Fiumi e laghi, i Paesi dell’Ue non rispettano la Direttiva Quadro Acque

Lo denuncia il report della Commissione europea. Difficilmente gli Stati membri conseguiranno entro il 2027 l’obiettivo del “buono stato ecologico” delle acque dolci ICONA recensioni La denuncia della Coalizione Living Rivers Italia: “In crisi la biodiversità delle acque dolci”

L'immagine di un fiume in Europa

Il 26 febbraio la Commissione europea ha pubblicato il quinto report sull’applicazione della Direttiva europea Acque (2000/60/CE) da parte dei Paesi membri. Il dossier prende in considerazione i Piani di gestione di bacino 2015-2021 che rappresentano lo strumento più efficace per il miglioramento degli ecosistemi acquatici e per garantire un uso plurimo sostenibile delle acque dolci europee.

Dal documento emerge una situazione a tinte fosche. Gli Stati europei difficilmente riusciranno infatti a conseguire, entro il 2027, l’obiettivo del “buono stato ecologico”, previsto dalla normativa comunitaria per i fiumi, i laghi, le zone umide, i corsi d’acqua, le acque sotterranee e le acque di transizione e costiere. Un ampio numero di Stati Membri sta continuando ad usare – e ad abusare – dei diversi tipi di deroghe consentite dalla Direttiva. Circa la metà dei corpi idrici (superficiali e sotterranei) sono in esaurimento. Ma la cosa più preoccupante è che alcuni tipi di deroghe, come quelle che consentono agli Stati membri di fissare standard più bassi o di continuare a realizzare interventi dannosi – come impianti idroelettrici, opere di difesa dalle alluvioni e per la navigazione – sono utilizzate più frequentemente che nel passato, senza alcuna vera giustificazione. Il report rileva inoltre una mancanza di fondi adeguati per attuare le misure che consentono di controllare la stessa attuazione della Direttiva.

Alla luce di tutto ciò la Commissione europea ha definito delle raccomandazioni per gli Stati Membri in cui chiede di migliorare la gestione delle acque e rileva come sia urgente un cambiamento significativo nel modo con cui i Paesi dell’Ue affrontano i principali fattori di pressione sulle acque – come l’inquinamento derivante dall’agricoltura e l’uso eccessivo della risorsa idrica – anche perché ciò limita fortemente le funzioni ecologiche del capitale naturale e dei relativi servizi ecosistemici.