Africa low carbon

Governare la transizione verso un’economia a basse emissioni e raggiungere lo sviluppo sostenibile del continente richiedono un mix bilanciato di soluzioni innovative. Le rinnovabili sono ormai competitive, ma barriere e ostacoli ne ritardano l’applicazione

immagine di una serie di pannelli fotovoltaici da installare

di Roberto Vigotti *

L’Africa si trova a dover affrontare una molteplicità di sfide energetiche. Governare la transizione verso un’economia low carbon e raggiungere lo sviluppo sostenibile del continente richiedono un mix bilanciato di soluzioni innovative, tra cui progetti di larga scala, generazione distribuita e interventi per fortificare la rete di trasmissione. Le tecnologie rinnovabili offrono vantaggi in termini di creazione di posti di lavoro, sicurezza energetica, mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici, produzione di cibo e acqua, riduzione della povertà e creazione di imprese. La maggior parte dei Paesi africani, sia della fascia nord sia della regione subsahariana, sono dotati di notevoli risorse di energie rinnovabili, soprattutto vento e sole, e molti governi hanno definito obiettivi e piani di realizzazione consistenti per rispondere ala sempre crescente di domanda di energia elettrica. Tuttavia, riscontriamo barriere e ostacoli che ne ritardano l’applicazione, anche se le rinnovabili sono ormai competitive e, spesso, molto meno costose delle opzioni fossili.

Una delle obiezioni più frequenti che noi di Res4Med&Africa riscontriamo è che le nuove rinnovabili per loro natura intermittenti e non sempre programmabili non garantiscono la stabilità e affidabilità delle reti in cui vengono integrate. Per vincere queste obiezioni, già l’anno scorso in Algeria e a fine gennaio in Kenya, abbiamo presentato i risultati di studi dedicati alla valutazione della quantità delle rinnovabili che possono essere immesse nei sistemi esistenti e futuri, con scenari al 2020 e 2030, senza impattare sugli standard di affidabilità e di sicurezza. Per questi studi, sponsorizzati da Enel green power, ci siamo avvalsi del Cesi e del supporto di Terna. Il recente studio della rete del Kenya, presentato al ministro dell’energia e ai Ceo delle principali società di generazione, trasmissione e distribuzione nazionali e dell’autorità, ha indicato che l’immissione delle quantità di nuove rinnovabili previste dai programmi nazionali apporta benefici per il sistema in termini di maggiore affidabilità, minor consumo di combustibili fossili e riduzione dei costi di produzione e quindi a catena per fornitura di elettricità ai consumatori. Inoltre, le rinnovabili, diminuiscono le emissioni di CO2 che potrebbero essere utilizzate in futuro, se si organizzasse nel Continente un mercato delle emissioni.

Abbiamo dimostrato che i piani di sviluppo della rete di trasmissione già previsti sono sufficienti per dislocare questa nuova quantità di rinnovabili senza maggiori problemi e con un supplemento di costruzioni molto limitato. Nello scenario a più lungo termine le analisi dimostrano che si potranno aggiungere efficaci nuove rinnovabili se saranno introdotte misure di flessibilità per la gestione del sistema, in particolare l’uso di centrali flessibili per seguire il carico, una gestione ottimale del carico e in prospettiva l’uso dell’accumulo elettrico, il cui costo probabilmente si ridurrà in modo sostanziale. Un tema centrale dibattuto nella conferenza di Nairobi del 23-24 gennaio scorso è quello della scelta dei meccanismi d’incentivazione più idonei, sia delle tariffe feed attualmente in uso sia soprattutto dell’introduzione di meccanismi di aste competitive che sembrano le più idonee ad attirare un numero crescente di investitori internazionali e a ridurre in maniera drastica i costi di produzione. Sul sito sono disponibili le presentazioni del convegno e i quindici rapporti tecnico-regolatori che hanno guidato le sessioni e le raccomandazioni.

* segretario generale Res4Africa

pubblicato su Qualenergia n.1, 2018