sabato 28 Novembre 2020

Agroecologia e consumi bio, al voto la riforma della Pac

I numeri parlano chiaro: in Italia superfici, operatori e consumi bio crescono in maniera sempre più evidente, incoronando la nostra Penisola indiscussa leader europea del settore. Nel frattempo però, in questa settimana si deve decidere se cambierà e come cambierà la Pac, la politica agricola comune. I dati dimostrano ancora una volta che nel nostro Paese l’agricoltura biologica può fare da apripista, garantendo sostenibilità ambientale, innovazione e competitività per un nuovo modo di fare agricoltura made in Italy. Anche Sana, il salone internazionale del biologico che si è tenuto nei giorni scorsi a Bologna, ha confermato il trend, indubbiamente al di sopra delle attese. Alla luce di ciò, Legambiente ricorda con forza ai decisori politici la necessità di approvare subito la legge sul biologico, ancora drammaticamente bloccata al Senato. Nell’opinione dell’associazione ambientalista, solo passando attraverso una regolamentazione legislativa del comparto si avrà la possibilità di puntare concretamente su un settore strategico per l’economia dell’intera Europa.

Stando al rapporto Ismea e ai dati Sinab (Sistema di informazione nazionale sull’agricoltura biologica), l’Italia è leader in Europa con 80 mila operatori e 2 milioni di ettari coltivati, pari al 15,8 % della superficie agricola utilizzabile nazionale. La Penisola si posiziona molto al di sopra della media Ue, che nel 2018 si attestava all’8%, e a quella dei principali Paesi produttori come Spagna (10,1%), Germania (9,07%) e Francia (8,06%). Negli ultimi dieci anni, i terreni coltivati con questo metodo sono aumentati di oltre il 75% e i consumi sono più che triplicati. Anche sul piano produttivo è il primo Paese europeo per numero di aziende agricole, segnando un incremento significativo dell’11% del consumo di prodotti bio durante il recente lockdown che ha contribuito in maniera sostanziale ad una crescita sia in termini di valore (+13,6%) che di volume (+13,1%). Rispetto al 2019, i dati Ismea – Nielsen evidenziano un dato positivo sia per i prodotti a largo consumo trasformati (in particolare nelle prime settimane dell’emergenza Covid), che per i prodotti freschi sfusi come frutta, ortaggi, ma anche latte e derivati biologici, con una crescita pari al 7,2%. Secondo i dati aggiornati al primo semestre 2020, sono stati infatti superati i 3,3 miliardi di euro, una cifra record destinata ad aumentare, considerando che non include i consumi del canale Horeca, quelli delle mense scolastiche e quelli relativi all’export. In piena pandemia si è verificato un calo delle vendite dei prodotti dell’agroalimentare, registrando allo stesso tempo un dato in controtendenza: il biologico ha continuato a crescere. Ciò dimostra ancora una volta l’inclinazione dei consumatori ad acquistare sempre più sostenibile, salubre e sicuro.  Per quanto concerne i consumi domestici, nel 2020 il 90% degli italiani ha acquistato più di tre volte un prodotto dell’agroalimentare biologico (+1,4% rispetto al 2019). Valore che sale al 97% se si considerano le famiglie che lo hanno fatto almeno una volta. A crescere sono anche le superfici e gli operatori. Da ciò si deduce che il settore biologico è un asse fondamentale attraverso il quale favorire l’innalzamento dell’asticella dell’agricoltura integrata, l’innovazione tecnologica dell’intero comparto, le filiere agricole made in Italy e l’agroecologia.

“L’Italia – ha dichiarato Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – vede nell’agricoltura e nell’agroalimentare gran parte della sua forza e del suo prestigio internazionali. Per tale ragione, deve essere in grado di sostenere questa sfida epocale, investendo nel biologico made in Italy e utilizzando le risorse del Recovery plan e della Pac per far decollare il Green Deal e rispondere con determinazione e chiarezza alla necessità di contrastare la crisi climatica. Per cogliere al meglio tutte le opportunità del biologico – ha concluso Ciafani – occorre che il Parlamento e i decisori politici si mobilitino per completare l’iter normativo di riferimento sul biologico, facendo approvare senza indugi la legge bloccata al Senato. Il testo prevede un tavolo tecnico, un piano di azione nazionale, un fondo per lo sviluppo dell’agricoltura biologica, specifici percorsi formativi e di ricerca, la nascita dei distretti biologici per coinvolgere ancor di più i territori: non possiamo più attendere. Questo dispositivo è cruciale per la transizione ecologica e determinante sia per la salute dei cittadini che per la salvaguardia degli ecosistemi e la competitività dell’economia”.

