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A Roma il parco che non c’è

parco centocelleVenti anni e oltre 20 milioni per un parco che non c’è, o meglio, per 33 ettari sui 120 previsti. Accade a Roma, dove nel ’93, con l’arrivo della giunta Rutelli, cominciando a ragionare su un nuovo piano regolatore, si rivede il Sistema Direzionale Orientale (Sdo), ovvero, la città degli Uffici, che nel piano regolatore del 1960 andava da Pietralata all’Eur, passando per l’area del vecchio aereoporto di Centocelle, lì dove, nel lontano 1909 Wilbur Wright istruiva al volo i primi piloti Italiani. Con l’informatizzazione non c’era più bisogno di uffici pubblici elefantiaci e, quindi, l’area poteva essere destinata a parco. A maggior ragione perché con il rinvenimento di tre importanti ville romane, dal 1992 erano stati apposti i vincoli archeologico-paesaggistico e storico. E poi, un parco poteva soddisfare la cronica carenza di verde pubblico di un territorio, edificato nel ventennio che va dai ’60 ai ’70, densamente abitato.

Ma quello che poteva divenire, nelle intenzioni di chi governava la città, un parco archeologico, a parte l’area militare dell’ex aeroporto, era un patchwork di situazioni abusive o incongrue con un’area archeologica. Due campi nomadi non autorizzati, 15 autodemolitori (tre in area vincolata), un rimessaggio camper, impianti sportivi, un bar-ristorante.

Tuttavia, l’amministrazione comunale cominciò a lavorare. Una delibera del 1997 prevedeva la delocalizzazione in aree urbanisticamente più confacenti per tutti gli autodemolitori e li obbligava a realizzare impianti moderni e sostenibili dal punto di vista ambientale. «Era un modo per farli emergere dall’illegalità ci dice la senatrice Loredana De Petris, all’epoca assessore all’ambiente del Comune di Roma e alcuni sembravano disponibili» ma poi, evidentemente, prevalse il partito avverso, tant’è che oggi i rottamatori sono ancora lì.

degrado a centocelleNel 1999 viene realizzata la cancellata, che delimita i primi 33 ettari (costo 8,5 miliardi di lire) e viene sgomberato il campo rom detto Casilino 700, il più grande d’Europa. Finalmente, sembra si voglia fare sul serio, ma il problema restano le delocalizzazioni delle attività abusive di soggetti resi forti dalle protezioni politiche. E così, tutto procede lentamente per non cambiar nulla. Spendendo cospicue risorse, viene emanato un bando europeo per la progettazione e con la partecipazione dei cittadini dei quartieri limitrofi, che da anni reclamano un’area verde fruibile, viene redatto un piano particolareggiato. Dal 2006, con legge regionale, l’area diventa parco. Un parco a vocazione archeologia, un valore aggiunto, un’occasione per portare funzioni di qualità nella degradata periferia romana. Spendendo cinque milioni di euro, si realizza un primo stralcio, ma subito i vandali entrano in azione. Forse, c’è chi ha paura che il parco decolli e con esso cessino le situazioni illegali.

Nel 2009, con un intervento dal forte richiamo mediatico, sono sempre e solo i rom ad essere espulsi, stavolta quelli del Casilino ‘900. Restano le rovine e si scopre alle spalle degli autodemolitori una discarica abusiva. Una vera e propria bomba ecologica che grava sulle falde acquifere e che si somma ai probabili scarichi di olii esausti e allo stoccaggio delle batterie da parte degli autodemolitori. Ma la bonifica non si fa e su quell’area nascono subito nuove baracche. Intanto, mentre i fondi stanziati per realizzare il II stralcio di parco e riportare alla luce la Villa della Piscina vengono cassati, si moltiplicano le attività che nulla hanno a che fare con esso. Con vari atti amministrativi, di dubbia legittimità in un’area vincolata, vengono dati finanziamenti e concessi spazi. Già nel 2004, con i fondi della legge Bersani per la nascita di nuove imprese, era stato erogato un finanziamento a fondo perduto al bar ristorante, nonostante non fosse titolare neppure di un regolare contratto di affitto. Contratto che arriva, con una semplice determina dirigenziale, nel 2010 insieme all’area delle “ex scuderie cavalli”. Ufficialmente per la manutenzione ordinaria a titolo gratuito, la guardiania e l’installazione di giochi; nella pratica, è un allargamento del giardino di pertinenza dell’attività. Lo stesso anno la giunta del Municipio con due Memorie assegna altre due aree al Club Modellisti Roma e al Coordinamento dei ciclisti romani. Per i primi, la Corte dei Conti chiede ai responsabili 500mila euro. Il rimessaggio camper, di fatto, diviene anche un campeggio. Ma non basta, l’area militare dell’ex aeroporto, su cui insistono un forte e la Villa Ad duos Lauros, resta alla Difesa e, dal 2013, agli autorottamatori viene concessa un’autorizzazione provvisoria all’esercizio dell’attività, che viene rinnovata ogni 6 mesi in attesa di una soluzione.

Oggi, le Ville Romane sono sempre lì, reinterrate e i reperti recuperati giacciono in una vicina scuola, perché nessuno parla più della realizzazione di un parco archeologico con annesso un piccolo museo. Tutt’altro, quella vocazione sembra dimenticata, è pronto il II stralcio (18 ettari) “per la pratica di sport (calcio, tennis e forse arriva anche il rugby, ndr) e luogo di socializzazione ed aggregazione”, scrive il Municipio. I fondi, grazie alla battaglia della consigliera comunale Gemma Azuni, ora ci sono e «per la Villa della Piscina dice la dottoressa Patrizia Gioia della Sovrintendenza capitolina è pronto il progetto preliminare». Ma l’attenzione resta alta. «Abbiamo chiesto all’Assessore all’ambiente di non concedere ulteriori proroghe ai rottamatori in quanto sono collocati in un’area vincolata dichiara il presidente della Commissione ambiente Athos De Luca e di procedere alla loro delocalizzazione in un’apposita area in località Osteria Nuova».

Insomma, qualcosa si muove, ma siamo lontani dall’idea di portare una funzione di qualità in periferia, l’area su cui insiste la Villa delle Terme, ad esempio, non è stata neppure espropriata.

Soprattutto, siamo lontani dai 120 ettari previsti.

Adriana Sperahttps://www.lanuovaecologia.it
Laureata in scienze politiche indirizzo economico. ha lavorato all'Istat. giornalista pubblicista nel 2004 è stata tra i fondatori del settimanale online "Il foglietto della ricerca". ha ricoperto incarichi istituzionali nei quali occupata di cultura. lavoro. scuola. ambiente. politiche sociali

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