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L’agricoltura minacciata dalla chimica

di Tino Colacillo

Un operatore utilizza erbicidi in un terreno agricolo

Una tavola imbandita con frutta, verdura e ortaggi. E residui di pesticidi. È questa l’immagine che possiamo ricavare dal nuovo rapporto “Stop pesticidi” che Legambiente pubblica dal 2007. Il dossier, realizzato con i dati delle Asl, di Arpa e degli Istituti zooprofilattici regionali, disegna un quadro dei prodotti agroalimentari e trasformati con molte criticità.

Se da un lato i campioni regolari senza residui sono il 61,4%, dall’altro quelli regolari – ma che contengono uno o più composti chimici – non scendono rispetto al passato e si attestano al 34%. Ad allarmare è l’aumento dei campioni irregolari che sono l’1,3% di quelli analizzati.

Bollino rosso su frutta e ortaggi di origine extra europea, tra i quali non mancano casi limite come un campione di un peperone proveniente dalla Cina nel quale sono stati trovati ben 25 residui. I prodotti italiani sono i meno contaminati con solo lo 0,5% di irregolarità. Ma anche nel nostro Paese ci sono delle spiacevoli eccezioni: su un campione di lattuga proveniente dal Lazio sono stati trovati fino a 8 residui. D’altronde l’inquinamento dell’acqua è un altro degli aspetti critici da considerare. Le analisi dell’Ispra rilevano infatti la presenza di composti nel 67% delle acque superficiali e nel 33,5% di quelle sotterranee. 

«Oggi il limite ai residui è calcolato solo sulle singole sostanze – spiega Daniela Sciarra, responsabile filiere agroalimentari di Legambiente e curatrice del dossier – É necessario definire un limite massimo alla presenza simultanea di più sostanze perché il possibile rischio legato alla sinergia tra queste oggi non è valutato».

A destare preoccupazione c’è poi l’utilizzo di pesticidi illegali e contraffatti. Questi ultimi, secondo uno studio della Commissione europea, rappresentano circa il 10% del mercato. Anche il caporalato è legato al problema dei pesticidi. Dalle indagini contro il lavoro in nero della squadra mobile di Ragusa, effettuate tra l’estate e l’autunno 2018 nel Comune di Vittoria, è emerso che spesso i lavoratori irregolari sono costretti a utilizzarli dentro le serre o senza adeguata protezione e informazione.

«Alla luce di questi dati – conclude Sciarra – bisogna armonizzare a livello internazionale i controlli sui punti di accesso al mercato per contrastare prodotti vietati o contraffatti provenienti da Paesi non europei. Anche a livello nazionale, infine, è necessario un approccio integrato tra la leggi e una maggiore capillarità dei controlli nelle filiere».

L’utilizzo massiccio della chimica in agricoltura non mette a rischio solo la salute dei consumatori. Chi fa uso di pesticidi, infatti, per legge deve rispettare una distanza di sicurezza solo da parchi, giardini, scuole e strutture sanitarie, ma non da abitazioni private e campi biologici. «Vivere o coltivare in modo “bio” vicino ai campi intensivi è impossibile – spiega Renato Bottiglia, promotore della petizione online “No pesticidi” – Non puoi aprire le finestre, stendere il bucato o far giocare i figli nel giardino. I prodotti biologici spesso vengono contaminati. Con la petizione, che ha raccolto oltre 30mila adesioni, chiediamo al Parlamento e al governo di inserire nel Piano di azione nazionale sull’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari una distanza di sicurezza anche per le case e i campi biologici e l’obbligo di avviso prima delle irrorazioni».

È quanto si impegnano a fare sul loro territorio i 30 Comuni italiani che aderiscono alla rete europea “Città libere dai pesticidi” lanciata da Pesticide action network Europe. L’impegno di queste città è di eliminare da subito l’uso di pesticidi in luoghi pubblici e, in prospettiva, di estendere il divieto anche nei campi vicino lale abitazioni andando, così, oltre l’attuale Piano nazionale che parla di “eliminazione” dei prodotti chimici solo in alcuni casi. Il Comune di Carmignano, nel bio-distretto agricolo del Montalbano, vieta dal 2017 il glifosato anche per uso agricolo.

E proprio su questo erbicida si riaccendono i riflettori: il Parlamento europeo, lo scorso 16 gennaio, ha approvato le raccomandazioni della Commissione Pest che chiedono maggiori controlli dopo il rinnovo all’uso del prodotto concesso a fine 2017.  «Il voto del Parlamento – spiega Maria Grazia Mammucini, portavoce della campagna Cambia la terra – conferma la necessità di avere un sistema di autorizzazione del glifosato, ma anche di tutti gli altri pesticidi, trasparente e indipendente dalle aziende».

Le proposte delle associazioni e dei cittadini sono arrivate alla Camera dei deputati grazie alla mozione presentata il 28 gennaio da Rossella Muroni, deputata di Liberi e Uguali. «La mozione oltre a chiedere una fascia di sicurezza per abitazioni e coltivazioni biologiche – spiega Rossella Muroni – propone di cambiare l’approccio all’agricoltura». L’obiettivo è aiutare la transizione a tecniche non chimiche a partire dai fondi della Pac che in Italia vanno per il 97% alle colture tradizionali. «L’agricoltura biologica – conclude la deputata – è strategica per il nostro Paese perché difende la qualità dei prodotti ed è fondamentale nella lotta ai cambiamenti climatici che danneggiano gli stessi agricoltori». Senza pesticidi, insomma, si può costruire un modello di sviluppo agricolo più sostenibile per il futuro. E mettere in tavola cibo più sicuro.

Pesticidi in cifre

61%
i campioni regolari senza residui

34%
i campioni regolari con uno o più residui

1,3%
i campioni irregolari

5%
i campioni di uova contaminati da fipronil

25
i residui trovati su un campione di peperone proveniente dalla Cina


i residui su un campione di lattuga proveniente dal Lazio

(Rapporto di Legambiente “Stop pesticidi 2019”)

Articolo tratto dal mensile La Nuova Ecologia marzo 2019

Copertina Nuova Ecologia marzo 2019

Redazionehttps://www.lanuovaecologia.it
Nata nel 1979. è la voce storica dell'informazione ambientale in Italia. Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia

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