Africa, il continente “nascosto”

Tv e giornali italiani faticano a spiegare il rapporto che lega cambiamenti climatici e flussi migratori che provengono dal continente. Il rapporto di Amref
e Osservatorio di Pavia

L'immagine di donne africane al lavoro nei campi

Un continente pronto a esplodere, epicentro dei cambiamenti climatici e di ondate migratorie incontrollate. È un’immagine distorta e farcita di stereotipi quella che la maggior parte dei media italiani trasmette delle questioni ambientali connesse all’Africa. A dirlo è il rapporto “L’Africa Mediata”, realizzato da Amref Health Africa-Italia con il contributo dell’Osservatorio di Pavia.
Lo studio, presentato a Roma lo scorso 23 ottobre e riferito ai primi sei mesi del 2019, passa al setaccio i programmi di informazione di sette reti generaliste, 80.000 notizie mandate in onda dai telegiornali, 800 notizie delle prima pagine di sei quotidiani nazionali, oltre a migliaia di post su Facebook e Twitter. A emergere è l’italocentrismo di cui difetta l’informazione nostrana. In pratica, del continente che abbiamo di fronte si parla quasi esclusivamente se le notizie riguardano nostri connazionali: vale per gli attentati di matrice jihadista, per i rapimenti o gli incidenti aerei. I fenomeni ambientali restano invece isolati nelle retrovie di palinsesti e foliazioni, anche se provocano centinaia di morti e migliaia di sfollati, come è accaduto con i cicloni che nella scorsa primavera hanno devastato il Mozambico.
Un’altra dinamica interessante rimanda ai collegamenti fra cambiamenti climatici e flussi migratori. «Una relazione che emerge poco nei media italiani, soprattutto nei telegiornali – spiega la curatrice del rapporto per l’Osservatorio di Pavia, Paola Baratta – Non si spiega, ad esempio, che i disastri ambientali sono sì causa dei flussi migratori, ma di quelli interafricani e non delle rotte che portano al Mediterraneo». È il caso di quanto sta accadendo lungo le rive del Lago Ciad, il cui prosciugamento, causato dall’installazione di 80 dighe per alimentare l’irrigazione di coltivazioni agricole intensive, ha innescato emigrazioni forzate dai villaggi rivieraschi.
In questo quadro ci sono comunque contenitori che riescono a tenere la giusta distanza rispetto all’Africa, pur non potendosi appoggiare a corrispondenze dall’estero: da Tg3 Mondo di Maria Cuffaro a Propaganda Live di Zoro, passando per i quotidiani tradizionalmente sensibili agli affari internazionali come Avvenire e il manifesto. Si tratta comunque di un bacino marginale rispetto al mare magnum della nostra informazione generalista.