venerdì, Ottobre 23, 2020

A scuola si va ma a piedi o in bicicletta

street school

È ormai finita la scuola, e per qualche mese il traffico impazzito davanti alle scuole si placherà. Lo spettacolo, anche in questo anno scolastico, è stato quasi ovunque lo stesso: genitori motorizzati che pretendono di accompagnare il figlioletto più vicino possibile al portone della scuola, auto sulle piste ciclabili, sopra i marciapiedi, sulle strisce pedonali o sui parcheggi per disabili, in doppia fila e col motore acceso. Se piove la situazione peggiora ulteriormente. Lo scorso ottobre, a Brescia, il circolo di Legambiente ha impedito il parcheggio selvaggio con un flashmob di bici sulle piste ciclabili. Una protesta simile è andata in scena a Piacenza, dove gli studenti del liceo “Melchiorre Gioia”, dopo aver partecipato agli scioperi per il clima, hanno posteggiato le bici in modo da realizzare un cordone a protezione dell’area davanti scuola. E su ogni bici c’era scritto: “Noi ci stiamo provando, dateci una mano”.  
Ma molti genitori non sono ancora disposti a modificare le loro abitudini. A Bologna, a febbraio, quando i vigili hanno multato i conducenti delle auto in sosta selvaggia davanti alle scuole, una folta schiera di genitori “multati” ha minacciato ricorsi e class action. A Faenza, a ottobre, i genitori hanno addirittura organizzato una raccolta firme per togliere la neonata Ztl davanti alla scuola materna dei figli. 

Obiettivo salute 
Nonostante i consigli dei pediatri, in Italia la maggior parte dei bambini fra i 6 e gli 11 anni (il 62%) sono accompagnati a scuola in auto, solo il 27 % si reca a piedi o in bici e appena il 7% da solo (dati Epicentro). Abbiamo il tasso più basso in Europa di mobilità sostenibile e autonoma e quello più alto di bambini obesi e sovrappeso (uno su tre).  In Italia, certifica l’Istat, ogni giorno circa trenta bambini sono feriti e ogni settimana un minore muore per incidenti stradali. Secondo ricerche di Greenpeace e dei Cittadini per l’aria, davanti alle scuole i tassi di inquinamento sono molto alti: i bambini respirano biossido di azoto, polveri sottili e altri inquinanti, e questo aumenta la probabilità di asma, problemi respiratori, disturbi cognitivi e altre malattie. «Ridurre il traffico nei pressi delle scuole è un obiettivo prioritario per la salute dei bambini – spiega Elena Uga, pediatra e coordinatore Associazione culturale pediatri – La pedonalizzazione diminuisce l’inquinamento outdoor e indoor, mentre l’attività fisica quotidiana protegge da sovrappeso e obesità, e stimola l’autonomia di bambini e ragazzi». 
In tante città europee, soprattutto in Danimarca, Svezia, Svizzera, Germania, la pratica delle school streets (strade davanti alle scuole chiuse al traffico) è quasi la norma. In Francia il divieto di circolazione davanti alle scuole è stato imposto come misura emergenziale antiterrorismo ma in molti comuni è ancora vigente visti i risultati in termini sociali e ambientali. In Inghilterra, secondo un sondaggio pubblicato alcune settimane fa dal Guardian, il 63% degli insegnanti vorrebbe vietare i veicoli a motore davanti a tutte le scuole, almeno negli orari di entrata e uscita. Sulla scia delle school street in Europa, anche in Italia nascono le “strade scolastiche”. La prima città a crearle fu Bolzano, nel 2001 con l’iniziativa “Autofrei zur Schule”. Le lamentele furono numerose, ma col tempo i risvolti positivi sono stati apprezzati da tutti. A Bolzano attualmente il numero dei bambini accompagnati in auto è il più basso d’Italia, mentre quelli che raggiungono le lezioni in bici o a piedi sono 60,7%.  
Da Bolzano a Reggio Emilia. «Sono stati proprio i gruppi di genitori più sensibili a chiedere misure drastiche quali il blocco delle auto davanti alla scuola – racconta Mirko Tutino, assessore all’Ambiente del capoluogo emiliano – Da lì, studiando e confrontandoci con i tecnici del Comune di Bolzano, abbiamo creato sei “strade scolastiche”. Abbiamo anche istituito un “piazzale scolastico”, dove è vietato il parcheggio». A Castelbolognese (Ra), cittadina nella pianura padana, l’assessore Licia Tabanelli ricorda come un incubo il passato. «Auto in doppia fila, auto accese, bambini che attraversavano e rischiavano di essere investiti. Oggi l’uscita è diventato un momento di incontro, di gioco». 
Anche Rimini, Riccione e tante altre città stanno sperimentando queste chiusure con modalità colorate e partecipate. A Milano le prime strade scolastiche sono partite nel 2012, oggi sono 18, per un totale di novemila alunni interessati, vigilate da volontari e polizia locale, anche se per il futuro si studiano meccanismi di chiusura automatica o strutturale. Da pochi mesi è nata la prima strada scolastica anche in Sardegna, a Olbia (via Nanni): non solo strada chiusa al traffico, ma anche interventi di riqualificazione “a misura di bambini”: attività di animazione e monitoraggio dei livelli di inquinamento e rumore nei pressi delle scuole con il contributo e la collaborazione delle associazioni Hub.Mat e FabLab Olbia e del dipartimento di Urbanistica dell’università di Sassari.

Liberi dalle auto 
Eppure ancora tante, troppe scuole in Italia sono ostaggio delle auto e dell’inerzia degli amministratori. Per questo a marzo è partita una petizione e una campagna nazionale, a nome di Fiab, Salvaiciclisti, Bike to school, Legambiente, Famiglie senz’auto, Associazione culturale pediatri, Fondazione Marco Scarponi, Osservatorio educazione stradale Emilia Romagna, e tante altre associazioni, per chiedere al governo una norma che renda obbligatorie le aree di rispetto davanti alle scuole. 
L’appello sembra sia stato in parte accolto: il ddl del senatore Santillo (Cinque Stelle) sulla sicurezza nelle aree scolastiche ha trovato spazio nel testo base approvato dalla commissione Trasporti con le modifiche al codice della strada, e obbligherebbe i Comuni ad adottare misure di moderazione del traffico (zone 30 o Ztl) nei pressi degli edifici scolastici. Il testo dettagliato però non è ancora stato reso pubblico nel momento in cui scriviamo. Intanto le associazioni promotrici invitano a continuare a firmare la petizione “School streets” su change.org, aderendo alla mobilitazione durante la Settimana europea della mobilità sostenibile (16-22 settembre) e durante il 20 novembre (Giornata internazionale dei diritti dei bambini). Per quelle date, Comuni e scuole sono chiamate a sperimentare zone pedonali animate da giochi e feste. Per rendere più bello il suono della campanella. l

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