà, piuttosto deve ricadere sulle tasche di chi in questi decenni ha fatto bilanci miliardari come ad esempio le società petrolifere,  quelle del carbone e del gas. Per questo chiediamo al Governo interventi concreti ed efficaci che mettano davvero al centro l’ambiente, dando risposte concrete ai tanti giovani che questa settimana scenderanno di nuovo nelle piazze di tutto il mondo sostenendo Greta Thunberg. E noi saremo con loro, pronti a sostenerli”.