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A scuola, bambini o automobili?

Dalla fine dello scorso anno il Codice della Strada introduce la definizione di zone scolastiche: orari, strade e piazze in cui le auto, se possono entrare, sono tenute a velocità moderate e percorsi obbligati: cambierà l’accesso a tutte le 40 mila scuole d’Italia

La prima volta che ho sentito parlare di zone scolastiche è stato più di 30 anni fa, trovo esempi e foto di città e paesi svizzeri e del nord Europa. Si trattava di una ricerca per Legambiente, ma tutte le esperienze erano motivate da esigenze di sicurezza stradale e sanità pubblica. In un recente opuscolo del governo federale elvetico si legge la testimonianza del comandante dei vigili di una cittadina a nord di Berna: “il limite massimo di 30 km/h rappresenta uno strumento efficace per aumentare la sicurezza sul percorso strada-scuola e per invogliare i genitori a mandare i bambini da soli a scuola. Il movimento e il gioco sono importanti per i bambini che sul percorso casa-scuola possono dare libero sfogo alle loro naturali tensioni interiori. L’esperienza dimostra che in questo modo diminuiscono i comportamenti aggressivi sui piazzali delle scuole.”

In Italia si poteva istituirle anche prima, ma è solo dal 15 settembre 2020 che il codice della strada definisce la “zona scolastica” in prossimità delle scuole, dove “è garantita una particolare protezione dei pedoni e dell’ambiente, … possono essere limitate o escluse la circolazione, la sosta o la fermata di tutte o di alcune categorie di veicoli, in orari e con modalità definiti con ordinanza del sindaco”. Seguono sanzioni (da 155€ a 624€), l’eccezione per disabili e bus scolastici. Così, finalmente, almeno davanti alle scuole i bambini diventano più importanti delle automobili. Un buon proposito in un paese in cui nel terribile 2020 siamo morti in 746 mila, nati appena 404 mila bambini, ma abbiamo aumentato le automobili di ben 300 mila unità, grazie ad un miliardo di bonus auto del governo.

20% bambini sovrappeso, anche prima della DAD

Già nel 2019 avevamo un tasso di mobilità sostenibile casa-scuola tra i più bassi al mondo, secondo il report “Okkio alla Salute”, un’indagine dell’Istituto Superiore della Sanità sulle abitudini dei bambini, solo il 24% dei bambini va a scuola a piedi o in bici, con punte minime del 13% in Molise e altre regioni del sud e punte massime a Bolzano del 60%, l’unica città che si avvicina medie europee. Conseguenze? Nella “ricca” Lombardia più del 20% dei bambini è sovrappeso. E’ chissà oggi, dopo un anno di DAD e niente palestra.

A fronte di questo quadro, logico attendersi che gli uffici tecnici del Comune siano alacremente al lavoro per disegnare ed organizzare zone scolastiche attorno a tutti i plessi cittadini, per preparare il rientro a scuola in pompa magna. Soprattutto in vista del prossimo settembre, quando tutte le scuole torneranno completamente in presenza e finalmente autobus e treni si potranno riempire di studenti: per allora si dovranno organizzare divieti d’ingresso alle auto, delimitare accessi solo ciclopedonali, corsie, marciapiedi, piste. Organizzare servizi ausiliari di accompagnamento degli alunni con bus elettrici, organizzazione di pedibus o bicibus. A Milano, Brescia, Reggio Emilia, Pesaro si realizzano le prime zone scolastiche, a Parma sono una realtà in 35 delle 70 scuole. Persino a Roma il 20 aprile è partita una prima sperimentazione in 17 istituti scolastici. Ma la maggior parte dei comuni? In Italia si registrano oltre 40 mila scuole, 8.160 le principali (con dirigente scolastico): tutte dovranno avere la propria “zona”.

Andrea Poggio
Segreteria nazionale Legambiente. socio fondatore. responsabile mobilità sostenibile e stili di vita (www.viviconstile.org). Autore di Vivi con stile (2007). Viaggiare leggeri (2008). Green Life. (2007). Twitter: ap_legambiente FB: viviconstile.org

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