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A Napoli in marcia contro disuguaglianze, razzismo e discriminazioni

Immagine della manifestazione a Milano People Prima Le Persone

Domani, sabato 4 maggio, a Napoli alle 10.30 da piazza Mancini partirà la terza tappa della marcia ‘People – Prima le Persone’, iniziata a Milano il 2 marzo e proseguita a Trieste il 13 aprile. Per ricordare l’art. 3 della Costituzione, quello sull’uguaglianza di tutti i cittadini “senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

Un’utopia sembrerebbe oggi, se guardiamo la diffusione sempre più pervasiva di forme implicite e striscianti o esplicitamente violente di razzismo, sessismo, omofobia, o spudoratamente fasciste. Una deriva che sta cambiando la costituzione materiale del nostro Paese e che rischia di inquinare anche il resto dell’Europa, dove non mancano sponde pericolose.

Il volano e il grimaldello di questo clima pericoloso per tutti è la nuova politica contro i migranti del governo giallo-verde, una forma particolarmente odiosa in cui si traducono le politiche di disuguaglianza di questi anni.

Gli ultimi episodi di questa settimana in Friuli Venezia Giulia ne sono l’ennesima dimostrazione. Ieri l’ultima novità: la prefettura di Udine ha disposto, allo scadere delle convenzioni, il trasferimento presso la caserma Cavarzerani a Udine di 70 persone vulnerabili, finora ospitate in appartamenti e in micro comunità, a cui presto se ne aggiungeranno altre 245 provenienti da centri finora gestiti dalla Croce Rossa. È l’effetto combinato della legge 132 e della riduzione delle diarie, che impedisce qualunque reale integrazione e che, come avevamo facilmente previsto a novembre, comporta la necessità di ammassare i migranti in grandi centri bloccando l’accoglienza diffusa. La caserma in questione, prevista come hub territoriale per la prima emergenza, che già ospita 170 migranti, in pochi giorni si troverà a doverne ospitare poco meno di 500, nonostante la capienza massima sia di 320 persone!

Intanto, a pochi chilometri di distanza, a Trieste la giunta comunale, insieme al presidente della regione Fedriga, ha appoggiato la scelta di chiudere le iscrizioni alla mezza maratona del 5 maggio agli atleti africani. Exploit rientrato di corsa (e la metafora è particolarmente azzeccata) il giorno dopo, per la reazione dei media nazionali, della Fidal nonché dello sponsor. Un boomerang per gli organizzatori e i padrini politici, ma intanto il sasso è stato lanciato, si è superato un limite.

Si è rotta una diga, sotto i colpi del governo. I segnali dell’impossibilità di gestire un’accoglienza che generi integrazione vengono da tutta Italia. Fa riflettere, in tal senso, la recente dichiarazione delle Caritas del sud che si rifiutano di fare da “albergatori”.

Ripeto, sono gli effetti previsti e prevedibili della legge 132, un’escalation di cinismo elettoralistico e di disumanità (basta ricordare quanto fatto nel Mediterraneo e in Libia, non solo da questo governo!), contro cui una parte del Paese reagisce. I segnali vengono da più parti, dalla gente, dai sindaci (Napoli e Palermo in testa), dalla scuola, che si sta organizzando grazie al Tavolo Saltamuri.

Sono segnali importanti, soprattutto è importante che queste voci possano farsi sentire nella campagna elettorale europea. Perché è su questo che si gioca il futuro politico dell’Unione Europea: diritti e giustizia sociale per tutti. Perché è questo il ruolo storico che l’Europa può giocare nel mondo della globalizzazione.

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