A Chernobyl 33 anni dopo l’incidente nucleare c’è Speranza

Nella regione di Gomel, in Bielorussia, l’alimentazione basata su prodotti agricoli spesso contaminati rappresenta il principale fattore di rischio quotidiano. Il centro Speranza che disegna un futuro diverso per i Bambini di Chernobyl / Leggi la prima parte del reportage di ANGELO GENTILI

 

Serre Vietka Gomel

Seconda parte del reportage di Angelo Gentili
Coordinatore progetto Chernobyl Legambiente

Nelle zone più radioattive della regione di Gomel, in Bielorussia a 300-400 km da Minsk, dopo aver attraversato distese immense di boschi di Betulle e sterminati campi coltivati, i villaggi più colpiti dall’incidente di Chernobyl di 33 anni fa, sono tradizionalmente caratterizzati da case interamente di legno, dove vive una buona parte della popolazione in condizioni di estrema povertà. È evidente la forte connessione negativa tra rischio radioattivo, problematiche sociali, alcolismo legato all’abitudine diffusissima di bere vodka e disgregazione dei gruppi familiari.

L’alimentazione basata su prodotti agricoli spesso contaminati rappresenta il principale fattore di rischio quotidiano. Nei primi anni dopo la catastrofe di Chernobyl infatti, l’80 % della contaminazione era quella diretta delle polveri presenti nel terreno ed il 20 % dipendeva invece dall’alimentazione con prodotti alimentari contaminati; oggi è l’esatto contrario e la maggior parte della radioattività viene proprio dalla dieta, spesso piena zeppa di radionuclidi che minano inesorabilmente la salute sia degli adulti che soprattutto dei bambini, con un aumento significativo delle patologie tumorali. Vietka, Narovlia, Cecersch,Braghin, Buda kusceloova, sono alcune delle provincie della regione di Gomel più contaminate, dove lo scenario che troviamo è purtroppo molto simile e l’atmosfera particolarmente pesante e complessa.

La radioattività non si sente, non si vede, non si nota in modo evidente, ma tutti sanno che c’è e che è un nemico misterioso contro il quale si hanno poche armi per combattere. Vivere in aree ad alto rischio come queste, mette a dura prova lo stato di salute della popolazione residente. Ed è proprio per questo che ancora oggi medici, sindaci, insegnanti che vivono in queste aree, ricevono come sussidio uno stipendio maggiore ed anche i bambini nelle scuole hanno gratuitamente la mensa ed altri servizi dallo Stato. Ma occorre abbassare il più possibile la grave condizione di pericolo cui sono sottoposti e soprattutto fare grande attenzione alla dieta che costituisce, appunto, il maggiore fattore di rischio. Emerge, anche se con dignità, una marcata rassegnazione, tristezza ed un velo di malinconia negli occhi di chi vive in questi luoghi, dove il proprio futuro e quello dei propri figli è drammaticamente segnato ed ipotecato. 

Eppure i volti di Svetlana, Alexander, Natalia, Galina, Serghiei, esprimono con chiarezza la voglia di andare avanti, cercando di superare quella che è una delle conseguenza più grave della catastrofe nucleare, cioè la cosiddetta “sindrome di Chernobyl”: gravi problemi psicologici che sopraggiungono quando non si vede prospettiva alla condanna di vivere in zona radioattiva per sè e per i propri cari. Eppure Bisogna cercare di reagire e di andare avanti, essere volitivi ed operosi nonostante tutto.

È proprio per questo che Legambiente ha realizzato, in collaborazione con le istituzioni scolastiche locali, una rete di 10 serre diffuse nelle scuole di alcuni dei villaggi più contaminati come quelle della provincia di Buda Kuscielova, Braghin, Vietka, con un substrato di terreno non contaminato, per permettere ai bambini di nutrirsi nelle mense scolastiche di un’alimentazione priva di radionuclidi e ricca di principi nutritivi. Nelle serre ci sono pomodori, cetrioli, peperoni, insalata, un modo per potenziare il loro sistema immunitario ed abbassare il livello di rischio al quale sono inevitabilmente sottoposti. Questo permette inoltre di arricchire il sistema scolastico di un ulteriore strumento educativo, unito ad una campagna di informazione ed educazione alimentare. Bisognerebbe infatti evitare ad esempio il latte di mucche che pascolano liberamente, ma è molto difficile per l’alimentazione quotidiana di un bambino, oppure la cacciagione, i frutti di bosco e i funghi, ancora oggi con livello altissimo di radionuclidi. Gli stessi funghi presenti in grande quantità nei boschi Bielorussi e che talvolta riescono ad attraversare le frontiere e giungono fino ai mercati europei.

Nella luce degli occhi dei dirigenti scolastici e degli insegnanti, vediamo come è importante la presenza di Legambiente come punto di riferimento. Come è evidentemente significativa questa piccola goccia di solidarietà per dare un motivo di coraggio e di concreta speranza per il futuro. La stessa sensazione di speranza che tocchiamo con mano quando arriviamo al centro Nadiesda (speranza appunto in Bielorusso) a Veleika: sembra di essere in un’altra Bielorussia baciata dal sole, luminosa, capace di guardare, senza abbassare gli occhi, verso il futuro.

L’area è suggestiva, molto bella dal punto di vista naturalistico, con un lago, boschi con numerose essenze, grande ricchezza di fauna selvatica. Qui Legambiente ospita i bambini che provengono dalle zone piu contaminate dall’incidente di Chernobyl. La struttura è meravigliosa, realizzata grazie alla collaborazione con partner tedeschi, giapponesi e di molti altri paesi. Il centro è all’avanguardia dal punto di vista ambientale, alimentato al 100% da fonti rinnovabili e totalmente autosufficiente energeticamente, con un’area dedicata all’agricoltura biologica che produce cibo pulito per la mensa dei bambini, provvisto di laboratori didattici innovativi ed all’avanguardia, una grande area sportiva, giochi all’aria aperta e percorsi natura sugli alberi. Tutto questo in un’area risparmiata dalla nube radioattiva del 1986 e completamente priva di radionuclidi.

Un paradiso per i bambini che vengono ospitati e provengono dalle provincie più povere e contaminate della Bielorussia. Qui i bambini vengono controllati scrupolosamente con grande professionalità dal punto di vista medico, per evidenziare e prevenire eventuali patologie tumorali sempre più frequenti ed in inesorabile aumento. I piccoli ospiti sono chiassosi e felici, giocano, si divertono, stanno insieme in allegria e vengono educati sui principi dell’ecologia. Sono scrupolosamente seguiti anche dal punto di vista psicologico e gli vengono date indicazioni su come proteggersi dalle radiazioni con un’alimentazione meno rischiosa ed evitando comportamenti scorretti al loro ritorno a casa: proprio per affrontare con maggiore consapevolezza e strumenti concreti le problematiche legate alla radioattività. 

Un vero e proprio segnale di “speranza” rispetto al futuro per la nuova generazione di bambini che appare così meno vulnerabile ed indifesa, in un paese maledettamente compromesso e segnato dall’incubo di Chernobyl.