Abusivismo, ripristinare la legalità nell’Oasi del Simeto

Una delibera del Comune di Catania distingue le case insanabili, in gran parte lungo le spiagge, dalle 6.000 sanate, o che avrebbero potuto esserlo, realizzate dove non c’è vincolo di inedificabilità assoluta. Ora gli abbattimenti dovrebbero però essere più celeri

 

 

 

 

 

 

 

di LAURA BIFFI

Nuove demolizioni delle case abusive nella riserva naturale Oasi del Simeto, a Catania, sono in corso in questi giorni. È solo l’ultima puntata di un film che da oltre vent’anni vede in azione le ruspe per abbattere due o tre immobili per volta, a macchia di leopardo. E poi fermarsi per mesi, talvolta per anni. Un’azione di ripristino della legalità, quella portata avanti dalla procura della Repubblica e dal Comune che, a questo ritmo, prefigura tempi infiniti in un luogo dove le case illegali sono migliaia: veri e propri villaggi costruiti impunemente a ridosso della foce del fiume.

Tanti gli interventi fatti da Legambiente negli anni per segnalare con esposti e denunce – oltre alle nuove edificazioni, che dopo la nascita della riserva non si sono mai fermate forti dell’assenza di controlli – anche abusi realizzati per garantirsi un facile accesso alla spiaggia, piuttosto che la presenza di discariche di materiali edili. Per questo il sindaco di Catania, Enzo Bianco, puntualmente presente a ogni demolizione, ha annunciato un piano per mettere mano e sistemare definitivamente questa area a sud della città, dove l’urbanizzazione selvaggia ha stretto d’assedio un’area umida dal grande valore naturalistico.

Una delibera d’indirizzo che prevede la distinzione tra “case insanabili”, in gran parte nei villaggi lungo le spiagge, per cui si dovrebbe procedere a più celeri e sistematici abbattimenti, e “case sanate” (o che avrebbero potuto esserlo) dai condoni, realizzate in zona B, cioè dove non esistono vincoli di inedificabilità assoluta per incompatibilità con l’area protetta. Queste ultime, secondo le valutazioni del Comune, sarebbero circa seimila, molte delle quali abitate stabilmente ma ancora oggi sprovviste delle infrastrutture di base come strade e rete fognaria. E per dare un segnale a chi teme che possano salvarsi anche case che andrebbero demolite, l’intervento di questi giorni, a differenza di quanto avvenuto in passato, è stato deciso dall’amministrazione comunale senza che ci fosse un ordine di esecuzione da parte della procura.

Dopo decenni di anarchia, ora le cose dunque potrebbero cambiare. L’obiettivo del Comune è quello di trovare il punto di equilibrio tra l’area protetta e gli insediamenti urbanistici. Secondo Roberto De Pietro di Legambiente, se questo piano porterà a identificare tutte le case insanabili e a sveltire le attività di demolizione, tenendo nel giusto conto le priorità dell’area protetta, potrebbe anche funzionare. La riserva dell’Oasi del Simeto, istituita nel 1984 per salvaguardare la vasta aerea umida alla foce dell’omonimo fiume, si estende per 2.000 ettari tra la città e il mare, accoglie un’avifauna tra le più ricche della Sicilia ed è tappa prediletta per molte specie di uccelli in migrazione.