Ricorsi sui bandi delle prefetture che organizzano “un’accoglienza di plastica”

Per enti e associazioni i bandi non rispettano la dignità dei richiedenti e sono insostenibili sul piano economico e professionale. Il caso di Milano, dove viene indetto l’acquisto di stoviglie in plastica monouso, contravvenendo i criteri minimi ambientali del codice appalti

Milano, l'immagine di richiedenti asilo

I nuovi bandi emanati dalle prefetture per i richiedenti asilo nel 2019 mettono nero su bianco “un’accoglienza di plastica”. E stanno diventando un caso nazionale. Non solo a Milano ma anche in altre parti d’Italia aumenta il numero di enti e associazioni del terzo settore che hanno deciso non solo di non partecipare alle gare, ma anche di fare ricorso. Una scelta forte, motivata dal fatto che i bandi, così per come sono stati formulati, non rispettano la dignità dei richiedenti asilo in quanto non consentono agli operatori professionali di sostenere e coprire i costi necessari per gestire i servizi di accoglienza in modo adeguato. Si tratta, in pratica, di una sconfessione nero su bianco di quanto scritto sulla “Carta della buona accoglienza delle persone migranti”, siglata al Viminale nel giugno del 2016 da ministero dell’Interno, Associazione nazionale comuni italiani (Anci) e Alleanza delle cooperative sociali.

A Milano la scadenza del bando era fissata per il 12 marzo. Ma ieri, mercoledì 13 marzo, l’apertura delle buste con le offerte è stata rinviata a data da destinarsi. Nel capoluogo lombardo tra le realtà che hanno presentato ricorso la Cooperativa Lotta contro l’emarginazione Onlus. «Questo bando rende impossibile la realizzazione delle modalità di accoglienza diffusa dei richiedenti asilo che sono quelle nelle quali la nostra e molte altre cooperative hanno creduto e portato avanti in tutti questi – spiega Tiziana Bianchini, responsabile dell’area immigrazione e tratta degli esseri umani della onlus – Se l’obiettivo è lavorare per un reale accompagnamento all’integrazione di queste persone lo si può fare solo nel momento in cui vengono accolte all’interno di piccole strutture e dove c’è una quota di personale numericamente e qualitativamente adeguato a seguirle. Ma nel bando delle prefetture si parla di 8 ore al giorno di presidio educativo per 50 persone. Sono ore che non basterebbero neanche per fare la custodia sociale tanto sbandierata ultimamente per garantire la sicurezza. Sostanzialmente siamo impossibilitati a partecipare al bando perché è insostenibile sul piano economico e professionale».

Nell’erogazione di questi bandi a dettare le linee guida è il Ministero degli Interni, ma le prefetture avrebbero margini di manovra per modificare i bandi in base alle esigenze dei territori di loro competenza. «Questo però non è successo in nessuno dei bandi emanati dalle prefetture – conferma Tiziana Bianchini – Si sono tutte allineate alle indicazioni del ministero degli Interni, annullando di fatto la possibilità di fare accoglienza diffusa. Ad esempio, la quota pro-capite messa a bando per le strutture abitative rispetto agli indici del borsino immobiliare dell’Agenzia delle Entrate è più bassa perché la prefettura di Milano ha mantenuto la quota indicata dal ministero».

C’è un’altra specifica del bando che stride in maniera evidente con quanto previsto nel nuovo codice degli appalti, e dunque con il rispetto dei cam (i criteri ambientali minimi). Nell’allegato bis dello schema di capitolato di appalto, relativo all’erogazione dei servizi di accoglienza e alla fornitura dei beni, si fa riferimento infatti alla “fornitura di tovaglioli di carta, piatti, bicchieri e posateria in plastica monouso”. Dunque se da una parte Unione Europea e ministero dell’Ambiente italiano puntano con decisione alla messa al bando di posate e piatti monouso di plastica, dall’altra il ministro dell’Interno li inserisce come unica scelta nei bandi.  A evidenziare la contraddizione è Silvano Falocco, direttore della Fondazione Ecosistemi. «Tali criteri ambientali minimi, non derogabili – dice Falocco – sono descritti nel decreto ministeriale del 25 luglio 2011 relativo al “Servizio di ristorazione collettiva e all’acquisto di derrate alimentari” che prevede, nel caso in cui si dovesse far ricorso ai prodotti monouso, a prodotti in plastica biodegradabile e compostabile. Inoltre l’uso della dicitura “prodotti monouso in plastica” risulta totalmente contrapposta alla politica Plastic free dell’Unione Europea, nell’ambito dei provvedimenti per l’economia circolare, e del ministro dell’Ambiente Sergio Costa».

Adesso le strade per l’accoglienza dei richiedenti asilo a Milano sono due. Se il bando della prefettura andrà deserto per migliaia di persone c’è il rischio concreto di dover far ritorno nei grandi centri collettivi entro il 30 aprile. «Oppure – aggiunge Tiziana Bianchini – il nostro ricorso può passare e ci sarebbe la possibilità di rimettere in gioco un bando che abbia dei criteri diversi e che dia la possibilità di lavorare seriamente per un percorso di reale integrazione di queste persone e per prestare veramente attenzione al territorio. Perché se i richiedenti asilo sono accompagnati da professionisti si riducono i rischi di conflitto sociale e di quei grandi agglomerati che fanno paura a tanti».