Agricoltura tascabile

Al via l’app di Orto 2.0, una realtà che porta un pezzo di terra nelle case della Capitale maggio 2019

L'immagine di un orto

Sei italiani su dieci dedicano parte del loro tempo libero a coltivare ortaggi e verdure in giardini, orti pubblici e privati. A sostenerlo è il rapporto “Contadino style”, presentato nel 2017 da Coldiretti. Un fenomeno in crescita, che potrebbe contare molti più potenziali hobby farmers, scoraggiati dalla mancanza di spazi coltivabili nel proprio quartiere o di tempo per gestirli. Un gruppo di giovani startupper ha cercato di trovare una soluzione al problema, creando a Roma la cooperativa agricola “Orto 2.0”, che offre un servizio di coltivazione biologica in grado di portare un pezzo di orto “tascabile” nelle case della Capitale.

«In cambio di un canone mensile o annuale, offriamo 50 metri quadrati di terreno, gestibili a distanza tramite un’app e una piattaforma web, disponibile al pubblico da questo mese, pur non avendo spazio, tempo e competenze», spiega Gianluca Nardo, 30 anni, uno dei sei fondatori della startup, tutti ex alunni del dipartimento di Biologia dell’università di Tor Vergata, vincitori con il loro progetto del concorso “Prepararsi al futuro” di NeXt. Il servizio di coltivazione va dalla preparazione del lotto di terra, allestito nell’orto botanico del polo universitario romano (viale Guido Carli snc), al trapianto, alla manutenzione e al raccolto, lasciato all’utente o, su richiesta, dallo stesso team di Orto 2.0.

«L’appezzamento di terra comprende otto file di impianto idrico gocciolante da 7 metri, con pacciamatura estiva (teloni in bioplastica di mais), dov’è possibile trapiantare dalle 10 alle 36 piante, a seconda della varietà scelta in base alla stagione e ai gusti personali, che possono soddisfare il fabbisogno annuo di una famiglia di 4 persone», aggiunge Lorenzo Antiboni, 23 anni.

Sementi e germogli sono selezionabili direttamente dal database del sito www.orto 2.0, dal quale è possibile controllarne la crescita attraverso una telecamera, mentre un sistema di notifiche informa sulle operazioni di semina e raccolta. «È come avere una finestra sempre aperta sul proprio orto», ribadisce Alessandro Capannini, 25 anni. Al termine del processo, è possibile scegliere se farsi inviare il raccolto a domicilio (pagando un supplemento) o ritirarlo direttamente al campo.

Al momento, 130 le postazioni disponibili per i residenti del quadrante di Roma est. Ma i ragazzi pensano in grande: replicare il modello Orto 2.0 sotto un’ottica di franchising. Prevista la stipula di accordi di alternanza scuola-lavoro con gli istituti agrari della zona e laboratori con scuole medie ed elementari. Già partiti, invece, programmi di orto-terapia per disabili in collaborazione con l’Orto botanico e le Asl di zona e per l’integrazione nel mondo del lavoro di persone svantaggiate. Come quello recentemente avviato con l’onlus Da Sud per l’inserimento di un lavoratore migrante selezionato da un Cpa nell’ambito del progetto “Circular people”.

Come funziona?

L’orto

Il servizio offre un lotto di terra di 50 metri quadrati, fornito di 8 file di impianto idrico gocciolante da 7 metri, con pacciamatura estiva, dove è possibile trapiantare dalle 10 alle 36 piante.

App e sito web

Scaricando l’app è possibile gestire il proprio orto. Sementi e germogli sono selezionabili da un database. Un sistema di notifiche aggiorna sui momenti di semina e raccolta, mentre una telecamera monitora h24 la crescita delle piante nell’orto.

Distribuzione

Al termine del processo, si potrà scegliere se ritirare i prodotti direttamente sul campo o farsi inviare il raccolto a casa, dietro il pagamento di un canone supplementare.

Articolo pubblicato su La Nuova Ecologia – Maggio 2019

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