Acceleriamo sulle bonifiche

La lentezza è inaccettabile alla luce dei dati del Rapporto Sentieri che denuncia un eccesso di morti proprio nelle aree a rischio da inquinamento: 5.267 tra gli uomini e 6.725 tra le donne

L’editoriale del numero di settembre 2019 del mensile La Nuova Ecologia

foto di Loiacono.jpgL’Italia non riesce a liberarsi dai veleni che le attività industriali hanno disseminato lungo lo Stivale. Le bonifiche dei 41 siti di interesse nazionale sono letteralmente ferme al palo, come spiega Tino Colacillo nella nostra storia di copertina. Lo ripetiamo da tempo ma è inammissibile leggere sugli elenchi del ministero dell’Ambiente, a distanza di anche più di vent’anni dall’approvazione del programma nazionale di bonifica, che in ben 13 siti lo stato di avanzamento del risanamento dei terreni al 31 dicembre 2018 era allo 0%, in altri cinque all’1% e solo un’area industriale, quella della Val Basento in Basilicata, “vanta” l’88%.

Una lentezza ancora più inaccettabile alla luce dei dati del V Rapporto Sentieri, che denuncia un eccesso di morti proprio nelle aree a rischio da inquinamento: 5.267 tra gli uomini e 6.725 tra le donne. Le malattie oncologiche sono in eccesso negli ultimi cinque anni di 1.220 casi tra gli uomini e 1.425 tra le donne. Dei quasi sei milioni di abitanti residenti nei 319 comuni interessati dai Sin, i bambini sono quelli più vulnerabili. Nel primo anno di vita l’Istituto superiore di Sanità rileva un eccesso di 7.000 ricoveri, nell’età pediatrica (0-14 anni) l’eccesso sale a 22.000. Si tratta dunque di un’emergenza nazionale alla quale il Paese deve dedicare le sue migliori forze, economiche e umane.

Vive un’emergenza anche Venezia, invasa da 74 turisti per ogni residente, che diventano 370 se consideriamo il rapporto con gli abitanti del solo centro storico. Un’orda di persone che arriva nella Serenissima con ogni tipo di mezzo di trasporto: autobus, treno, auto e ovviamente le grandi navi da crociera, che inquinano e provocano danni alla laguna. Tanto che l’Unesco ha messo la città nel mirino e l’anno prossimo valuterà se inserirla nella lista nera dei siti in pericolo o riammetterla fra quelli tutelati. Nel frattempo, per fortuna, resistono altre forme di turismo, come racconta Elisa Cozzarini, rispettoso del fragile ecosistema lagunare. Da promuovere e difendere.