A rischio la falda idrica del Gran Sasso

In Senato la denuncia dell’Osservatorio indipendente sull’Acqua: preoccupazione per i 700mila abitanti delle province de L’Aquila, di Teramo e di Pescara rifornite dall’acquifero situato a diretto contatto con il traforo

Gran Sasso, il Parco

Nel Gran Sasso cresce la preoccupazione per i circa 700mila abitanti delle province de L’Aquila, di Teramo e di Pescara che sono rifornite dall’acquifero. Le chiusure del traforo, annunciate a partire dal 19 maggio per permettere attività di monitoraggio e verifiche tecniche, sono l’ultimo atto della delicata questione ambientale che questa mattina è stata affrontata in Senato dove si è tenuta una conferenza stampa organizzata dall’Osservatorio indipendente sull’Acqua del Gran Sasso, promosso da Wwf, Legambiente, Mountain Wilderness, ARCI, ProNatura, Cittadinanzattiva, Guardie Ambientali d’Italia insieme a Gadit, Fiab, Cai e Italia Nostra.

In primo piano ci sono i dubbi sulla sicurezza della falda idrica del Gran Sasso, un bacino di acqua a diretto contatto con le due gallerie autostradali dell’A24 Roma-Teramo (oltre 10 km ciascuna), attualmente gestita dalla Strada dei Parchi SpA, e con i laboratori sotterranei dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, realizzati dal 1969 al 1987. I mancati interventi di impermeabilizzazione delle gallerie e dei laboratori, con particolare attenzione all’attività di captazione dell’acqua distribuita nel tempo nelle tre province abruzzesi, potrebbero aver compromesso la sicurezza del sito idrico al punto da pensare alla dichiarazione dello stato di emergenza e alla nomina di un commissario straordinario governativo.

Nel corso della conferenza in Senato è stata posta in evidenza sia l’emergenza del 16 agosto 2002 – quando una fuoriuscita di trimetilbenzene durante un esperimento condotto nei Laboratori determinò la perdita della sostanza nell’acquifero e da questa nella rete di distribuzione – sia quella dell’8 e 9 maggio 2017 – quando per due giorni fu vietato il consumo di acqua in gran parte della provincia di Teramo a seguito dell’intervento della ASL che aveva evidenziato problemi nell’acqua proveniente dalle captazioni del Gran Sasso. Per il secondo caso il prossimo settembre inizierà un processo presso il Tribunale di Teramo che vede imputati i vertici della Strada dei Parchi SpA, dell’INFN e della Ruzzo Reti. I reati contestati sono l’inquinamento ambientale (art. 452 bis CP) e il getto pericoloso di cose (art. 674 CP).

L’annunciata chiusura del traforo ha prodotto, come detto, una richiesta da parte della Regione Abruzzo al Governo per la  dichiarazione di emergenza e la conseguente nomina di un commissario straordinario per la messa in sicurezza del sistema Gran Sasso; richiesta che il Ministero delle Infrastrutture dei Trasporti ha confermato di voler accogliere attraverso un emendamento al Decreto Sbloccacantieri. Già in passato la zona del Gran Sasso è stata gestita attraverso fasi di commissariamento, ma nonostante l’ingente distribuzione di fondi (oltre 80 milioni gli euro già spesi) la situazione è rimasta invariata

L’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso ribadisce che qualsiasi ipotesi di commissariamento dovrà tenere fermi alcuni aspetti quali il rispetto della normativa posta a difesa dell’ambiente e della salute umana, la definitiva messa in sicurezza del sito attraverso l’impermeabilizzazione delle gallerie e dei laboratori, la destinazione di ingenti fonti finanziarie da parte del Governo e una gestione  commissariale del piano che sia il più trasparente possibile. In ultimo l’Osservatorio chiede l’abbassamento del rischio per l’acqua e l’avvio, da subito, di azioni necessarie per rimuovere dai laboratori le sostanze pericolose che già oggi non potrebbero essere stoccate all’interno di un acquifero. La loro presenza (ad esempio circa di 1.000 tonnellate di acqua ragia e 1.292 tonnellate di trimetilbenzene) contrasta con la normativa “Seveso” (Decreto legislativo n. 105/2015) sulle strutture a rischio di incidente rilevante, come sono classificati i laboratori dell’INFN fin dal 2002, così come con la normativa a protezione degli acquiferi.