La posizione ondivaga del Governo italiano

Ieri, però, la ministra delle Politiche agricole Teresa Bellanova, è intervenuta in Consiglio dei ministri con dichiarazioni affatto in linea con uno sviluppo sostenibile dell’agroecologia come auspicato da Legambiente. Il presidente del Parlamento europeo David Sassoli ha invece anticipato a oggi pomeriggio, martedì 20 ottobre, la discussione del maxiemendamento alla Pac, prevista per mercoledì 21 ottobre, spiazzando sia le azioni programmate dai network ambientalisti, sia le contromisure attivate dagli altri gruppi (Verdi in testa) con altri emendamenti che però verranno semplicemente cancellati dal dibattito e dalle votazioni se l’emendamento verrà approvato. Unico effetto positivo di questo desolante scenario è quello di aver compattato le realtà ambientaliste, da Greenpeace a Birdlife, che hanno adesso deciso di cambiare strategia chiedendo tutti insieme che venga respinto l’intero pacchetto del regolamento formulato dalla Commissione (richiesta che in origine aveva avanzato solo Greenpeace, mentre tutti gli altri soggetti avevano ritenuto invece il testo ‘decente e migliorabile’). Si tratta a questo punto di una mossa di pura testimonianza e senza alcuna possibilità di successo, che però certifica l’abisso creatosi tra istituzioni europee e associazioni ambientaliste. Una situazione che, nei prossimi mesi e anni, finirà con il provocare una grave faglia nel rapporto tra player del settore agricolo e ambientalisti.

“Le strategie Farm to fork e Biodiversità- spiega Angelo Gentili, responsabile agricoltura di Legambiente – mirano a triplicare entro il 2020 le superfici bio e a ridurre del 50% l’uso dei pesticidi. Alla luce di ciò, ci auguriamo che attraverso la PAC che verrà approvata nei prossimi giorni non venga siglato un accordo al ribasso, favorendo il modello intensivo datato e non in linea con quanto previsto dal Green Deal. La coalizione Cambiamo Agricoltura, di cui come associazione facciamo parte, ha ben evidenziato che nella Pac in via di approvazione il ruolo dell’agroecologia dovrà essere cruciale. Il biologico rappresenta la buona agricoltura, quella capace di diminuire l’utilizzo di acqua, di contrastare la diminuzione di fertilità del suolo, di rispettare i cicli naturali e la biodiversità, di rispettare il benessere animale e ridurre i carichi emissivi, assicurando cibo sano per i consumatori. In questa ottica, come sistema Paese serve investire in azioni finalizzate allo sviluppo di questo comparto – ha concluso Gentili – per trainare l’intero sistema agroalimentare verso uno scenario che guardi veramente alla sostenibilità ambientale, alla salubrità dei prodotti, all’innovazione tecnologica e alla competitività nell’ambito dei mercati come cardini di un nuovo sviluppo, raccogliendo la sfida lanciata dall’Europa e divenendo a tutti gli effetti il Paese leader dell’agroecologia e del biologico”.

Per porre fine a un’agricoltura di carattere industriale, le associazioni chiedono: di finanziare la transizione all’agricoltura agroecologica, dedicando almeno metà del bilancio della PAC alla protezione della natura, della biodiversità e del clima; di porre fine alle sovvenzioni dannose, ciò significa sia fermare le sovvenzioni direttamente dannose, ad esempio il sostegno agli allevamenti intensivi o l’irrigazione non sostenibile, sia garantire che tutte le sovvenzioni fornite siano rispettose delle condizioni ambientali e sociali di base; di fissare obiettivi chiari e specifici nella Pac, ad esempio per la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra e la riduzione dell’uso di pesticidi, per garantire che ogni paese dell’Ue e ogni agricoltore contribuisca in modo equo ai cambiamenti necessari per affrontare le attuali crisi globali.

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Redazionehttps://www.lanuovaecologia.it
Nata nel 1979. è la voce storica dell'informazione ambientale in Italia. Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia

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