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Al congresso di Legambiente un focus sulle imprese green

 

Catia Bastioli

In apertura dei lavori del suo XI congresso nazionale, Legambiente apre un focus sulle imprese green e sul comparto dell’economia civile. L’associazione ambientalista ricorda tutte quelle imprese agroalimentari che in Italia si riconvertono verso produzioni biologiche e di qualità, riducendo l’uso di fitofarmaci, plastica e acqua. Gli allevatori che fanno a meno di gabbie e antibiotici, puntando sul benessere animale per venire incontro alla richiesta crescente di cibo sano, equo e pulito. Chi non abbandona territori difficili ma al contrario continua a presidiarli, come le cooperative sociali di Libera Terra, che rendono di nuovo produttivi i beni confiscati alle mafie. Le aziende attive nelle aree terremotate del Centro Italia, guidate soprattutto da giovani, che Legambiente sta aiutando per favorire il percorso di rinascita economica e sociale di quei territori. E ancora chi promuove quel turismo di qualità che vede nel patrimonio ambientale, naturalistico e culturale una chiave di sviluppo locale, puntando su prodotti sostenibili e responsabili e sull’accessibilità di strutture e servizi.

In questo processo di riconversione dell’economia si aggiunge una trasformazione del sistema produttivo verso l’economia civile, liberato dal totem della massimizzazione del profitto e capace di generare benefici ambientali e sociali, di cui bisogna favorire l’accelerazione. E che sarà possibile solo costruendo relazioni e azioni comuni sia con la parte più avanzata del mondo imprenditoriale del Paese sia con la finanza etica, che sceglie di non investire nelle fonti fossili e nella produzione e commercializzazione di armi.

Oltre a politiche lungimiranti e a una strategia sociale e ambientale che tenga conto anche delle periferie e dei territori marginali, Legambiente sottolinea che per mettere in campo un serio ed efficace cambiamento ecologico, sociale ed economico servono risorse economiche e nuovi investimenti. Risorse che esistono già nel bilancio dello Stato. Basterebbe spostare gli oneri fiscali dal lavoro al prelievo di materie prime, partendo dal settore delle acque minerali e da quello delle cave, e soprattutto cancellare i sussidi, diretti e indiretti, alle fonti fossili e inquinanti, pari a quasi 19 miliardi di euro. Sussidi dannosi sotto il profilo ambientale che riguardano settori strategici come trasporti, industria ed energia e che devono trasformarsi in investimenti in innovazione a vantaggio delle imprese e delle famiglie e delle fasce più vulnerabili della popolazione.

Redazionehttps://www.lanuovaecologia.it
Nata nel 1979. è la voce storica dell'informazione ambientale in Italia. Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia

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