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Agguato al presidente
del Parco dei Nebrodi

antoci

Giuseppe Antoci, presidente del Parco dei Nebrodi, è stato vittima di un agguato. Nella scorsa notte, alcuni colpi di fucile hanno colpito l’auto blindata sulla quale viaggiava con la sua scorta. A fare fuoco pare siano stati almeno due malviventi, che hanno sparato prima sui copertoni dell’auto blindata e poi verso l’abitacolo. Per fortuna la blindatura della carrozzeria ha fermato i proiettili. Il Parco dei Nebrodi è il più grande parco naturale della Sicilia. L’area protetta, nel cuore dell’isola, comprende 24 comuni: un grande polmone verde, in cui la mafia ha fatto affari d’oro coi pascoli abusivi, le macellazioni clandestine, il furto di macchinari agricoli e le frodi per ottenere finanziamenti europei. Antoci è alla guida del Parco dal 2013, dopo lunghi commissariamenti dell’ente. Appena insediato, il neo-presidente ha disposto una ricognizione delle risorse, finalizzata ad alienare i beni ritenuti non indispensabili. In seguito, ha stabilito che tutte le forniture devono essere appaltate tramite aste pubbliche. Il Parco ha poi sottoscritto un protocollo di legalità con la prefettura di Messina, per contrastare le infiltrazioni mafiose nella concessione dei terreni del Parco. «So chi mi vuole morto – ha affermato Giuseppe Antoci dopo l’agguato – sono stati i mafiosi dei Nebrodi ma anche della ‘Ndrangheta, perché il protocollo che abbiamo messo in atto qui in Sicilia sarà applicato anche in Calabria».

nebrodi

«Al presidente del Parco dei Nebrodi deve arrivare la solidarietà e il sostegno di tutti coloro che credono nella legalità – ha dichiarato Rossella Muroni, presidente nazionale di Legambiente – Tutelare il territorio e garantire il rispetto delle leggi non può essere solo l’atto di coraggio di un singolo: per affermare i diritti di tutti e il bene comune, la politica della legalità deve essere condivisa e sostenuta da tutta la comunità». L’adozione del protocollo di legalità ha permesso di revocare numerose concessioni nell’area protetta. I terreni sottratti alla mafia sono ora destinati a imprenditori locali, che li gestiscono all’insegna della legalità, della trasparenza e della tutela del territorio. «Quello che è successo dimostra quanto la mafia sia ancora forte in quel territorio e quanto siano importanti gli atti posti in essere da Antoci – ha dichiarato Gianfranco Zanna, presidente di Legambiente Sicilia – Tutta la nostra associazione gli è vicina e sosterrà, in ogni modo, il suo operato».

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