A lezione dalle api

Da nord a sud, nei musei dedicati a questi splendidi insetti è possibile ammirare e imparare le loro abitudini. E capire perché sono indispensabili

a lezione della api

di ANNA CASSARINO

Un tipo di nomadismo che gli estimatori della natura possono compiere nella bella stagione è guidato idealmente dalle api domestiche. Sono dette “domestiche” perché vivono vicino all’uomo che provvede a certe loro necessità, ma restano autonome e solidali alla madre, da noi chiamata “regina”. Fin dall’antichità e in varie parti del mondo, gli apicoltori a tempo pieno sono stati anche nomadi sempre graditi, rendendo nomadi le api, perché i frutticoltori si avvantaggiano degli insetti che fecondano i fiori, avviando la trasformazione in frutti. Gli alberi e le altre piante da nettare aprono le corolle in periodi diversi dell’anno, cominciando dai mandorli e continuando coi meli, i ciliegi, i peschi, gli albicocchi, le robinie, i tigli, i castagni, i corbezzoli, che si trovano a latitudini e ad altitudini diverse. Nettare, polline e propoli sono ben presto accumulati a sufficienza, ma l’uomo se ne appropria, costringendo le api a lavorare ben più di quanto sarebbe naturale.
Di sera le api rientrano sempre nell’alveare e non ne escono fino a che la temperatura non raggiunge almeno i dieci gradi centigradi. Quindi basta chiudere la fessura di accesso alla casetta che ne può contenere fino a novantamila e caricarla su una barca, un mezzo terrestre oppure, come facevano alcuni fino a cinquant’anni fa, sul dorso allo stesso modo di uno zaino. Le api bottinatrici volano fino a tre chilometri di distanza dalla loro base, dopo essersi ben guardate intorno per memorizzare i punti di riferimento e la posizione del sole, di cui vedono la luce polarizzata anche col cielo nuvoloso. Se non ci sono disturbi sanno orientarsi ovunque e sanno indicare alle compagne i luoghi dove c’è la dolcezza di migliore qualità, compiendo una danza nell’aria o delle vibrazioni dentro l’alveare.
Su di loro ci sono da sapere tante cose così affascinanti che la visita dei vari musei dedicati sparsi in tutta Italia, instillerà una conoscenza graduale attraverso gli oggetti e gli ambienti necessari alla produzione del miele. In Sicilia c’è un museo a Zafferana etnea (Ct) e a Sortino (Sr), in Liguria a Calice al Cornoviglio (Sp), in Piemonte a Novi Ligure (Al), in Emilia a Poggio Torriana (Rn), in Veneto a Oderzo (Tv) e in Trentino a Renon (Bz), a Lavarone (Tn) e a Croviana (Tn). Si trovano esposti i bugni, che sono alveari primitivi ricavati a volte dai tronchi d’albero. Attraverso varie forme si arriva a quelli più evoluti, simili a casette colorate, per prelevare il miele senza danno per gli insetti. In alcuni musei è possibile seguire parzialmente la vita dentro l’arnia, grazie a una parete di vetro. Le spiegazioni dei pannelli raccontano poi la vita operosa delle api, che cominciano a lavorare subito dopo aver messo le ali, arrivando a compiere ciò che richiede maggiore esperienza e destrezza: la ricerca dei fiori da cui prelevare nettare e polline.
Ogni museo offre qualcosa di diverso e soprattutto il desiderio di conoscere questi insetti, per seguire i quali, professionisti di ogni genere hanno lasciato la carriera e sono diventati apicoltori.